{"id":1514,"date":"2019-11-05T10:00:00","date_gmt":"2019-11-05T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1514"},"modified":"2021-11-10T11:11:38","modified_gmt":"2021-11-10T10:11:38","slug":"la-puglia-una-terra-da-scoprire-un-viaggio-con-kazimiera-alberti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/?p=1514&lang=it","title":{"rendered":"La Puglia, una terra da scoprire Un viaggio con Kazimiera Alberti"},"content":{"rendered":"<section class=\"kc-elm kc-css-437097 kc_row\"><div class=\"kc-row-container  kc-container\"><div class=\"kc-wrap-columns\"><div class=\"kc-elm kc-css-918395 kc_column kc_col-sm-12\"><div class=\"kc-col-container\"><div class=\"kc-elm kc-css-9187 kc_text_block\"><\/p>\n<section class=\"kc-elm kc-css-71426 kc_row\">\n<div class=\"kc-row-container kc-container\">\n<div class=\"kc-wrap-columns\">\n<div class=\"kc-elm kc-css-984914 kc_column kc_col-sm-12\">\n<div class=\"kc-col-container\">\n<div class=\"kc-elm kc-css-186853 kc_text_block\">\n<section class=\"kc-elm kc-css-976891 kc_row\">\n<div class=\"kc-row-container kc-container\">\n<div class=\"kc-wrap-columns\">\n<div class=\"kc-elm kc-css-152358 kc_column kc_col-sm-12\">\n<div class=\"kc-col-container\">\n<div class=\"kc-elm kc-css-246681 kc_text_block\">\n<div class=\"kc-elm kc-css-809113 kc_text_block\">\n<h2><a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/it\/2019\/11\/05\/autori-nr-1-1-2019\/#aut_satalino\">Rosalba Satalino<\/a><\/h2>\n<div>\n<p>(Uniwersytet \u015al\u0105ski w Katowicach)<br \/>\nE-mail: rosalbasatalino[at]gmail.com<br \/>\n<a role=\"link\" href=\"http:\/\/orcid.org\/0000-0002-0216-8865\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">ORCID<\/a>: 0000-0002-0216-8865<br \/>\n<a role=\"link\" href=\"http:\/\/doi.org\/10.31261\/FLPI.2019.01.08\" target=\"\" rel=\"noopener noreferrer\">DOI<\/a>: 10.31261\/FLPI.2019.01.08<br \/>\n\u201eFabrica Litterarum Polono-Italica\u201d 2019, nr 1, s. 149-183<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a role=\"link\" href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1ELmlnsW3nfaIiDeuaiUD6L7cJx9t34st\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Scarica l&#8217;articolo<\/strong><\/a><br \/>\n<strong><a role=\"link\" href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1KBfZUPMquQh6I6JNikwNrOkLYQwJUS1J\/view?usp=sharing\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scarica tutto il numero <\/a><\/strong><br \/>\n<strong>Abstract in lingua <a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/2019\/11\/05\/abstrakty-nr-1-1-2019\/#abs_satalino\">polacca<\/a>, <a role=\"link\" href=\"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/en\/2019\/11\/05\/abstracts-nr-1-1-2019\/#abs_satalino\">inglese<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 149<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ambito letterario dei reportage di viaggio il nome di Kazimiera Alberti \u00e8 quasi del tutto sconosciuto al pubblico polacco cos\u00ec come a quello italiano. Il poco successo delle opere dell\u2019autrice non lo si pu\u00f2 attribuire al contenuto degli scritti, ma piuttosto a una poca distribuzione di questi ultimi in entrambi i panorami editoriali. Accostandomi alla letteratura dell\u2019Alberti e alla sua raccolta di <em>travelogue<\/em>, sono stata particolarmente attratta da un volume, quello dedicato alla mia regione di origine: la Puglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo del mio lavoro \u00e8 proprio quello di presentare al lettore italiano un\u2019opera ancora non sviscerata e analizzata nemmeno dai pi\u00f9 esperti studiosi di letteratura di viaggio. Trattandosi di uno scritto poco conosciuto credo che la cosa migliore da fare sia, in prima battuta, quella di esplorare il suo contenuto con la speranza che ci\u00f2 possa essere un valido punto di partenza per una successiva analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I viaggi della scrittrice e del marito barese attraverso l\u2019Italia, sotto forma di Gran Tour dell\u2019Ottocento, sono stati raccolti dall\u2019autrice stessa in una collana intitolata <em>Italia celebre e sconosciuta. <\/em>Il secondo volume della raccolta, <em>Segreti di <\/em><em>Puglia <\/em>(Alberti 1951), tradotto dal marito dell\u2019Alberti Alfo Cocola e a quest\u2019ultimo dedicato, \u00e8 stato pubblicato a Napoli dalla casa editrice Conte Stampanel 1951 sotto gli auspici dell\u2019Ente Provinciale per il Turismo di Bari (conta 275 pagine e 60 illustrazioni fuori testo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di intraprendere il nostro viaggio con l\u2019artista \u00e8 doveroso spendere qualche parola per spiegare come \u00e8 composto il resto della collana di reportage di viaggio ambientati nel Bel Paese. Il primo volume, intitolato <em>L\u2019anima della Calabria <\/em>(1950), \u00e8 dedicato proprio a questa regione. Fu stampato nel 1950 a Napoli dalla stessa casa editrice del secondo volume e successivamente ristampato nel 2007 dalla casa editrice Rubbettino con la brillante introduzione a cura della professoressa Marta Petrusewicz. La docente definisce l\u2019opera come \u00abuna guida-reportage della Calabria \u2013 deliziosa, vivace, erudita, ironica e tenera, la migliore che si conosca dopo il classico <em>Old Calabria <\/em>di Norman Douglas\u00bb (Alberti 2007: 5). Vi \u00e8 anche un reportage dedicato alla Campania, <em>Campania, gran teatro <\/em>(1953) e uno dedicato alla Liguria, <em>Magia Ligure <\/em>(1952).