{"id":1485,"date":"2019-11-05T10:00:00","date_gmt":"2019-11-05T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1485"},"modified":"2021-11-10T11:15:43","modified_gmt":"2021-11-10T10:15:43","slug":"viaggio-storico-e-letterario-nella-comunita-dei-tatari-polacco-lituani-attraverso-basnie-podania-i-legendy-polskich-tatarow-di-selim-mirza-chazbijewicz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1485&lang=it","title":{"rendered":"Viaggio storico e letterario nella comunit\u00e0 dei Tatari polacco-lituani attraverso Ba\u015bnie, podania i legendy polskich Tatar\u00f3w di Selim Mirza Chazbijewicz"},"content":{"rendered":"<section class=\"kc-elm kc_row\"><div class=\"kc-row-container  kc-container\"><div class=\"kc-wrap-columns\"><div class=\"kc-elm kc_column kc_col-sm-12\"><div class=\"kc-col-container\"><div class=\"kc-elm kc-css-888782 kc_text_block\"><\/p>\n<h2><a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/it\/2019\/11\/05\/autori-nr-1-1-2019\/#aut_spina\">Sara Spina<\/a><\/h2>\n<div>\n<p>(Universit\u00e0 degli Studi di Bari Aldo Moro)<br \/>E-mail: spina.sar[at]outlook.com<br \/><a role=\"link\" href=\"https:\/\/orcid.org\/0000-0002-8823-5220\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">ORCID<\/a>: 0000-0002-8823-5220<br \/><a role=\"link\" href=\"http:\/\/doi.org\/10.31261\/FLPI.2019.01.10\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">DOI<\/a>: 10.31261\/FLPI.2019.01.10<br \/>\u201eFabrica Litterarum Polono-Italica\u201d 2019, nr 1, s. 207-219<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1hFZQp6vOLeTdAP3PHGl_rgFL1OjTPxmL\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Scarica l&#8217;articolo<\/strong><\/a><br \/><strong><a role=\"link\" href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1KBfZUPMquQh6I6JNikwNrOkLYQwJUS1J\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scarica tutto il numero <\/a><\/strong><br \/><strong>Abstract in lingua <a href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/2019\/11\/05\/abstrakty-nr-1-1-2019\/#abs_spina\">polacca<\/a>, \u00a0<a href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/en\/2019\/11\/05\/abstracts-nr-1-1-2019\/#abs_spina\">inglese<\/a><br \/><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 207<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di Polonia in Italia e altri Paesi europei di solito si pensa ad una terra caratterizzata da omogeneit\u00e0 linguistica, etnica, religiosa e culturale. Non bisogna dimenticare, per\u00f2, che il Paese, in parte favorito dalla sua posizione geografica, nel corso dei secoli \u00e8 stato un crocevia di culture diverse. Una delle minoranze etnico-religiose presenti da secoli sul territorio polacco e che ha dato un grande contributo militare, economico e culturale alla Polonia \u00e8 senza ombra di dubbio la comunit\u00e0 tatara. Basti pensare che il grande scrittore e premio Nobel per la letteratura Henryk Sienkiewicz aveva origini tatare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un viaggio storico-letterario scopriremo credenze, usi e costumi di questa minoranza ancora poco conosciuta e sempre pi\u00f9 minacciata dal processo di assimilazione. Nel Medioevo, in Occidente, i Tatari erano considerati terribili \u00abguerrieri dell\u2019inferno\u00bb, giunti dall\u2019Asia centrale e pronti a mettere a ferro e fuoco le citt\u00e0 conquistate. A lungo i Tatari e i Mongoli sono stati considerati un unico gruppo etnico. Ma chi erano realmente i Tatari? Da dove venivano? Cosa li spinse a emigrare nell\u2019Europa orientale? E soprattutto erano Turchi o Mongoli? Per rispondere a queste domande occorre fare un salto spazio-temporale per conoscere le origini di questo popolo. Il nostro viaggio ha inizio tra le steppe dell\u2019Europa orientale, tra culture apparentemente distanti dal mondo balto-slavo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Tatari erano nomadi di lingua turca che vivevano nelle steppe della Mongolia settentrionale, nei territori compresi tra il monte Burhan Haldun e il fiume Herlen. Abili guerrieri, i Tatari erano temuti dai vicini cinesi che, attraverso la Grande Muraglia, avevano creato una barriera difensiva contro di loro e i popoli limitrofi (Grousset 1996: 186\u2013189). I Tatari erano divisi in trib\u00f9, ricordiamo alcune delle pi\u00f9 note: gli \u00abOtuz Tatar\u00bb ovvero i \u00abTrenta Tatari\u00bb, i \u00abTokuz Tatar\u00bb ovvero i \u00abNove Tatari\u00bb (V\u00e1s\u00e1ry 2005: 9). Nelle fonti cinesi vengono menzionati i \u00abTatari Neri\u00bb e i \u00abTatari Bianchi\u00bb (Eberhard 1947: 259). Sull\u2019origine dell\u2019etnonimo <em>Tatari <\/em>sono state formulate diverse ipotesi: alcuni studiosi ritengono che il termine derivi dal cinese <em>Ta-ta <\/em>ovvero \u2018sporchi, barbari\u2019; secondo l\u2019ipotesi formulata dal filologo Mahmut Kasgarli la parola <em>Tatari <\/em>deriva dalla radice <em>Tat <\/em>e significa \u2018non musulmani\u2019, secondo altri storici, invece, <em>Tat-ar <\/em>significa \u2018straniero\u2019 (Kamalov 2007: 19\u201320).