{"id":1497,"date":"2019-11-05T10:00:00","date_gmt":"2019-11-05T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1497"},"modified":"2021-11-10T11:13:39","modified_gmt":"2021-11-10T10:13:39","slug":"le-peculiarita-altoatesine-nella-narrativa-italiana-il-caso-di-eva-dorme-di-francesca-melandri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1497&lang=it","title":{"rendered":"Le peculiarit\u00e0 altoatesine nella narrativa italiana: il caso di Eva dorme di Francesca Melandri"},"content":{"rendered":"<section class=\"kc-elm kc-css-760331 kc_row\"><div class=\"kc-row-container  kc-container\"><div class=\"kc-wrap-columns\"><div class=\"kc-elm kc-css-848567 kc_column kc_col-sm-12\"><div class=\"kc-col-container\"><div class=\"kc-elm kc-css-319639 kc_text_block\"><\/p>\n<h2><a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/it\/2019\/11\/05\/autori-nr-1-1-2019\/#aut_kaminska\">Giulia Kami\u0144ska Di Giannantonio<\/a><\/h2>\n<div>\n<p>(Uniwersytet \u015al\u0105ski w Katowicach)<br \/>E-mail: giulia.kaminska[at]onet.eu<br \/><a role=\"link\" href=\"http:\/\/orcid.org\/0000-0002-9651-8351\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">ORCID<\/a>: 0000-0002-9651-8351<br \/><a role=\"link\" href=\"http:\/\/doi.org\/10.31261\/FLPI.2019.01.09\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">DOI<\/a>: 10.31261\/FLPI.2019.01.09<br \/>\u201eFabrica Litterarum Polono-Italica\u201d 2019, nr 1, s. 187-205<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a role=\"link\" href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1AHEbdnjPR_fXZNR33Bh_TD2Dn5azxwAT\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Scarica l\u2019articolo<\/strong><\/a><br \/><strong><a role=\"link\" href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1KBfZUPMquQh6I6JNikwNrOkLYQwJUS1J\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scarica tutto il numero <\/a><\/strong><br \/><strong>Abstract in lingua <a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/2019\/11\/05\/abstrakty-nr-1-1-2019\/#abs_kaminska\">polacca<\/a>, <a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/en\/2019\/11\/05\/abstracts-nr-1-1-2019\/#abs_kaminska\">inglese<\/a><br \/><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 187<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Alto Adige \u00e8 una delle province meno conosciute d\u2019Italia. Un piccolo microcosmo situato all\u2019estremo lato settentrionale dello Stato che non \u00e8 molto presente nella riflessione letteraria o culturale riguardante l\u2019Appennino. Una delle prove pi\u00f9 note che cerca di colmare questo vuoto nell\u2019ambito editoriale e letterario italiano degli ultimi anni \u00e8 il romanzo <em>Eva dorme <\/em>di Francesca Melandri. Il libro pubblicato da Mondadori nel 2011 ha avuto un grande successo in Italia. Peraltro \u00e8 il primo romanzo sulla tematica altoatesina indirizzato ad un pubblico cos\u00ec vasto, in grado di oltrepassare il cerchio letterario locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Eva dorme <\/em>\u00e8 un romanzo che tratta della storia altoatesina attraverso il racconto della vita di due donne: Gerda e Eva, madre e figlia, immerse nella complicata specificit\u00e0 locale. La questione regionale non \u00e8 l\u2019unico tema del libro, ma \u00e8 quello su cui ci soffermeremo nel presente articolo.<\/p>\n<h3><strong><a name=\"przyp_1\"><\/a>Geografia, storia e politica dell\u2019Alto Adige<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di cominciare la riflessione sugli aspetti letterari \u00e8 opportuno riportare qualche informazione generale: cos\u2019\u00e8 esattamente l\u2019Alto Adige, dove si trova, qual era la sua storia, com\u2019\u00e8 il suo status politico attuale e in che modo esso influisce sulla vita quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome \u2018Alto Adige\u2019 \u00e8 quello pi\u00f9 utilizzato per denominare la terra di cui si tratta nel presente testo. Tuttavia il suo nome ufficiale \u00e8 <em>La Provincia Autonoma <\/em><em>di Bolzano-Alto Adige <\/em>(chiamata in tedesco <em>Autonome Provinz Bozen-S\u00fcdtirol <\/em>e in ladino <em>Provinzia Autonoma de Balsan\/Bulsan<\/em>) e insieme con <em>La Provincia Autonoma <\/em><em>di Trento <\/em>(nota come Trentino) costituiscono la regione denominata <em>Trentino-Alto <\/em><em>Adige\/S\u00fcdtirol<\/em><a href=\"#przyp_1.1\">[1]<\/a>. Le province sono situate nell\u2019Italia settentrionale, a sud del passo del Brennero (Blanco 2006: 121).<\/p>\n<h3><strong>La storia<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trattando (anche se soltanto in modo sommario) un tema cos\u00ec complesso come la storia della regione, bisogna ricordare che la storiografia dell\u2019Alto Adige\/ S\u00fcdtirol viene spesso usata per diversi scopi ideologici. Per questo motivo, come ammette Luigi Blanco, non esiste una vera e propria storiografia regionale. Quella esistente \u00e8 la storiografia utilizzata dai gruppi linguistici per sostenere, difendere e rafforzare il proprio profilo identitario (Blanco 2006: 139).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 188-189<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\">\u00a0<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_1.1\"><\/a><a href=\"#przyp_1\">[1] <\/a>Le due province sono le uniche due ad essere autonome in Italia. Invece altre aree amministrative a statuto speciale sono sempre le regioni, quattro in Italia: Sicilia, Sardegna, Valle d\u2019Aosta e Friuli-Venezia Giulia.<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente paragrafo ha come unico obiettivo quello di indicare nel modo pi\u00f9 oggettivo possibile i momenti pi\u00f9 significativi della storia regionale, indispensabili per capire la seguente analisi letteraria, senza per\u00f2 entrare troppo nei dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino alla met\u00e0 del XIV secolo l\u2019Alto Adige \u00e8 parte integrante della sovrana contea del Tirolo. Nel 1363 quest\u2019ultima viene ceduta da Margareta Maultasch a Rodolfo IV d\u2019Asburgo e cos\u00ec entra a far parte dell\u2019Impero Asburgico (Hempel 2008: 9), fino all\u2019inizio del XX secolo (quasi ininterrottamente). Il territorio dell\u2019attuale Alto Adige \u00e8 concesso all\u2019Italia in cambio dell\u2019entrata in guerra, in seguito al trattato segreto stipulato nel 1915. Dopo la fine della prima guerra mondiale, nel 1919, il \u00abPaese di cultura alpina e di lingua tedesca [\u2026] viene diviso in due parti in seguito al trattato di Saint-Germain[-en-Laye]\u00bb (Vassalli 2015: 24) che conferma l\u2019annessione dell\u2019Alto Adige all\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo l\u2019annessione all\u2019Italia, comincia il periodo di intensa snazionalizzazione e italianizzazione contro la popolazione tirolese e ladina. A capo di tale processo di obbligatoria assimilazione culturale e linguistica delle minoranze nelle ex-terre dell\u2019Impero Asburgico (Sternalski 2013: 51) c\u2019\u00e8 Ettore Tolomei: \u201cil profeta e l\u2019ideologo del fascismo tra il Brennero e Trento\u201d (Vassalli 2015: 20), definito da Vassalli, come il personaggio \u00abal quale si deve l\u2019\u201cinvenzione\u201d dell\u2019Alto Adige\u00bb (Blanco 2006: 131). Dal 1918 \u00e8 convocato a dirigere il Commissariato alla Lingua e alla Cultura per l\u2019Alto Adige a Bolzano; successivamente nel 1923 proclama il manifesto nazionalista intitolato <em>Provvedimenti per l\u2019Alto Adige <\/em>in cui formula i principi di italianizzazione, tra i quali il divieto dell\u2019uso del nome \u2018Tirol\u2019 sostituito dal nome \u2018Alto Adige\u2019 (Sternalski 2013: 53). Altri provvedimenti che portano alla snazionalizzazione del Tirolo del Sud erano:<br \/>\u2013\u2013 italianizzazione della toponomastica e dei nomi e cognomi tedeschi;<br \/>\u2013\u2013 divieto di insegnamento in tedesco; la sola lingua ammessa a scuola era l\u2019italiano (tale situazione ha provocato la nascita di <em>Katakombenschulen<\/em>, le scuole clandestine esistite fino al 1943);<br \/>\u2013\u2013 inclusione delle terre del Tirolo del Sud nella provincia di maggioranza italiana del Trento;<br \/>\u2013\u2013 ampliamento delle linee ferroviarie che collegavano l\u2019Italia (Sternalski 2013: 53\u201354).