Między Ustami Italji a brzegiem Nervi Przypadek Kazimiery Alberti

s. 58-59

E, Marysia, ti dico che non ho mai visto una passeggiata simile. Ha costruito sugli scogli con un balcone lungo lungo, completamente riparato dal vento, aperto soltanto a sud. Un balcone che qua e là si allarga in grandi terrazze. La tecnica moderna ha superato un brillante esame. Non ha distrutto la poesia della costa. Tutta la scogliera sulla quale il balcone è sospeso pullula di esotici cactus che fioriscono densi e rosei. Gli scogli ai piedi formano i disegni che vogliono. È una passeggiata che ti piacerebbe molto! Oggi il 20 aprile, ma fa caldo come in estate. Là in basso, sugli scogli cui si scende o con comodi scalini o con sentieri tra le fitte piante, vi sono già parecchi amatori del bagno e della barca. È proprio quel giorno del quale sognammo in quella «domenica nera»! Ha gli occhi celesti ed i capelli biondo-chiaro! Una dolce pigrizia ci impone di sedere sulla panchina e non pensare a nulla ma soltanto guardare. È un’insensibilità piacevole, come dopo un’iniezione calmante.

Al di sopra di Nervi vi è Sant’Ilario. Ci sono andata con l’autobus. Ed ecco, Marysia, è proprio quel piccolo nel gran mondo. Il piccolo in alto, il gran mondo in basso. Una villa appresso all’altra, l’una sull’altra, ad anfiteatrali terrazze, piene di ulivi e pensosi cipressi. Da qui la vista è proprio quella che sognammo in quel mondo sovrappopolato di «Tigri» e di «Goliath».

Sulla terrazza della «Pensione Lillo» – ascolta come suona morbidamente – sotto un diluvio di glicini che credo tu non conosca (una delle condizioni non era quella dei fiori sconosciuti?) glicini che penzolano in grappoli enormemente lunghi e si chiamano «piangenti», il profumo è inebriante, eccitante ed i calabroni grandi, bruno-dorati, svolazzano in cerca di polline, lo sorbiscono senza nulla pagare, sfrontatamente, e «via col vento».

Da questa terrazza e dall’intero edificio di questa «Pensione Lillo» si vede da un lato l’intera ala di Portofino, dal color blù-scuro delle porcellane di Meissen, e dall’altro intera costa, fino alla «Lanterna» genovese. I gotici cipressi nobilitano ed ammansiscono tutta la sensualità di questo panorama.

Da questa «Lillo» scendo poi a piedi a Nervi, tra le ville artisticamente curate, tra i giardini a terrazzi tipicamente italiani che debbono piacere od ogni nordico, tra i glicini che impregnano l’aria di color lilla e l’immergono in aromatico fumo.
– Incenso di glicine – penso.
– E che vi sia il tango, pieno di dolcezza, ancora una volta, come avanti la guerra!…
– Ed anche il valzer inglese. – ti risposi.

Ed ecco, mia cara, tutto questo potrebbe essere qui, perché Nervi accorda in modo strano ed artistico questo «piccolo, silenzioso, romantico, floreale, tranquillo, bucolico» con l’elegante «gran mondo». E questo è il suo incanto. Perché gli altri posti o hanno quel primo senza il secondo o, peggio ancora, il secondo senza il primo.

E, se vuoi saperlo, ti ho anche trovato qui, per caso, uno quei signori che sognavi. Non ha uniforme, è elegante ed è stato generoso di complimenti verso i polacchi di buona classe, verso le nostre donne eleganti (una di queste gli scrive ancora da New York), verso la cucina polacca che è «squisita». Ed ho l’impressione che sia capace, in un «dancing», tra un tango ed un valzer inglese, di deporre alla perfezione la rosa affianco alla coppa di vino e flirtare ed anche «discutere intelligentemente» come hai domandato senza appello.

Tutto quanto sognavamo ho trovato proprio in questa strofa del vecchio valzer. Che ha conservato la distinzione del XIX secolo pur modernizzandosi. Però non nel modo della sorgente moda americana. Ha saputo conservare la giusta linea tra l’incanto di un mondo di cui son rimaste soltanto le ceneri e l’eco della canzone «Oci czarny», e la febbre della folla che preme, a caccia soltanto dei piaceri della vita.