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Medioevo il termine <em>Tatari <\/em>\u00e8 entrato in Occidente attraverso la mediazione dell\u2019arabo e dell\u2019armeno e, come spesso accadeva all\u2019epoca i popoli non cristiani erano tutti etichettati come barbari, cos\u00ec i Tatari e i Mongoli furono considerati un unico popolo. I Tatari, in realt\u00e0, erano spesso in conflitto con i Mongoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clan di Gengis Khan aveva pi\u00f9 volte combattuto con questi abili e temibili guerrieri (Yasushi 2008: 1). Yesugei, padre di colui che in seguito sarebbe passato alla storia come Gengis Khan, decise di chiamare il figlio Temujin in onore del valoroso capo trib\u00f9 tataro da lui sconfitto (Gezici 2013: 11\u201313). La Mongolia a causa delle continue lotte tra le diverse trib\u00f9 era facile preda da parte dei popoli limitrofi e per contrastare le invasioni era, dunque, necessario unificare il territorio. Yesugei tent\u00f2 nell\u2019impresa, ma mor\u00ec prematuramente avvelenato dai Tatari (Cope 2014: 26). Fu suo figlio, il giovane Temujin, che riusc\u00ec a porre le fondamenta per l\u2019Impero Mongolo: sottomise dapprima i turchi merkiti del lago Baikal, poi sconfisse i Tatari, i Kerait e in seguito conquist\u00f2 i territori del Naiman unificando cos\u00ec le diverse trib\u00f9 della Mongolia (Burgan 2005: 22\u201328).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 208-209<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Temujin assunse l\u2019appellativo di \u00abGengis Khan\u00bb, ovvero \u00abSignore degli Oceani\u00bb e divenne il capo supremo dei Mongoli. Unificata la Mongolia, il Gran Khan con uno straordinario esercito di abili arcieri a cavallo part\u00ec alla conquista della Cina settentrionale. Dopo la presa di Pechino Gengis Khan si diresse verso Occidente, conquistando in breve periodo il regno musulmano del Khawarism, che comprendeva Persia, Afghanistan e Transoxiana. Da qui l\u2019esercito mongolo si spinse fino alla Russia sud-orientale e poi nuovamente in Cina, ma l\u2019avanzata mongola dovette arrestarsi nel 1227 in seguito alla morte di Gengis Khan. Il Signore degli Oceani aveva creato il pi\u00f9 vasto impero della storia (Behnke 2008: 40\u201357).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la morte di Gengis Khan l\u2019esercito di \u00abdiavoli a cavallo\u00bb si rimise in marcia, diventando sinonimo di barbarie e terrore in Occidente. In Europa i Mongoli erano confusi con i Tatari \u2013 l\u2019esercito mongolo era composto anche da Tatari \u2013 e, per la loro ferocia in guerra i \u00abcavalieri del male\u00bb furono, per un gioco di parole, chiamati \u00abTartari\u00bb, ovvero \u00abcreature dell\u2019Inferno\u00bb. Furono proprio le loro eccezionali doti militari a portarli in quello che ai tempi si chiamava Granducato di Lituania. Prima di arrivare a questo punto, per\u00f2, bisogna ritornare al 1227, anno della morte di Gengis Khan. Dopo la scomparsa del Signore degli Oceani i territori dell\u2019Impero mongolo furono spartiti tra i quattro figli. Essendo morto Djuci, figlio maggiore di Gengis Khan, la Siberia occidentale pass\u00f2 sotto il controllo del nipote Batu che, approfittando delle rivalit\u00e0 tra i principi russi, riusc\u00ec a far capitolare la Rus di Kiev (Marshall 1993: 147\u2013149). Batu prosegu\u00ec invadendo Polonia, Romania, Boemia ed Ungheria per poi marciare verso Vienna. Non appena Batu ricevette la notizia della morte del Khan Ogedei dovette fare marcia indietro. Al ritorno dalla Mongolia Batu decise di unificare Orda blu (i territori compresi tra il fiume Ural e i monti Carpazi) e Orda bianca (i territori che comprendevano Asia centrale e Siberia meridionale) dando origine al khanato dell\u2019Orda d\u2019oro Batu scelse come capitale la citt\u00e0 di Saraj, vicino all\u2019odierna citt\u00e0 di Volograd, importante rotta commerciale e centro artigianale (Halperin 1987: 25\u201328). I