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1939, in virt\u00f9 dell\u2019accordo tra Italia e Germania, viene introdotto il sistema chiamato Opzioni (Blanco 2006: 132) che impone ai sudtirolesi e ai ladini un\u2019alternativa dolorosa. Possono scegliere tra la cittadinanza tedesca, la quale implica il trasferimento obbligatorio nella Germania nazista, oppure quella italiana che avrebbe permesso loro di rimanere nella propria terra, rinunciando cos\u00ec ad essere riconosciuti come una minoranza e imponendo loro l\u2019obbligo di piena italianizza zione. Di conseguenza coloro che optano per la Germania vengono chiamati nazisti, invece quelli che decidono di rimanere in Italia sono accusati di tradimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 189-190<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa situazione difficile, quasi drammatica, \u00e8 riportata nel romanzo di Francesca Melandri:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] l\u2019alternativa non veniva posta tra il restare o il partire, bens\u00ec tra il dichiararsi <em>Walsch <\/em>oppure <em>Daitsch<\/em>: italiani o tedeschi. Non si poteva restare tedeschi su suolo italiano [\u2026]. Restare [\u2026] era inequivocabile segno di tradimento, insubordinazione contro la causa nazionalsocialista, vilt\u00e0 (Melandri 2017: 32).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le stime l\u201980\u201390% degli autoctoni si dichiara favorevole all\u2019emigrazione. Tuttavia le Opzioni vengono interrotte dallo scoppio della guerra (Sternalski 2013: 57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1943, con la capitolazione dell\u2019Italia, l\u2019Alto Adige viene annesso al Terzo Reich; ci\u00f2 permette ai tirolesi emigrati, dopo aver scelto l\u2019opzione tedesca, di tornare nella propria terra e agli altri impedisce la partenza l\u2019opzione prescelta per le ragioni politiche, ma emotivamente non voluta. Bisogna ricordare che da unaparte tale situazione \u00e8 per i sudtirolesi fino ad allora non partiti la liberazione dal fascismo, dall\u2019altra per\u00f2 significa immersione nel nazismo. Inoltre, coloro che si sono trasferiti in Germania, ritornando a casa, si ritrovano le proprie abitazioni occupate (dagli italiani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la seconda guerra mondiale, si ripresenta il problema riguardante il Paese a cui sarebbe dovuto appartenere l\u2019Alto Adige. L\u2019accordo De Gasperi-Gruber (che prende il nome dal ministro italiano Alcide De Gasperi e dal ministro austriaco Karl Gruber, stipulato a Parigi il 5 settembre 1946) annette la regione al territorio italiano, seppur obbligando gli italiani ad assicurare i diritti degli abitanti germanofoni (Marcantoni, Postal 2014: 20), l\u2019accordo \u00abcostituir\u00e0 la base dell\u2019autonomia sudtirolese e dei suoi successivi sviluppi\u00bb (Blanco 2006: 133).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo statuto di autonomia del 1948, valido per entrambe le provincie, non \u00e8 stato pienamente rispettato. Ci\u00f2 d\u00e0 vita a delle proteste, tra le quali la pi\u00f9 grande e pi\u00f9 importante ha luogo a Castel Firmiano il 17 novembre 1957 guidata da Silvius Magnago, con il motto: <em>Los von Trient! <\/em>[Via da Trento!]. I partecipanti richiedono \u00abun\u2019autonomia provinciale non legata a un\u2019altra provincia di lingua italiana, come quella di Trento\u00bb (Melandri 2017: 53) e i pi\u00f9 radicali addirittura un\u2019autonomia da Roma (<em>Los von Rom! <\/em>[Via da Roma!]) (Melandri 2017: 53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1956 viene fondato il BAS (Befreiungsausschuss Sudtirol, letteralmente: Comitato per la liberazione del Sudtirolo) \u00abcon l\u2019obiettivo iniziale di mettere in atto una serie di azioni dimostrative per richiamare l\u2019attenzione sul Sudtirolo, sia internamente sia sul piano internazionale\u00bb (Marcantoni, Postal 2014: 37). Con esso inizia la prima fase del terrorismo altoatesino, il cui culmine si raggiunge con <em>la <\/em><em>notte dei fuochi <\/em>dell\u201911 giugno 1961.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 190-191<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo dell\u2019attentato \u00e8 quello di far saltare in aria i tralicci e di danneggiare le stazioni ferroviarie, in questa occasione accidentalmente vi muore una persona (Marcantoni, Postal 2014: 47\u201349).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale atto terroristico aggrava maggiormente la situazione gi\u00e0 vacillante. Gli italiani temendo un\u2019ulteriore destabilizzazione politica, militarizzano la regione. In conseguenza l\u2019insoddisfazione dei sudtirolesi aumenta, provocando ulteriori atti di violenza. Il governo italiano comincia una nuova politica caratterizzata da rappresaglie e retate (Marcantoni, Postal 2014: 49\u201355).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante l\u2019autunno del 1961 cominciano i lavori per il nuovo Statuto di Autonomia. Il disegno del documento chiamato \u00abPacchetto\u00bb, scritto da Silvius Magnago, viene approvato seppur con maggioranza minima. La nuova legge entra in vigore nel 1972 e la situazione nella regione finalmente si placa. Il secondo Statuto di Autonomia garantisce un\u2019ampia autonomia della provincia (Golemo 2013: 106\u2013110). Le regole pi\u00f9 significative introdotte dallo Statuto sono: l\u2019autonomia trattata separatamente per ognuna delle province: di Bolzano e di Trento (Blanco 2006: 134); le competenze importanti trasferite all\u2019ente provinciale con possibilit\u00e0 di ampliamento delle autonomie (Blanco 2006: 134) e soprattutto \u00abla norma pi\u00f9 importante, ma anche controversa [\u2026] quella della \u201cproporzionale etnica\u201d in provincia di Bolzano: essa sancisce il criterio di ripartizione dei posti nel pubblico impiego sulla base della consistenza dei gruppi linguistici provinciali, consistenza numerica desunta dai periodici censimenti della popolazione che prevedono anche una dichiarazione di appartenenza\u00bb (Blanco 2006: 134\u2013135).