Le peculiarità altoatesine nella narrativa italiana: il caso di Eva dorme di Francesca Melandri

Nella parte svoltasi contemporaneamente, a casa del protagonista telefonano i bambini «dal forte accento romano» (Melandri 2017: 19) che si sentono legittimati a decidere anche loro dove dovrebbero vivere i sudtirolesi, cosa che mostrano gridando: «tornatevene in Germania!» (Melandri 2017: 20). La scena fa vedere che anche nell’Italia odierna manca l’educazione su cosa sia l’Alto Adige e perché si trovi in Italia. Fa capire anche che gli stereotipi sono sempre vivi e la popolazione altoatesina viene sempre vista come un’aggiunta straniera alla terra italiana. La telefonata dei bambini meridionali che a prima vista sembra solo una cosa di poca rilevanza mostra che il problema dell’incomprensione da parte italiana è sempre vivo.

Bisogna però ammettere che nel romanzo si trova anche un altro schema di comportamento degli italiani nei confronti dell’Alto Adige. Viene attribuito soprattutto ai personaggi più recenti. Gli italiani chiedono ai sudtirolesi stessi chi si sentano: «la moglie mi guarda e, a tradimento: “Scusi se glielo chiedo ma… lei cosa si sente, più tedesca o più italiana?”» (Melandri 2017: 260). Già dall’inizio del romanzo viene spesso sottolineata l’insensatezza di tale domanda. Ma per conoscere le ragioni per cui la protagonista la ritiene così impropria il lettore deve aspettare quasi fino alle ultime pagine del libro. Intanto il quesito ritorna più volte.

A prima vista la domanda sembra garbata e cortese. Gli italiani sono capaci di ammettere i propri limiti di istruzione per quanto riguarda la specifica locale. Che cosa allora infastidisce la protagonista del romanzo? Si tratta di un’esclusione nascosta nella domanda: la possibilità di scelta molto limitata. Secondo l’opinione sottintesa di chi chiede si può solo essere o italiano o tedesco. Non ci sono identità più vincolate, non c’è spazio per la coesistenza di più influssi né per il legame con la terra. La questione rispecchia lo stesso problema che sorge parlando del censimento obbligatorio per gli abitanti della provincia.

Gli stereotipi reciproci

L’incomprensione tra i gruppi linguistici ha generato gli stereotipi reciproci italo-tirolesi. Essi permettono a ogni gruppo di rafforzare la propria diversità e di rinchiudersi in essa.

È vero che nel libro si trovano di più segni di pregiudizi e incomprensioni da parte degli italiani, ma ogni tanto vi sono pure quelli tirolesi.

Cominciando da quelli italiani, li si può dividere tra negativi e positivi. I negativi sono legati, soprattutto, alla lingua tedesca parlata dalla gente e alle associazioni che essa provoca negli italiani. Considerando la storia regionale, non sorprende che l’altro filo tematico presente negli stereotipi sia il terrorismo.

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