Tatari avevano avuto un ruolo fondamentale nella conquista della Rus di Kiev e ben presto la componente turco-tatara prevalse su quella mongola. Non a caso il periodo dell\u2019Orda d\u2019oro \u00e8 noto come giogo tataro. Di particolare importanza politica e religiosa fu l\u2019islamizzazione del khanato. Il primo khan a convertirsi all\u2019islam fu Berke, fratello di Batu. Berke abbracci\u00f2 la fede islamica durante un viaggio a Bukhara, in Uzbekistan. Fu con Uzbek Khan (1282\u20131341) che l\u2019islam divent\u00f2 la religione ufficiale e in quegli anni l\u2019Orda raggiunse il suo apice. La conversione all\u2019islam non fu favorita solo dai floridi rapporti commerciali e dalle relazioni diplomatiche con i Paesi musulmani, ma anche dalla massiccia presenza di musulmani nei territori del khanato (DeWeese 1994: 70\u201383).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 209-210<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto per\u00f2 la stabilit\u00e0 dell\u2019Orda cominci\u00f2 a vacillare in seguito alle guerra civili scoppiate dopo l\u2019uccisione nel 1357 di Gemi Bek, figlio di Uzbek Khan. Approfittando delle debolezze interne dell\u2019Orda il principe di Mosca cerc\u00f2 di liberarsi del giogo tataro, ma il tentativo fall\u00ec e per risposta Mosca fu saccheggiata nel 1382 (Crummey 1987: 53). Solo un secolo dopo, nel 1480, quando ormai il khanato, smembrato in tanti piccoli stati e ridotto allo stremo per le continue lotte, Mosca riusc\u00ec finalmente a liberarsi del giogo tataro. Nel 1502 la citt\u00e0 di Sarai, capitale dell\u2019Orda, fu assediata e poi distrutta dal sovrano del khanato di Crimea Mengli Girai. Il khanato dell\u2019Orda, dopo oltre due secoli, era giunto alla fine.<\/p>\n<h3>I Tatari del Granducato di Lituania<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Polonia ebbe un primo contatto con i Tatari nel 1241, quando il Paese, diviso in piccoli principati feudali, fu invaso da un esercito comandato da Batu Khan, nipote di Gengis Khan (Ar\u0131k 2010: 159). Alcuni Tatari si erano stabiliti nei territori del Granducato di Lituania gi\u00e0 a partire dal 1320. Nel 1395 il khan dell\u2019Orda Tokhtamish, dopo essere stato deposto da Tamerlano, trov\u00f2 rifugio nel Granducato di Lituania, appoggiato dal sovrano Vitoldo (Forbes Manz 1989: 72). Secondo gli <em>Annales <\/em>di Jan D\u0142ugosz la data ufficiale in cui i Tatari si stabilirono in Polonia \u00e8 da considerarsi il 1397 (Mick\u016bnait\u0117 2006: 188\u2013190).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i primi Tatari del Granducato di Lituania, chiamati in turco Lipka Tatarlar \u2013 probabilmente Lipka era il nome della Lituania in tataro \u2013 vi erano mercenari, prigionieri di guerra e persone che avevano spontaneamente lasciato i territori dell\u2019Orda a causa delle continue guerre civili. Si stima che le prime comunit\u00e0 tatare non superassero 4 000 persone (Ar\u0131k 2008: 156\u2013161). Il Granduca Vitoldo fece stabilire nella citt\u00e0 di Trakai un consistente numero di Tatari in cambio di prestazioni militari. Ai nuovi abitanti furono donate terre, garantite libert\u00e0 di culto e fu concessa loro la costruzione di moschee. I Tatari erano abili guerrieri e spesso ricoprivano le pi\u00f9 alte cariche dell\u2019esercito tanto da avere una propria unit\u00e0 militare. I Tatari inoltre erano spesso impiegati come traduttori e ambasciatori tra Polonia e Impero Ottomano. Oltre alla carriera militare e alla diplomazia i Tatari trovavano impiego come artigiani, giardinieri e al servizio dei nobili. I Tatari ebbero anche un ruolo centrale nel commercio con i Paesi dell\u2019Impero Ottomano, tra cui il khanato di Crimea.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 210<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima di tolleranza di cui questa minoranza islamica aveva goduto sin dai primi insediamenti fu turbato nella seconda met\u00e0 del XVII secolo, quando furono promulgate leggi che limitavano le libert\u00e0 religiose e i privilegi. A pagare le spese di queste leggi furono anche le donne tatare, accusate di pratiche occulte. Inoltre alla popolazione maschile fu proibito di contrarre matrimonio con donne cristiane. Negli stessi anni il Granducato, a causa delle numerose guerre, stava attraversando una crisi economica che port\u00f2 a non retribuire i soldati per tre anni. Il clima di intolleranza e il malcontento economico ebbero come conseguenza la migrazione di circa 20 000 Tatari nei territori