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel 2001 un\u2019ulteriore riforma della Costituzione Italiana riguardo l\u2019Alto Adige riporta le seguenti modifiche:<br \/>\u2013\u2013 la Regione composta da due province autonome, elementi portanti dell\u2019autonomia territoriale (Blanco 2006: 135);<br \/>\u2013\u2013 il rafforzamento della presenza dei ladini in Consiglio regionale (Blanco 2006: 136);<br \/>\u2013\u2013 l\u2019introduzione ufficiale della denominazione S\u00fcdtirol (Blanco 2006: 136).<\/p>\n<h3>La Proporzionale etnica<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto riguardo la legge della Proporzionale etnica c\u2019\u00e8 un problema rilevante a livello di definizione. Nell\u2019ambito della ricerca contemporanea non esiste una definizione chiara e univoca del termine \u2018etnicit\u00e0\u2019. La legge, invece, ha bisogno di soluzioni trasparenti e precise. Il criterio pi\u00f9 importante, per non dire unico, per rendere la norma applicabile, \u00e8 la differenza linguistica. Ogni abitante dell\u2019Alto Adige di 14 anni compiuti, deve dichiarare la propria etnia (in base alla lingua parlata) nel censimento e la sua dichiarazione sar\u00e0 il fondamento per l\u2019esercizio delle norme derivanti dalla proporzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 191-192<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i minori di 14 anni sono i genitori a dichiararlo. Si pu\u00f2 scegliere solamente l\u2019appartenenza al gruppo tedesco, italiano o ladino. Non esiste la possibilit\u00e0 di definirsi \u00abmultietnico\u00bb o di una quarta etnia. L\u2019unica eccezione alla regola sono i matrimoni misti. La legge prevede la possibilit\u00e0 di non mettersi d\u2019accordo da parte dei genitori sull\u2019identit\u00e0 etnica dei loro figli. In questo unico caso i genitori sono esonerati da dare una dichiarazione per i propri bambini (Kleinert 2012: 66). In una regione da secoli situata al confine, dove si incontrarono tante influenze culturali, pu\u00f2 sorprendere che uno debba autodefinirsi in modo cos\u00ec rigido (Kleinert 2012: 66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sostiene Kleinert, nella Proporzionale etnica c\u2019\u00e8 una sottile insensatezza. Da una parte il censimento non prevede la possibilit\u00e0 di scegliere pi\u00f9 di un\u2019appartenenza linguistica. Risulta allora che non esista la possibilit\u00e0 di bilinguismo. Dall\u2019altra, per ottenere qualsiasi lavoro nel settore pubblico bisogna sostenere l\u2019esame di bilinguismo, chiamato \u00abil patentino\u00bb (Kleinert 2012: 67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Proporzionale e i censimenti tendono alla piena separazione delle popolazioni. La politica provinciale prevede una coesistenza di esse, ma non una convivenza tra loro (Blanco 2006: 135). Tutto ci\u00f2 provoca una forte e rigida separazione tra i gruppi linguistici. Anche la cultura, in gran parte, \u00e8 separata. Ci sono addirittura diversi assessorati alla cultura (italiano e tedesco) che raramente comunicano tra di loro e altrettanto sporadicamente organizzano eventi insieme (Blanco 2006: 137). Inoltre ci sono diversi sistemi scolastici e formativi per ogni gruppo (Blanco 2006: 137). Altri casi esemplari della separazione sono le due sezioni della Caritas (italiana ed austriaca) e le due organizzazioni alpine: il Club Alpino Italiano e l\u2019Alpenverein Sudtirol (che hanno persino infrastrutture alpine separate) (Golemo 2013: 120).<\/p>\n<h3><strong>Le caratteristiche regionali nel romanzo <\/strong><strong><em>Eva dorme <\/em><\/strong><strong>di Francesca Melandri<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le condizioni etniche, geopolitiche e culturali, presenti in provincia e distinte da quelle in altre regioni italiane, fanno s\u00ec che si crei un tipo d\u2019identit\u00e0 e una cultura locale diverse da quelle predominanti nel resto della Penisola. Le differenze nella comprensione della propria identit\u00e0 tra gli abitanti dell\u2019Alto Adige e delle altre province italiane si possono notare nei diversi aspetti della vita quotidiana e i loro riflessi sono anche visibili nella letteratura. Tra gli scrittori di madrelingua italiana queste differenze sono colte e trasmesse bene da Francesca Melandri nella sua opera <em>Eva dorme<\/em>. Le tematiche trattate, i problemi e la peculiarit\u00e0 altoatesini che costituiscono le componenti dell\u2019identit\u00e0 regionale dei protagonisti e stimolano il suo sviluppo, sono spunto di riflessione per l\u2019autrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 192-193<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<h3>La lingua<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente, tra i temi trattati nel romanzo, il pi\u00f9 rilevante, \u00e8 la questione della lingua. Il bilinguismo, la scarsa padronanza dell\u2019italiano da parte dei sudtirolesi tedescofoni (e del tedesco da parte degli italofoni), il sentimento di vergogna per il parlare male e persino le influenze reciproche tra tedesco e italiano (a volte sorprendenti!) che risultano accomunati, sono tematiche ricorrenti nel testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 menzionato, il bilinguismo nella regione \u00e8 attualmente stabilito dalla legge. Vista la forte presenza dei due gruppi linguistici (e un terzo, quello ladino, pi\u00f9 limitato territorialmente) il bilinguismo non \u00e8 solo regolato dal punto di vista giuridico, obbligando le istituzioni pubbliche ad adottare le due lingue, ma \u00e8 soprattutto una necessit\u00e0 della gente comune. Tale situazione la ritroviamo sin dalle prime pagine del romanzo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo <em>Sterzig<\/em>\/Vipiteno, poco prima di <em>Franzensfeste<\/em>\/Fortezza, Carlo ha fermato all\u2019<em>Autobahnrastst\u00e4tte<\/em>\/Autogrill e ci siamo mangiati un <em>belegtes Br\u00f6tche<\/em>\/panino. Poi siamo usciti dall\u2019<em>Autobahn<\/em>\/autostrada e abbiamo pagato al <em>Mautstelle<\/em>\/ casello. Sulla sua Volvo, che meno male \u00e8 svedese e quindi non si traduce n\u00e9 in tedesco n\u00e9 in italiano. Benvenuti in <em>S\u00fcdtirol<\/em>\/Alto Adige, regione del bilinguismo (Melandri 2017: 18).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo frammento non c\u2019\u00e8 ancora nessuna traccia emotiva. Il bilinguismo \u00e8 soltanto una coesistenza di pi\u00f9 termini in entrambe le lingue utilizzati per denominare la stessa cosa. Nel corso del libro, e della spiegazione al lettore che in Alto Adige niente \u00e8 cos\u00ec come lo si aspettava, si evincono esempi di una coesistenza linguistica pi\u00f9 significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una regione come l\u2019Alto Adige anche il modo di chiamare il cibo non \u00e8 neutrale. Con una buona dose d\u2019ironia l\u2019autrice fa vedere come il bilinguismo culinario in realt\u00e0 rappresenti la mescolanza delle lingue e gli influssi reciproci in tutti gli aspetti della vita. Un esempio di ci\u00f2 \u00e8 presentato dalla Melandri, che ci spiega come nei primi anni Sessanta, Herr Neumann, cuoco dell\u2019albergo in cui lavorava la protagonista Gerda, si esprimeva parlando del cibo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[i pesci] li chiamava cos\u00ec, in italiano. Anche per verdura e frutta usava i nomi italiani [\u2026]. Per la carne, invece, usava il tedesco [\u2026]. Quel bilinguismo culinario [\u2026]. L\u2019unica eccezione alla regola, quasi un omaggio involontario agli stereotipi tra italiani e tedeschi, erano le patate: pur rientrando nella categoria degli ortaggi, o almeno dei tuberi, per tutti erano sempre e solo <em>Kartoffeln<\/em>. Che per\u00f2 come la frittura superavano le tensioni interetniche sudtirolesi e acquisivano status internazionale, diventando <em>Pommes Frites <\/em>(Melandri 2017: 82).