dell\u2019Impero Ottomano. Alcuni tra i Tatari rimasti nel Granducato insorsero nella \u201cBunt Lipk\u00f3w\u201d ovvero la \u00abrivolta dei Tatari\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1672 l\u2019esercito turco espugn\u00f2 la fortezza di Kamieniec Podolski in Ucraina. Ebbe cosi inizio la guerra polacco-ottomana. Il conflitto si concluse nel 1676 con la stipulazione del trattato di Zurawno, con il quale la Sublime Porta assicurava alla Polonia un terzo dei territori dell\u2019Ucraina (R\u0105kowski 2005: 201). Ai Tatari che ritornavano nei territori del Granducato fu concessa l\u2019amnistia e la libert\u00e0 di culto (\u00c1goston, Masters 2009: 465). I Tatari, fedeli al Granducato, hanno sempre combattuto in prima linea per difendere la patria, affrontando anche eserciti musulmani. Alla fine del XVIII secolo la Confederazione polacco-lituana ebbe fine e i territori furono spartiti tra Austria, Prussia e Russia. I territori abitati dai Tatari finirono sotto il controllo di Mosca. Tra il XIX e il XX secolo i Tatari svilupparono un vivo interesse verso gli altri paesi musulmani e verso le proprie origini e traduzioni. Nacquero cos\u00ec periodici dedicati alla cultura e storia dei Tatari polacco-lituani e dell\u2019Europa orientale. Attualmente i Tatari sono concentrati prevalentemente nelle citt\u00e0 di Danzica, Bia\u0142ystok e nella provincia di Varsavia. Secondo l\u2019ultimo censimento in Polonia il numero dei Tatari ammonterebbe a circa 4\u00a0000.<\/p>\n<h3>La letteratura dei Tatari polacco-lituani<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura dei Tatari polacco-lituani \u00e8 unica nel suo genere sia per i temi trattati sia per le peculiarit\u00e0 linguistiche che la rendono una sorta di ponte tra Oriente e Occidente. I Tatari dell\u2019Orda parlavano una lingua appartenente al ceppo turco e che continuarono a parlare quando si stabilirono nel Granducato di Lituania. Con il passare del tempo, per\u00f2, in parte per i matrimoni con donne del posto, in parte perch\u00e9 tra le varie comunit\u00e0 non vi era omogeneit\u00e0 linguistica, i Tatari cominciarono pian piano a parlare le lingue delle culture ospitanti (Zayonckovski 1939: 339). Questo processo di assimilazione port\u00f2 alla fioritura di una letteratura in cui tradizione orientale e occidentale si fondevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 211-212<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Tatari scrivevano in polacco o bielorusso usando i caratteri arabi e slavizzando termini di origine turca, araba, uigur e persiana (Akiner 2009: 69\u201372). Se dal punto di vista linguistico i Tatari si assimilarono alle popolazioni locali, dal punto di vista religioso un numero consistente continu\u00f2 a seguire l\u2019Islam, mantenendo vive le proprie tradizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura dei Tatari polacco-lituani \u00e8 divisa in due generi: la letteratura popolare e la letteratura religiosa. In questo articolo ci occuperemo principalmente della letteratura popolare. Prima, per\u00f2, occorre fare una panoramica sulla letteratura religiosa. Si tratta principalmente di traduzioni e commenti del Corano, biografie dei profeti, libri di preghiere e invocazioni. In questa categoria rientrano: kitab, tafsir, khamail e tajwid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>kitab <\/em>erano dei libri religiosi scritti a mano da autori anonimi, contenenti precetti religiosi, versetti coranici, storie dei profeti e preghiere. I kitab erano scritti in polacco o bielorusso utilizzando i caratteri arabi (Radziszewska, 2009: 261\u2013263).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il termine <em>tafsir <\/em>in arabo si intende l\u2019interpretazione del Corano. Per i Tatari, invece, i tafsir erano le traduzioni in polacco del testo sacro dell\u2019Islam. Molto probabilmente tale equivoco si deve al fatto che la parola <em>t<\/em><em>\u0142<\/em><em>umaczenie <\/em>in polacco significa sia traduzione sia interpretazione. I primi tafsir furono scritti tra le fine del XVI e l\u2019inizio del XVII secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>khamail <\/em>erano dei libri contenenti scongiuri, preghiere per le varie occasioni e festivit\u00e0, l\u2019oroscopo e l\u2019interpretazione dei sogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine il <em>tajwid<\/em>, per gli arabi l\u2019arte della recitazione del Corano. I Tatari con tale termine indicavano i libri che insegnavano a leggere e pronunciare correttamente le sure del Corano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la letteratura contemporanea ricordiamo il libro pubblicato nel 2010 <em>Versi tatari, la mia eredit<\/em><em>\u00e0<\/em>, una raccolta di oltre cento poesie scritte da autori diversi, in cui il tema ricorrente \u00e8 l\u2019identit\u00e0 tatara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza ombra di dubbio il massimo esponente della letteratura tatara contemporanea \u00e8 Selim Chazbjiewicz. Di origini tatare, nacque a Danzica nel 1955. Dopo essersi laureato in lingua e letteratura polacca all\u2019Universit\u00e0 di Danzica, ha conseguito un dottorato in Lettere e Filosofia presso l\u2019Universit\u00e0 \u201cAdam Mickiewicz\u201d di Pozna\u0144. Dal 1986 al 1991 \u00e8 stato redattore del periodico quadrimestrale \u201c\u017bycie muzu\u0142ma\u0144skie\u201d (\u00abVita musulmana\u00bb) e dal 1994 al 2003 \u00e8 stato redattore del periodico \u201cRocznik Tatar\u00f3w polskich\u201d (\u00abAnnuario dei Tatari polacchi\u00bb). Nel 2002 ha conseguito il titolo di dottore in Scienze politiche conducendo un lavoro di ricerca sui Tatari di Crimea. Chazbjiewicz ha fondato con Maciej Konopacki e Stefan Mucharski L\u2019Unione dei Tatari della Repubblica Polacca di cui \u00e8 stato presidente dal 1999 al 2007. Lo scrittore \u00e8 stato anche imam della moschea di Danzica e dal 1998 al 2008 co-presidente del Consiglio dei Cattolici e Musulmani Polacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 212-213<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia dello scrittore era originaria di Vilnius dove il suo bisnonno, Ibrahim Smajkiewicz, era imam. La consapevolezza di appartenere alla minoranza tatara ha fortemente influenzato la sua produzione poetico-autobiografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore cerca di creare una letteratura tataro-polacca in cui fonde tradizione orientale e occidentale. Chazbijewicz nelle sue poesie riunisce sufismo, esistenzialismo, gnosi e psicoanalisi di Jung. Il poeta cerca il suo \u00abio\u00bb nei sogni, nei ricordi e nelle memorie (Czerwi\u0144ski 2011: 7\u20138). Le sue prime poesie sono a carattere autobiografico, rievocazioni della sua infanzia e delle tradizioni tatare tramandate dalla famiglia. Altri temi ricorrenti nella poesia di Chazbijewicz sono le steppe lontane, l\u2019eredit\u00e0 spirituale lasciata da Gengis Khan, la spiritualit\u00e0 sufi e il costante richiamo ai riti sciamanici. Chazbijewicz non \u00e8 solo un poeta, ma \u00e8 anche autore di diversi saggi sulla storia e letteratura dei Tatari polacco-lituani e di Crimea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2012 pubblica il libro <em>Ba<\/em><em>\u015b<\/em><em>nie, podania i legendy polskich Tatar<\/em><em>\u00f3<\/em><em>w <\/em>(<em>Fiabe, <\/em><em>racconti e leggende dei Tatari polacchi<\/em>), una raccolta di 21 racconti e leggende tramandati oralmente per secoli. L\u2019autore \u00e8 abile nel fondere elementi della tradizione turco-mongolica con elementi della tradizione balto-slava. Inoltre i racconti sono accompagnati da simpatiche illustrazioni realizzate dallo stesso autore. Il libro, gentilmente inviatomi da Chazbijewicz, \u00e8 stato oggetto di analisi e traduzione per la mia tesi di laurea. Il libro \u00e8 caratterizzato da un linguaggio scorrevole e lineare e presenta termini di origine araba, turca e farsi. I racconti sono caratterizzati generalmente da periodi brevi e da abbondanti descrizioni. La particolarit\u00e0 del libro \u00e8 l\u2019influenza orientale non solo dal punto di vista linguistico, ma anche stilistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chazbijewicz, come spiega nella prefazione, decide di dare ai racconti la forma della <em>maqama, <\/em>un genere di prosa rimata che fior\u00ec nel mondo arabo tra IX e XII secolo e che si diffuse anche in Andalusia (Meisami, Starkey 1998: 507\u2013508). Come \u00e8 tipico della tradizione orientale all\u2019inizio di ogni racconto il narratore riferisce di aver sentito la storia da qualcun altro, in questo caso Selim Mirza, un alter ego dell\u2019autore. L\u2019ultimo racconto si apre con una lunga catena di trasmettitori che inizia con Selim Mirza e si conclude con Ignacy Chod\u017ako, poeta polacco-lituano vissuto nell\u2019Ottocento. Lo scopo della catena dei trasmettitori \u00e8 quello di dare veridicit\u00e0 ai racconti e di viaggiare a ritroso nel tempo. Nel libro ci sono numerosi riferimenti geografici sia a