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 193-194<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur esistendo la piena corrispondenza tra i due codici lessicali (ogni alimento ha un suo equivalente semantico nell\u2019altra lingua) si \u00e8 stabilita una suddivisione dei termini, difficile da cogliere in modo logico (i parlanti mescolano le parole provenienti dalle due lingue, usando per alcuni alimenti sempre i nomi tedeschi e per gli altri invece i nomi italiani). Gli abitanti non parlano pi\u00f9 n\u00e9 le proprie lingue letterarie n\u00e9 i dialetti nelle loro forme tradizionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_2\"><\/a>Un altro ambito in cui \u00e8 visibile quel intrecciarsi delle lingue \u00e8 quello delle imprecazioni. Con la sua solita ironia l\u2019autrice, parlando di un personaggio, descrive cos\u00ec la situazione:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era <em>Daitsch<\/em><a href=\"#przyp_2.1\">[2]<\/a>, ma bestemmiava in italiano. Tutti i sudtirolesi ora bestemmiavano in italiano [\u2026]. L\u2019adozione unanime della bestemmia italiana da parte della popolazione di lingua tedesca fu, dell\u2019italianizzazione forzata voluta dal fascismo, l\u2019unico ma, bisogna dire, imperituro successo (Melandri 2017: 54).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe chiedere, perch\u00e9 proprio le espressioni ingiuriose furono adottate con pi\u00f9 facilit\u00e0? Magari \u00e8 una domanda superflua, vista l\u2019esperienza di tante persone che, nell\u2019imparare una lingua straniera acquisiscono in primo luogo le parolacce e le bestemmie. Pu\u00f2 darsi per\u00f2 che la ragione sia pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 significativa. L\u2019uso delle imprecazioni, nel frammento su citato, \u00e8 associato all\u2019italianizzazione ai tempi del fascismo. Ovvero un evento forzato, che \u0336 si pu\u00f2 sospettare \u0336 procur\u00f2 nei sudtirolesi rabbia e frustrazione. I fascisti nel Ventennio costringevano la popolazione sudtirolese a rispettare le istituzioni statali e a parlare solo italiano. Di conseguenza, l\u2019adozione delle bestemmie pu\u00f2 essere vista come un sottile cinismo, se non addirittura come una cripto-insurrezione. Non potendo opporsi alle leggi fasciste, le eseguono con il maggior disprezzo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione attuale del bilinguismo \u00e8 il risultato del \u2018Pacchetto\u2019, ovvero il provvedimento elaborato dal governo riguardante il governo italiano e austriaco su citato. Prima, per decenni gli abitanti della regione dovevano confrontarsi con l\u2019italiano che spesso gli provocava dei problemi. Bisogna anche ricordare che dopo la seconda guerra mondiale viene interrotta l\u2019italianizzazione forzata: i sudtirolesi ritengono di avere ufficialmente il diritto di usare la propria lingua. Rimane, per\u00f2, una grande differenza tra la teoria della legge e la pratica della burocrazia italiana: \u00abnessun modulo, nessun formulario, nessun cartello era in tedesco; nessun impiegato statale parlava tedesco; nessun impiegato <em>capiva <\/em>tedesco\u00bb (Melandri 2017: 44).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 194-195<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\">\u00a0<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_2.1\"><\/a><a href=\"#przyp_2\">[2] <\/a>Termine con cui vengono chiamati gli abitanti germanofoni dell\u2019Alto Adige.<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La generalit\u00e0 del problema viene mostrata nel libro a partire dall\u2019esempio della famiglia di Gerda:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo Johanna [madre di Gerda] in famiglia sapeva leggere e scrivere in italiano: era l\u2019unica ad aver fatto le scuole fasciste. Hermann aveva frequentato le elementari nell\u2019impero austroungarico, interrompendo gli studi quando gli erano morti i genitori. I figli erano andati alle scuole della Repubblica nata dall\u2019antifascismo, che non aveva restituito il Sudtirolo alla Madre Austria come i suoi abitanti si erano illusi facesse, ma almeno aveva riconosciuto loro il diritto di studiare nella propria lingua. La burocrazia per\u00f2 era ancora tutta in italiano (Melandri 2017: 43).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 molto complicata e poco gradevole per la societ\u00e0 sudtirolese. \u00c8 una italianizzazione senza appoggio regolare, sottile, ma d\u2019altronde percepibile e penosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro momento cruciale della lingua utilizzata come uno strumento di discriminazione, o perlomeno di umiliazione, ha luogo durante il parto di Gerda. La giovane madre viene cacciata da casa da suo padre e trova riparo in un ospizio tenuto dalle suore. La sua situazione \u00e8 precaria e lei viene stigmatizzata in modo duplice: dalla propria comunit\u00e0 tirolese per essere madre nubile e dalle autorit\u00e0 (qui raffigurate nella persona di una suora infermiera, proveniente dal Sud Italia) per la scarsa padronanza della lingua:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">la suora infermiera [\u2026] con disprezzo, disse all\u2019ostetrica:<br \/>\u00abQuesta manco \u201cspingi\u201d capisce.\u00bb<br \/>Gerda aspett\u00f2 che la doglia passasse, poi squadr\u00f2 la suora e disse:<br \/>\u00abIo capiscio.\u00bb<br \/>La suora infermiera fece una smorfia incredula.<br \/>\u00abKapiscio\u2026!\u00bb ripet\u00e8 scimmiottando l\u2019accento tedesco di Gerda. Scoppi\u00f2 a ridere.<br \/>\u00abKapiscio\u2026\u00bb. Il riso le faceva sobbalzare le spalle ossute, non riusciva a fermarsi [\u2026].<br \/>\u00abKapiscio\u2026\u00bb continu\u00f2 a ripetere la suora mentre usciva dalla stanza. Le sue risate risuonarono per tutto il corridoio, finch\u00e9 oltrepass\u00f2 la porta a vetri che chiudeva il reparto (Melandri 2017: 105\u2013106).