citt\u00e0 dell\u2019Europa orientale sia a citt\u00e0 dell\u2019Asia centrale e del mondo islamico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda i nomi dei personaggi dei racconti Chazbijewicz utilizza sia nomi tipicamente slavi sia nomi di origine araba e turco-mongolica. Inoltre alcuni dei protagonisti dei racconti sono personaggi storici. La presenza di figure realmente esistite \u00e8 importante per l\u2019inquadramento storico del racconto. Spesso i personaggi storici fungono da sfondo, hanno un ruolo marginale, mentre il ruolo da protagonista \u00e8 affidato a personaggi di pura fantasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 213-214<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i personaggi storici polacco-lituani e del mondo slavo in genere, nelle storie compaiono nomi come quello di Krzysztof Radziwi\u0142\u0142, Stefano I di Polonia e Ivan il Terribile. Tra i personaggi storici dell\u2019Asia centrale compaiono sullo sfondo dei racconti Tamerlano e Gengis Khan. Oltre alle figure storiche e di pura fantasia alcuni racconti hanno per protagonisti i profeti del Cristianesimo e dell\u2019Islam. Spesso nei racconti dei profeti l\u2019autore attinge sia a fonti giudaico-cristiane sia a fonti islamiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <em>topos <\/em>letterario dei racconti dei Tatari polacco-lituani \u00e8 quello del viaggio verso Oriente. Altra figura spesso ricorrente nel libro \u00e8 quella dell\u2019oste, spesso connotata negativamente come nei racconti <em>Abid <\/em>e <em>Kotun di Baghdad<\/em>. Altra peculiarit\u00e0 del libro di Chazbijewicz \u00e8 l\u2019abbondante uso di termini di origine araba e turca. Il titolo originale del secondo racconto \u00e8 <em>Podanie o fa<\/em><em>\u0142<\/em><em>dzeju <\/em>che ho tradotto in italiano con <em>Racconto del mago<\/em>. Il termine <em>fa<\/em><em>\u0142<\/em><em>dzej <\/em>\u00e8 un calco del termine turco <em>falci<\/em>, letteralmente significa \u2018cartomante\u2019, \u2018indovino\u2019. Falci \u00e8 composto dal termine <em>fal<\/em>, che significa \u2018sorte\u2019, \u2018destino\u2019, e dal suffisso <em>ci <\/em>che in turco si usa per indicare la professione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro termine di derivazione turca presente nel libro \u00e8 <em>kurhan, <\/em>in italiano tradotto con <em>kurgan<\/em>, ovvero i tumuli funerari sacri delle popolazioni turco-altaiche di forma conica o semi-circolare. Chazbijewicz, inoltre fa abbondante uso di terminologia islamica. Uno dei racconti ha per protagonista un \u00abmulla\u00bb, letteralmente \u2018signore, padrone\u2019 o \u2018maestro\u2019. Presso le popolazioni tatare il termine \u00e8 entrato dal turco <em>molla <\/em>e indica il clero islamico. In un altro racconto il protagonista vede in sogno un \u00abderviscio\u00bb. La parola deriva dal <em>farsi <\/em>e significa \u2018povero\u2019, \u2018indigente\u2019. Con tale appellativo si chiamavano i sufi, asceti islamici che conducevano una vita in mistica povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla terminologia religiosa e ai calchi e prestiti linguistici presi dall\u2019arabo, dal turco e dal persiano, nel libro l\u2019autore ricorre a termini politico-militari di origine slava e germanica. Nel racconto <em>Storia del mago <\/em>Chazbijewicz usa il termine <em>knia<\/em><em>\u017a<\/em>, in italiano tradotto come <em>duca <\/em>o <em>principe<\/em>, termine che nelle lingue slave indica una persona di ceto nobile. Un altro termine che ricorre spesso nei racconti \u00e8 <em>hetman<\/em>, in italiano tradotto come <em>etmano<\/em>, titolo con il quale nell\u2019esercito del Granducato di Lituania veniva designato il grado pi\u00f9 elevato e in seguito il capo politico (Lerski 1999: 196). Ogni racconto \u00e8 ricco di riferimenti storici, religiosi e culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo ora a un\u2019analisi dettagliata di alcuni dei racconti. Il primo personaggio a comparire sulla scena, e che sar\u00e0 una costante in tutti i racconti, \u00e8 Selim Mirza, un alter ego dell\u2019autore. <em>Selim Mirza <\/em>(1877) \u00e8 un romanzo dello scrittore polacco di origini tatare Henryk Sienkiewicz. Mirza \u00e8 un titolo nobiliare di origine persiana che deriva dal termine <em>Amirzadeh <\/em>letteralmente \u2018figlio del principe, di sangue reale\u2019 (Bonnefoy 1933: 331).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 214 <\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo racconto del libro che ho tradotto come <em>Storia del lupo coraggioso<\/em>, ha per protagonista un lupo, animale presente in molte leggende e storie di diverse culture in varie parti del mondo. Il racconto \u00e8 un tipico esempio di fusione tra cultura turco-mongolica e cultura balto-slava. La storia all\u2019inizio \u00e8 ambientata nel monte Burhan Haldun, in Mongolia, monte considerato sacro da Gengis Khan. Il racconto inizia in un\u2019epoca remota, ai tempi di Tengri Khan, il \u00abSignore degli spiriti\u00bb, il \u00abDio dei cieli\u00bb. Tengri era il Dio supremo al quale i Mongoli, compreso Gengis Khan, erano soliti rivolgere le preghiere e chiedere protezione prima di una guerra. Il lupo vive tra i monti Altai, seminando terrore tra i cacciatori. Divenuto una leggenda, lentamente scompare dalla scena. Improvvisamente Chazbijewicz con un salto spazio-temporale passa dall\u2019ambientazione in Asia centrale all\u2019ambientazione nel mondo balto-slavo. Il lupo infatti ricompare ed \u00e8 protagonista del sogno di Gediminas (1275\u20131341), il primo Granduca di Lituania nonch\u00e9 fondatore della citt\u00e0 di Vilnius nel 1323. Nell\u2019ultima parte del racconto \u00e8 chiaro il riferimento alla leggenda del lupo di ferro, che presenta analogie con la lupa capitolina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Narra la leggenda che il Granduca Gediminas stava cacciando in una foresta sacra. Stancatosi si addorment\u00f2 nel bosco. In sogno gli apparve un enorme lupo di ferro che dalla sommit\u00e0 di un colle ululava molto forte. Al risveglio il duca chiese a un sacerdote di interpretare il sogno. Questi gli rispose che il lupo era stato mandato in sogno dagli dei perch\u00e9 il duca fondasse una citt\u00e0. Nacque cos\u00ec la citt\u00e0 di Vilnius (Suziedelis 1997: 136). Il lupo \u00e8, dunque, una figura importante sia nella mitologia turco-mongolica sia nella mitologia balto-slava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima parte del racconto il lupo rievoca il leggendario <em>Bozkurt<\/em>, il lupo celeste della mitologia turco-mongolica, animale sacro inviato da Tengri Khan e da cui sarebbe disceso Gengis Khan e il popolo turco (Sapolyo 1967: 54, 137). L\u2019autore fonde i due miti per creare senso di continuit\u00e0 tra i popoli turco-mongolici e i balto-slavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo racconto, <em>Storia del mago<\/em>, ha per protagonista una bellissima ragazza di nome Leila, innamorata perdutamente di un giovane principe discendente della famiglia Emir Valil-Lowczyk, una delle pi\u00f9 importanti famiglie dell\u2019aristocrazia tatara. A causa del diverso ceto sociale la ragazza non \u00e8 corrisposta. Un giorno Leila si imbatte in un mago che le promette di aiutarla a conquistare il suo amato attraverso un rituale magico. Condizione necessaria per la realizzazione dell\u2019incantesimo \u00e8 mantenere il silenzio. Proprio quando il principe stava per cedere, la ragazza sbadatamente si lascia sfuggire il nome del principe davanti a una sua amica. L\u2019incantesimo, cos\u00ec, \u00e8 annullato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giovane fanciulla si chiama Leila, nome di origine araba che letteralmente significa \u2018notte, bella come la notte\u2019. Il nome ebbe vasta popolarit\u00e0 nel mondo musulmano, soprattutto nel folklore arabo-persiano e turco grazie al celebre poema <em>Leila e majnun. <\/em>Il poema narra l\u2019impossibile storia d\u2019amore tra Qays e la bellissima Leila a causa della disapprovazione del padre della ragazza. Qays impazzisce per l\u2019impossibilit\u00e0 di coronare il suo sogno d\u2019amore e per questo viene chiamato <em>majnun <\/em>letteralmente \u2018posseduto dai Jin, pazzo\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 215-216 <\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protagonista del racconto di Chazbijewicz vive un amore infelice che la tormenta portandola quasi alla pazzia, per questo, richiamandosi alla tradizione arabo-persiana, la ragazza viene chiamata Leila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro racconto interessante \u00e8 <em>Il paggio tataro<\/em>. Il racconto \u00e8 ispirato a una leggenda tratta da una storia vera, molto popolare in Polonia. Protagonisti della storia sono Janusz Radziwi\u0142\u0142 (1579\u20131620), sua moglie Sophia Oledkovich Radziwi\u0142\u0142 (1585\u20131612) e il giovane tataro Smolski, al servizio del principe. Si racconta che la principessa e