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il brano mostra il disprezzo da parte degli italiani (alcuni) verso i sudtirolesi, una profonda incomprensione della caratteristica della terra dove si trovano e appunto il livello di padronanza della lingua come indicatore per valutare una persona. La suora infermiera non \u00e8 in grado di comprendere che gli errori linguistici di Gerda, in una situazione cos\u00ec particolare come quella del parto, non implichino che la ragazza non sia intelligente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 195-196 <\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sorprende perci\u00f2 che, prendendo in considerazione tali esperienze, la bgente germanofona si inibisse nel parlare italiano: \u00abnon os\u00f2 chiedergli informazioni: a parlare in italiano si vergognava\u00bb (Melandri 2017: 56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli anni il bilinguismo dei sudtirolesi\/altoatesini si \u00e8 diffuso sempre di pi\u00f9. \u00c8 un bilinguismo studiato, non innato. Si sente che l\u2019italiano dei sudtirolesi non \u00e8 un italiano appreso a casa, in modo naturale. L\u2019accento tedesco \u00e8 sempre ben marcato, non importa quanto bene uno conosca l\u2019italiano. Nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, durante i lavori sulle soluzioni pacifiche per stabilizzare le tensioni nella regione, \u00abi [politici] sudtirolesi avevano sorpreso gli interlocutori con il loro italiano forse rigido ma corretto; nessuno dei delegati governativi preposti alla risoluzione della questione altoatesina, invece, aveva reputato necessario imparare una sola parola di tedesco\u00bb (Melandri 2017: 199). Le parole citate sono segno di ignoranza da parte dei delegati che non si mostrano capaci di fare un gesto verso i loro interlocutori sudtirolesi e imparare qualcosa della loro lingua \u2013 una delle cose pi\u00f9 significative per la loro identit\u00e0. Danno, invece, per scontato che essi, per il solo fatto di trovarsi in Italia, parlino italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trattando della lingua bisogna fare anche un\u2019altra osservazione. Non \u00e8 preso in considerazione solo quale lingua si parlasse e come ci\u00f2 fosse visto dall\u2019esterno, ma anche il mondo in cui tali lingue fossero espresse. In effetti, sia il tedesco che l\u2019italiano parlati nella regione sono molto particolari. Delle influenze italiane nel tedesco si \u00e8 gi\u00e0 accennato nel paragrafo riguardante le bestemmie. Come viene sottolineato nei vari testi specialistici, anche l\u2019italiano della provincia di Bolzano via dagli influssi del tedesco (Cavagnoli 2000: 374). Tale questione \u00e8 segnalata anche nel romanzo. L\u2019unico protagonista altoatesino italofono parla in maniera rappresentativa per il suo gruppo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFinita Pasquetta, se vuoi, vengo dentro\u00bb [\u2026]. Un altoatesino, pur se di sangue veneto-calabrese come lui, traduce in italiano molte espressioni del nostro dialetto tedesco. Si va dentro, <em>inni<\/em>, quando si va nelle valli che scorrono <em>aussi<\/em>, fuori, verso la pianura e il vasto mondo (Melandri 2017: 21).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autrice non \u00e8 per\u00f2 coerente. Da una parte il lettore apprende i problemi linguistici dalla gente, dall\u2019altra non lo percepisce nel linguaggio della narrazione, in maggior parte dei casi i protagonisti parlando non usano nessuna inflessione dialettale. Si pu\u00f2 presupporre che la scelta sia basata sulla volont\u00e0 dell\u2019autrice di farsi capire bene dai lettori e di non far perdere il significato delle importanti tematiche del libro, solo a causa dell\u2019incomprensione linguistica dettata dal linguaggio dei personaggi. Allo stesso tempo tale decisione pu\u00f2 essere vista come una limitazione, un impoverimento del romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 196-197<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<h3><strong>L\u2019incomprensione delle caratteristiche locali <\/strong><strong>da parte degli italiani di fuori provincia<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel romanzo vengono descritti cos\u00ec tanti tipi e sfumature della mancanza di presa di coscienza nei rapporti reciproci che sembra opportuno e lecito dedicare all\u2019argomento pi\u00f9 spazio. In tutto il romanzo si trovano tantissime figure di italiani (sia i semplici immigrati che i politici o i delegati di governo) che non sanno cosa sia l\u2019Alto Adige, perch\u00e9 vi siano in vigore le leggi speciali e perch\u00e9 gli abitanti vi parlino altre lingue oltre all\u2019italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli emigranti del Sud vennero in Alto Adige cercando migliori condizioni di vita, non sapendo che cosa aspettasse loro. Non erano preparati a trovarsi in un posto cos\u00ec culturalmente diverso dal loro mondo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli immigrati che venivano dall\u2019Italia del Sud nessuno aveva spiegato in che posto stessero andando. A nessuno [\u2026] era mai venuto in mente di informarli che stavano per trasferirsi tra gente che parlava tedesco e non mangiava gli spaghetti [\u2026]. Era sempre Italia, no? Questo era tutto ci\u00f2 che a un migrante serviva sapere (Melandri 2017: 44\u201345).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 solo immaginare lo shock che dovevano vivere gli immigrati all\u2019arrivo nella regione di destinazione. Anche gli emigranti in Germania ingenuamente provavano invidia verso colui che rimaneva al territorio italiano invece di varcare la confine: \u00absempre lo invidiavano, quando lo vedevano scendere al di qua del Brennero. Non sapevano che s\u00ec, quella era ancora Italia, ma per modo di dire\u00bb (Melandri 2017: 292). Chiamando l\u2019Alto Adige \u00abl\u2019Italia per modo di dire\u00bb, l\u2019autrice esprime il suo parere sulla lontananza culturale tra la provincia di Bolzano e il resto del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro aspetto interessante presentato nel libro concerne l\u2019inquadramento da parte degli italiani della regione nel proprio modo di pensare. Si autorizzano da soli a decidere chi sono gli abitanti della piccola provincia montanara: \u00abCotoletta alla milanese, <em>viner snizzel <\/em>[ortografia originale], che differenza vi fa? Ormai tanto siete italiani!\u00bb (Melandri 2017: 199). \u00c8 una battuta pronunciata dai delegati del governo italiano durante la cena con i politici sudtirolesi: essa mostra piena ignoranza e incomprensione della specifica regionale. In pi\u00f9, presenta le autorit\u00e0 italiane come coloro che vogliono risolvere in modo autorevole, come dovrebbe identificarsi la gente di cui non sanno niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 197<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte svoltasi contemporaneamente, a casa del protagonista telefonano i bambini \u00abdal forte accento romano\u00bb (Melandri 2017: 19) che si sentono legittimati a decidere anche loro dove dovrebbero vivere i sudtirolesi, cosa che mostrano gridando: \u00abtornatevene in Germania!\u00bb (Melandri 2017: 20). La scena fa vedere che anche nell\u2019Italia odierna manca l\u2019educazione su cosa sia l\u2019Alto Adige e perch\u00e9 si trovi in Italia. Fa capire anche che gli stereotipi sono sempre vivi e la popolazione altoatesina viene sempre vista come un\u2019aggiunta straniera alla terra italiana. La telefonata dei bambini meridionali che a prima vista sembra solo una cosa di poca rilevanza mostra che il problema dell\u2019incomprensione da parte italiana \u00e8 sempre vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna per\u00f2 ammettere che nel romanzo si trova anche un altro schema di comportamento degli italiani nei confronti dell\u2019Alto Adige. Viene attribuito soprattutto ai personaggi pi\u00f9 recenti. Gli italiani chiedono ai sudtirolesi stessi chi si sentano: \u00abla moglie mi guarda e, a tradimento: \u201cScusi se glielo chiedo ma\u2026 lei cosa si sente, pi\u00f9 tedesca o pi\u00f9 italiana?\u201d\u00bb (Melandri 2017: 260). Gi\u00e0 dall\u2019inizio del romanzo viene spesso sottolineata l\u2019insensatezza di tale domanda. Ma per conoscere le ragioni per cui la protagonista la ritiene cos\u00ec impropria il lettore deve aspettare quasi fino alle ultime pagine del libro. Intanto il quesito ritorna pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A prima vista la domanda sembra garbata e cortese. Gli italiani sono capaci di ammettere i propri limiti di istruzione per quanto riguarda la specifica locale. Che cosa allora infastidisce la protagonista del romanzo? Si tratta di un\u2019esclusione nascosta nella domanda: la possibilit\u00e0 di scelta molto limitata. Secondo l\u2019opinione sottintesa di chi chiede si pu\u00f2 solo essere o italiano o tedesco. Non ci sono identit\u00e0 pi\u00f9 vincolate, non c\u2019\u00e8 spazio per la coesistenza di pi\u00f9 influssi n\u00e9 per il legame con la terra. La questione rispecchia lo stesso problema che sorge parlando del censimento obbligatorio per gli abitanti della provincia.<\/p>\n<h3><strong>Gli stereotipi reciproci<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incomprensione tra i gruppi linguistici ha generato gli stereotipi reciproci italo-tirolesi. Essi permettono a ogni gruppo di rafforzare la propria diversit\u00e0 e di rinchiudersi in essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che nel libro si trovano di pi\u00f9 segni di pregiudizi e incomprensioni da parte degli italiani, ma ogni tanto vi sono pure quelli tirolesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciando da quelli italiani, li si pu\u00f2 dividere tra negativi e positivi. I negativi sono legati, soprattutto, alla lingua tedesca parlata dalla gente e alle associazioni che essa provoca negli italiani. Considerando la storia regionale, non sorprende che l\u2019altro filo tematico presente negli stereotipi sia il terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 198<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante non furono i tirolesi a scegliere l\u2019uniforme n\u00e9 il fronte su cui lottavano, una delle immagini pi\u00f9 comuni tra gli italiani \u00e8 quella del sudtirolese-nazista. Quando compare nella televisione italiana il gi\u00e0 citato Silvius Magnago, uno dei pi\u00f9 importanti politici sudtirolesi al quale si deve il Pacchetto, \u00abil mezzo busto Rai l\u2019aveva presentato cos\u00ec: Silvius Magnago, leader del S\u00fcdtiroler Volkspartei [Partito Popolare Sudtirolese], ex ufficiale della Wehrmacht\u00bb (Melandri 2017: 222). Non aiutano le spiegazioni e gli argomenti: uno stereotipo legato al nome dell\u2019esercito nazista \u00e8 pi\u00f9 forte e discredita il pi\u00f9 celebre politico sudtirolese inseguendo la pacificazione della regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altoatesini vengono visti come nazisti per il solo fatto di parlare tedesco e combattere nell\u2019esercito tedesco:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Magnago sapeva bene che lo spigoloso accento tedesco con cui parlava, peraltro a perfezione, la lingua di Dante, e il fatto che avesse svolto servizio in guerra nella <em>Wehrmacht<\/em>, creavano nei suoi interlocutori un\u2019immediata associazione con il nazismo (Melandri 2017: 200).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 un\u2019opinione impossibile da cambiare: non bastava avere una buona padronanza linguistica e allo stesso tempo condannare i terroristi locali, n\u00e9 dedicare la maggior parte della vita a trovare una coesistenza pacifica tra i due gruppi. Dal romanzo di Melandri viene fuori l\u2019immagine degli italiani per i quali gli argomenti contano meno che i pregiudizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito dello stereotipo del terrorismo altoatesino, una delle protagoniste che ha pi\u00f9 contatto con la gente al di fuori della provincia esprime la seguente osservazione: \u00abfino a qualche anno fa, quando dicevi che eri altoatesino di lingua tedesca ti davano del terrorista. O come minimo ti chiedevano: ma perch\u00e9 voi li odiate cos\u00ec tanto, gli italiani?\u00bb (Melandri 2017: 260).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto agli stereotipi e alle opinioni negative, ci sono anche quelle positive, tra cui l\u2019attribuzione dell\u2019ordine e della ricchezza ai sudtirolesi. Un soldato in servizio in Alto Adige ammette: \u00abUna cosa sugli altoatesini, per\u00f2, non si poteva negare: quella era gente precisa, pulita, che dava all\u2019ordine un sommo valore\u00bb (Melandri 2017: 168).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece un siciliano, incontrato da Eva nel treno, si riferisce alle autonomie locali che sono in vigore sia nell\u2019Alto Adige che in Sicilia. Come spesso in Italia gli abitanti del Sud, da una parte fortemente legati anche loro alle proprie terre, vivono con profonda convinzione che al Nord si viva meglio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi l\u2019autonomia regionale ce l\u2019avete davvero! Mica come noi in Sicilia, che siamo autonomi dallo Stato italiano, ma sudditi della mafia. Ricominciassi la carriera, mi trasferirei al Nord e farei crescere i figli l\u00ec. Senza tutti quei raccomandati (Melandri 2017: 260).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 199<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_3\"><\/a>Anche se le ultime due citazioni trasmettono delle opinioni molto positive, in realt\u00e0 non sono niente pi\u00f9 che altri stereotipi, cio\u00e8 modelli generici, convenzionali e semplificati (<em>Treccani<\/em>\u2026 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accennato, accanto agli stereotipi degli italiani ci sono anche quelli dei sudtirolesi, che al contrario non sono molto presenti nel romanzo. Uno dei pochi brani che si potrebbe evocare riguarda l\u2019opinione con cui si doveva confrontare un giovane militare italiano: \u00abI <em>Walschen<\/em><a href=\"#przyp_3.1\">[3]<\/a> sono disonesti, e con prepotenza da militari ne approfittano per non pagare\u00bb (Melandri 2017: 244). Evidentemente per\u00f2 la simpatia dell\u2019autrice sembra andare verso gli autoctoni, perch\u00e9 la citata opinione viene subito motivata dalle truffe dei militari italiani che non pagavano per il cibo comprato dai contadini locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere la parte dedicata agli stereotipi e ai pregiudizi reciproci, vale la pena citare due frasi emblematiche che scambiano tra s\u00e9 due altoatesini: una di lingua tedesca e l\u2019altro di lingua italiana:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa maggior parte degli altoatesini di lingua italiana pensano che voi sudtirolesi di lingua tedesca siete tutti nazisti\u00bb.<br \/>\u00abLa maggior parte dei sudtirolesi di lingua tedesca pensano che voi altoatesini di lingua italiana siete tutti fascisti\u00bb (Melandri 2017: 238).