il paggio si innamorarono perdutamente. Il principe li colse in flagrante e condann\u00f2 a morte il giovane tataro. Il paggio, trovato in possesso dei gioielli e delle monete che gli aveva donato la principessa, fu accusato di furto e ucciso per annegamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principe Radziwi\u0142\u0142 nel racconto \u00e8 definito traditore perch\u00e9 aveva tradito la patria nel \u201cPotop szwedzki\u201d ovvero il \u00abDiluvio svedese\u00bb, termine con cui si intende l\u2019invasione che sub\u00ec la Confederazione polacco-lituana da parte dell\u2019Impero svedese tra il 1655 e il 1660. Poich\u00e9 Radziwi\u0142\u0142 aveva stipulato accordi con la Svezia (Gerasimova 2009: 447\u2013463) nella cultura popolare polacca il principe \u00e8 descritto come un personaggio negativo. La protagonista femminile del racconto \u00e8 Santa Sophia di Slustk (1585\u20131612), molto venerata tra gli ortodossi. Rimasta orfana in giovane et\u00e0, fu data in moglie a soli quindici anni al principe Janusz Radziwi\u0142\u0142. Sophia continu\u00f2 a seguire il credo ortodosso anche dopo le nozze e la santa \u00e8 considerata dai fedeli simbolo di devozione e generosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Tatari, come gi\u00e0 detto, erano musulmani e per questo spesso nei loro racconti e leggende si parla dei precetti dell\u2019Islam. Uno dei racconti che ha per protagonista un giovane musulmano \u00e8 Abid. Il ragazzo un giorno si reca in un osteria dove a servirlo trova una donna. La locandiera costringe il giovane a bere l\u2019alcol. Ubriacatosi Abid abusa della donna e in seguito uccide il figlio dell\u2019oste. Il racconto spiega dunque il motivo per cui un buon musulmano dovrebbe astenersi dall\u2019alcol. La storia di Abid e degli effetti negativi dell\u2019alcol ci riporta a una leggenda sul Profeta Muhammad diffusa in Occidente nel Medioevo. Secondo la leggenda, il Profeta dell\u2019Islam, dopo essersi ubriacato, uccise il monaco Buhira. Resosi conto delle gravi conseguenze a cui poteva portare l\u2019alcol, il Profeta proib\u00ec alla comunit\u00e0 musulmana l\u2019uso di tali bevande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludiamo con un racconto che ha per protagonista il Profeta Abramo. La storia \u00e8 di particolare interesse per i riferimenti storico-religiosi che attingono a fonti cristiane e musulmane. All\u2019inizio del racconto l\u2019autore menziona il re Nimrod. Il Profeta Abramo nacque infatti durante il suo regno ed \u00e8 considerato il primo patriarca per Ebrei, Cristiani e Musulmani, nonch\u00e9 il primo monoteista. Secondo il <em>Corano <\/em>\u00abAbramo non era n\u00e9 giudeo, n\u00e9 nazareno, ma puro credente e musulmano.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 216-217<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il <em>Corano <\/em>\u00abAbramo non era n\u00e9 giudeo, n\u00e9 nazareno, ma puro credente e musulmano. E non era uno degli associatori\u00bb (<em>Corano <\/em>3:67). Abramo \u00e8 considerato dai musulmani il primo costruttore della kaaba alla Mecca. Figlio di uno scultore di idoli, da bambino fu nascosto in una grotta che si trova a Sanliurfa, a Sud-est della Turchia, per scampare al massacro di bambini ordinato dal re Nimrod.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel racconto l\u2019autore ripercorre la vita del Profeta dalla sua nascita fino alla descrizione del miracolo grazie al quale Abramo, condannato a morte dal re, riusc\u00ec a salvarsi dalle fiamme per volere di Dio. L\u2019episodio a cui si riferisce Chazbijewicz \u00e8 narrato nel Corano. Abramo fu gettato in una pira per volere del re Nimrod, ma fu salvato da Dio che, facendo comparire una sorgente d\u2019acqua, spense le fiamme. Si conclude qui la prima parte del nostro viaggio verso le leggende e i racconti dei Tatari polacco-lituani.<\/p>\n<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>\u00c1goston G\u00e1bor, Masters Bruce (2009): <em>Encyclopedia of the Ottoman Empire<\/em>. New York.<\/li>\n<li>Akiner Shirin (2009): <em>Religious Language of a Belarusian Tatar Kitab. A Cultural Monument of Islam in Europe<\/em>. 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Una delle<br \/>\nminoranze etnico-religiose presenti da secoli sul territorio polacco e che ha dato<br \/>\nun grande contributo militare, economico e culturale alla Polonia \u00e8 senza ombra<br \/>\ndi dubbio la comunit\u00e0 tatara. 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