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019umorismo delle espressioni consiste nel mostrare in modo esagerato il meccanismo di funzionamento dello stereotipo. Tutte e due sono opinioni comuni, generiche e superficiali. Si basano sull\u2019antagonismo tra le popolazioni, hanno radici storiche e, soprattutto, i due gruppi si attribuiscono a vicenda gli stessi difetti e vizi e rimandano uno all\u2019altro le stesse colpe.<\/p>\n<h3><strong>La separazione dei gruppi linguistici e il censimento etnico<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019approvazione, ottenuta da Magnago, del Pacchetto, le popolazioni locali \u2013 italiana e tedesca \u2013 vengono del tutto separate. Era infatti, questo, uno degli obiettivi principali del politico:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era fondamentale che le comunit\u00e0 etniche dell\u2019Alto Adige fossero censite, quantificate, e divise chiaramente l\u2019una dall\u2019altra: le scuole e gli istituti culturali e linguistici, soprattutto, perch\u00e9 solo separando da quella italiana la cultura e la lingua sudtirolese la si poteva proteggere efficacemente (Melandri 2017: 304).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 200 <\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\">\u00a0<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_3.1\"><\/a><a href=\"#przyp_3\">[3]<\/a>Un modo spregiativo di chiamare gli italiani nell\u2019Alto Adige.<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il romanzo Magnago riteneva che le popolazioni dovevano essere divise. Magari tale determinazione si potrebbe giustificare con le esperienze del tempo del fascismo. Rimane per\u00f2 aperta la domanda se siano attuali anche nei tempi della globalizzazione. E infatti tale quesito ritorner\u00e0 nella narrazione di Melandri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima intanto occorre soffermarci sulle opinioni attribuite dall\u2019autrice al famoso politico altoatesino. Secondo il Magnago fittizio la divisione \u00e8 necessaria per impedire il mescolarsi delle culture: un processo che provocherebbe il rischio di diminuzione della specifica culturale, linguistica e perfino etnica del Sudtirolo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mescolanze e confusioni tra le comunit\u00e0 avrebbero portato, una volta di pi\u00f9, alla deflagrazione, al caos [\u2026]: i <em>Mischehen <\/em>tra italiani e tedeschi erano l\u2019inizio della fine per il Sudtirolo (Melandri 2017: 305).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in un altro passaggio del romanzo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Nicht Kn\u00f6del mit Spaghetti mischen<\/em>\u00bb, canederli e spaghetti non vanno mescolati. Scuole, biblioteche, assessorati, centri culturali: tutto doveva essere separato (Melandri 2017: 262).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed infatti cos\u00ec succede, come \u00e8 stato gi\u00e0 segnalato prima. Lo attesta anche una delle protagoniste di Melandri nella parte del libro ambientata contemporaneamente:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora sono sul trenino locale che mi porta verso Fortezza\/<em>Franzensfeste<\/em>. Appeso in alto, in fondo dal vagone, c\u2019\u00e8 un poster del <em>Deutsches Kultur- und <\/em><em>Familienamt<\/em>, l\u2019assessorato alla famiglia e alla cultura per la popolazione in lingua tedesca rigorosamente distinto \u00e8 separato dal suo omologo per gli italiani (Melandri 2017: 58).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per facilitare l\u2019approvazione della separazione \u00e8 stato introdotto lo strumento legale chiamato \u00abcensimento etnico\u00bb, che serve a stabilire a quale etnia appartenga un individuo. Il problema pi\u00f9 rilevante del censimento \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di identificarsi con pi\u00f9 di un\u2019etnia. Per la legge non esiste l\u2019identit\u00e0 multipla n\u00e9 mista. Inoltre la scelta \u00e8 vincolante ed ha un grandissimo impatto sulla vita quotidiana.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni abitante adulto dell\u2019Alto Adige doveva dichiararsi tedesco, ladino o italiano. Chi si rifiutava di compilare la dichiarazione non avrebbe potuto insegnare, chiedere contributi statali, lavorare nel pubblico impiego. Soprattutto definirsi multietnici non si poteva (Melandri 2017: 262).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 201<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il libro si trovano tantissimi riferimenti critici nei confronti del censimento. L\u2019autrice non nasconde la sua opinione scettica. Introduce nel libro figure di tanti protagonisti che non si inquadrano nella suddivisione facile voluta dal censimento. L\u2019autrice mostra ai lettori due figure-simbolo per farci capire gli stretti limiti di questa soluzione legale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 il caso del Signor Song. \u00c8 un emigrante dal Sud-Est della Cina che abita attualmente con la sua famiglia in Alto Adige, dopo aver vissuto in diverse citt\u00e0 italiane. I figli del Signor Song sono nati in Italia. Abitando nel Tirolo del Sud, la famiglia dei migranti cinesi fu costretta a censirsi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] al censimento del 2001, gli fu chiesto di mettere una croce su una di tre caselle: italiano, tedesco o ladino. Nessun\u2019altra possibilit\u00e0 era ammessa, solo queste tre sono le etnie riconosciute in Alto Adige. Per partecipare dei benefici della Regione a statuto speciale era necessario compilare e firmare la dichiarazione d\u2019appartenenza al gruppo linguistico. L\u2019intestazione del formulario, in tedesco, diceva:<em>Sprachgruppenzugeh\u00f6rigkeitserkl\u00e4rung <\/em>(Melandri 2017: 22).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Signor Song sceglie l\u2019italiano per lo spavento che prova nel vedere la parola tedesca con troppe sillabe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un personaggio del genere \u00e8 introdotto nel libro per mostrare in modo evidente le lacune del sistema di censimento. Anche un migrante per poter usufruire dei servizi nella provincia si deve dichiarare appartenente a uno dei gruppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra figura, invece, \u00e8 quella di un barista incontrato casualmente:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il barista \u00e8 gentile e parla bene sia l\u2019italiano che il tedesco, con marcato accento bolzanino, ma ha viso, pelle e gesti maghrebini. Chiss\u00e0 al censimento che casella ha barrato sul modulo (Melandri 2017: 89\u201390).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il personaggio \u00e8 allo stesso tempo sia un locale che un forestiero. Locale per le competenze linguistiche gi\u00e0 acquisite, caratteristiche per i sudtirolesi, seppure con un accento locale (bolzanino), ma anche forestiero per l\u2019aspetto fisico (\u00abviso maghrebino\u00bb). Come tutti gli altri abitanti della regione, per avere i pieni diritti (e pure per poter lavorare in Alto Adige) doveva scegliere una etnia tra quella tedesca, quella italiana e quella ladina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla descrizione il lettore capisce che il barista, come il cinese, non entra facilmente in queste categorie. Qualsiasi sia la sua scelta, sar\u00e0 sempre una decisione che non rispetta la sua vera origine. \u00c8 un altro simbolo di insufficienza e inefficienza del sistema. Allo stesso tempo \u00e8 anche un segno di quanto le classificazioni etniche non siano adatte per il mondo di oggi. Magari prima dei tempi della globalizzazione e delle grandi migrazioni tale soluzione avrebbe potuto funzionare \u2013 sembra voler dire l\u2019autrice \u2013 ma ora, con i cambi radicali del mondo il vecchio modello non \u00e8 pi\u00f9 adatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 202-203<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<h3><strong>Conclusioni<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel presente saggio sono state enunciate e commentate le particolarit\u00e0 che trasmesse anche nella narrazione. Sono stati messi in evidenza temi come: la lingua e il suo ruolo, l\u2019immagine reciproca \u2013 spesso stereotipata \u2013 delle due popolazioni e i loro rapporti, le questioni della divisione politica e del censimento etnico. \u00c8 stata analizzata la presenza di motivi sopra menzionati nel romanzo <em>Eva dorme <\/em>di Francesca Melandri e il ruolo che essi rappresentano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autrice italiana prova a mostrare al lettore la complicit\u00e0 della realt\u00e0 altoatesina e le differenze che da essa derivano. \u00c8 molto abile nell\u2019avvicinare le vicende storiche e politiche mentre, oserei dire, nel romanzo mancano i racconti della vita comune dei due gruppi. Vi si trovano le descrizioni di rappresaglia da parte degli italiani, i rapporti con i turisti, l\u2019atteggiamento e l\u2019incoscienza dei migranti; sono assenti invece le informazioni sugli altoatesini di lingua italiana che condividevano la vita quotidiana con gli altoatesini di etnia germanica. Il fatto \u0450 ancora pi\u00f9 interessante se si tiene presente che tre tra i protagonisti germanofoni avevano compagni italiani. In tutti e tre i casi non sono nemmeno accennati i problemi o le differenze culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da considerare il punto pi\u00f9 debole del libro: nella narrazione appaiono le espressioni tedesche, viene sottolineata la differenza tra le due mentalit\u00e0, sono rispecchiati i diversi modi di pensare e agire dei protagonisti, c\u2019\u00e8 un vastissimo elenco dei personaggi di cui ognuno rappresenta uno specifico atteggiamento verso la propria terra e identit\u00e0, ma comunque la relazione amorosa interetnica \u00e8 mostrata come ideale, privo di problemi o fraintendimenti. Non si trova nel libro nessuna incomprensione tra i due protagonisti, basata sui problemi linguistici (nemmeno siamo informati in che lingua interagiscono), non ci sono le problematiche differenze nelle abitudini o tradizioni. Sembra che il fatto di provenire non solo da opposti del Paese, ma anche da due lingue e tradizioni ben diverse non influisca affatto sui protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale mancanza \u00e8 sorprendente considerando la cura dell\u2019autrice nel corso delromanzo nel cogliere la regione in un\u2019ottica pi\u00f9 ampia e polifonica.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 204<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Blanco Luigi (2006): <em>Storia e identit\u00e0 culturale in una regione di confine: il Trentino-Alto Adige\/S\u00fcdtirol<\/em>. \u201cScienza e Politica\u201d, Vol. 18, n. 34. <a href=\"https:\/\/scienzae politica. unibo.it\/article\/view\/2855\/2252\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-wplink-url-error=\"true\">Online<\/a>:\u00a0 [accesso: 20.03.2017].<\/li>\n<li>Cavagnoli Stefania (2000): <em>L\u2019italiano degli italofoni in Alto Adige<\/em>. In: <em>Heimat. Identit\u00e0 regionali nel processo storico<\/em>. A cura di A. Pasinato. Roma, pp. 367\u2013377.<\/li>\n<li><em>Garzanti Linguistica<\/em>. <a href=\"https:\/\/www.garzantilinguistica.it\/ricerca\/?q=bestem mia\" data-wplink-url-error=\"true\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Online<\/a>: [accesso: 16.08.2018].<\/li>\n<li>Golemo Karolina (2013): <em>Trydent-G\u00f3rna Adyga \u2013 alpejski \u015bwiat na styku kultury \u0142aci\u0144skiej i germa\u0144skiej<\/em>. In: <em>W\u0142ochy wielokulturowe. Regionalizmy, mniejszo\u015bci, migracje<\/em>. Red. K. Golemo. Krak\u00f3w, pp. 99\u2013121.<\/li>\n<li>Hempel Andreas Gottlieb (2008): <em>Culturonda. Alto Adige-Sudtirol. Itinerari tra storia, cultura e tradizione<\/em>. Vienna\u2013Bolzano.<\/li>\n<li>Kleinert Susanne (2012): <em>Il problema identitario nell\u2019Alto Adige: discorso politico e letteratura a confronto (Joseph Zoderer, Francesca Melandri)<\/em>. <a href=\"https:\/\/publikationen.sulb.uni-saarland.de\/bitstream\/20.500.11880\/23671\/1\/Kleinert_AltoAdige.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Online<\/a>: [accesso: 30.04.2018].<\/li>\n<li>Marcantoni Mauro, Postal Giorgio (2014): <em>S\u00fcdtirol. Storia di una guerra rimossa (1956\u20131967)<\/em>. Roma 2014.<\/li>\n<li>Melandri Francesca (2017): <em>Eva dorme<\/em>. Milano.<\/li>\n<li>Sternalski Piotr (2013): <em>Monokulturowo\u015b\u0107 W\u0142och w okresie faszyzmu. Italianizacja mniejszo\u015bci narodowych i ustawodawstwa rasowe<\/em>. In: <em>W\u0142ochy wielokulturowe. Regionalizmy, mniejszo\u015bci, migracje<\/em>. Red. K. Golemo. Krak\u00f3w, pp. 51\u201372.<\/li>\n<li><em>Treccani. Vocabolario<\/em>. <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/stereotipo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Online<\/a>: [accesso: 20.08.2018].<\/li>\n<li>Vassalli Sebastiano (2015): <em>Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia<\/em>. Milano.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 204<\/strong><\/p>\n<p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Alto Adige \u00e8 una delle province meno conosciute d\u2019Italia. Un piccolo microcosmo situato all\u2019estremo lato settentrionale dello Stato che non \u00e8 molto presente nella riflessione letteraria o culturale riguardante l\u2019Appennino. Una delle prove pi\u00f9 note che cerca di colmare questo vuoto nell\u2019ambito editoriale e letterario italiano degli ultimi anni \u00e8 il romanzo Eva dorme di Francesca Melandri. Il libro pubblicato da Mondadori nel 2011 ha avuto un grande successo in Italia. Peraltro \u00e8 il primo romanzo sulla tematica altoatesina indirizzato ad un pubblico cos\u00ec vasto, in grado di oltrepassare il cerchio letterario locale.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[99,757,413,532],"tags":[809,795,797,807],"class_list":["post-1497","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-alberti-sconosciuta","category-giulia-kaminska-di-giannantonio-it","category-nr-1-1-2019-it","category-varia","tag-alto-adige","tag-francesca-melandri-it","tag-identita-regionale","tag-letteratura-italiana-contemporanea","clearfix"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1497"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3247,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1497\/revisions\/3247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}