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ristampa del primo volume della serie, <em>L\u2019anima della Calabria, <\/em>ha spianato la strada alla conoscenza delle opere dell\u2019Alberti da parte del lettore italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio di questo articolo vorrei sottolineare l\u2019importanza che ha Francesco Giuliani, voce potente ed espressiva e fino a questo momento unica sul territorio italiano, che colloca la scrittrice polacca nella cerchia dei pi\u00f9 rilevanti reporter della regione Puglia. Degno di nota \u00e8 il suo libro <em>Viaggi novecenteschi in terra di Puglia <\/em>(Giuliani 2009), nel quale unisce tre saggi su tre diversi autori che hanno descritto questa regione nelle loro opere: Nicola Serena di Lapigio e la sua passione per il Gargano, Kazimiera Alberti, un\u2019esule polacca trasferitasi in Italia dopo la secondo guerra mondiale e Cersare Brandi, grande scrittore della letteratura di viaggio del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 150-151<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le pagine di <em>Viaggi novecenteschi in terra di Puglia <\/em>notiamo una grande ammirazione nei confronti dell\u2019autrice polacca Kazimiera Alberti, definita dallo stesso Giuliani come una scrittrice \u00abcolta, sensibile e dalla fertile fantasia\u00bb (Giuliani 2009: 121). \u00abL\u2019Italia che scorre sotto i suoi occhi di donna straniera che ha conosciuto il volto pi\u00f9 terribile della guerra \u00e8 varia ed incantevole, ricca di testimonianze illustri del passato come del presente\u00bb (Giuliani 2009: 128). Le parole del Giuliani ci dimostrano come questa donna sia in grado di accompagnarci in questa avventura tra le pagine del suo reportage di viaggio e inoltre ne risaltano la capacit\u00e0 di quest\u2019ultima nel trasmettere al lettore, grazie alla sua penna, la sua ammirazione per queste terre tutte da scoprire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo questa esplorazione con Kazimiera Alberti osservando la struttura del libro <em>Segreti di Puglia: <\/em>partendo da una <em>Prefazione <\/em>e i primi due capitoli introduttivi il <em>Calderone pugliese <\/em>e <em>Ave Filia Solis, <\/em>il testo si suddivide in due parti, nelle quali \u00e8 possibile distinguere due tipi di itinerari: uno riguardante la zona costiera, da Nord verso Sud, fino a Taranto, che s\u2019intitola <em>La balconata Pugliese<\/em>; il secondo percorso che ci porta nell\u2019entroterra, la cui prima tappa \u00e8 Bari, continua prima verso Nord e successivamente scende a Sud, verso il Salento, dal titolo <em>L\u2019interno <\/em><em>del calderone pugliese<\/em>. Proviamo dunque a scoprire come \u00e8 nata l\u2019idea di questo libro, direttamente attraverso le parole della scrittrice: \u00abLa Puglia \u00e8 stata per me tale una sorpresa che questa da sola ha imposto al libro il nome di <em>Segreti di <\/em><em>Puglia<\/em>\u00bb (Alberti 1951: 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dalle prime pagine, si instaura un rapporto con il lettore, che \u00e8 costantemente invitato a visitare e a scoprire i segreti di questa terra. Passo dopo passo l\u2019autrice ci spiega il contenuto del suo libro:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La penna \u00e8 stata la chiave con la quale ho aperto la porta dei pi\u00f9 svariati segreti. Non ho alcuna ambizione di aver spalancato questa porta, e che tutto possa essere visto attraverso di essa. Questo \u00e8 lavoro e scopo di un uomo di scienze, non di uno scrittore (Alberti 1951: 5).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo le stesse parole dell\u2019Alberti, vi invito ad intraprendere questa avventura tra le righe della sua piacevole e interessante opera. Nei capitoli introduttivi sottolinea come questa regione non debba avere nulla da invidiare alle altre regioni come la Campania, la Toscana, l\u2019Umbria oppure la Sicilia (Alberti 1951: 7). Infatti, uno dei temi centrali dell\u2019opera \u00e8 proprio la rivendicazione della bellezza di questa terra, che \u00e8 riservata solo a turisti dotati di grande intelligenza. Si tratta di una regione in parte non ancora nota alle masse. Proprio nella <em>Prefazione <\/em>l\u2019autrice evidenzia come nel territorio pugliese ci sia una prevalenza di monumenti da scoprire ed apprezzare (Alberti 1951: 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 151<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I temi accennati nella <em>Prefazione <\/em>iniziano a prendere forma nel primo capitolo, <em>Il calderone pugliese<\/em>, in cui definisce la Puglia una terra originale che richiede del tempo per poter svelare quello che ha da offrire. \u00c8 una regione che presenta tracce antiche, a partire dai neolitici che vivevano nelle grotte, che successivamente divennero riparo dei cristiani, poi dimore degli eremiti, ricche di affreschi e segni lasciati da chi ci \u00e8 passato (Alberti 1951: 7). \u00c8 come se fosse un riassunto di tutto quello che c\u2019\u00e8 sul territorio pugliese. Ci spiega, da ogni punto di vista, quello che troveremo in questo calderone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di \u00abdolmen\u00bb tra le prime forme di espressione religiosa degli esseri umani e di \u00abmenhir\u00bb, una delle pi\u00f9 antiche tombe umane, ci fanno capire quanta storia questa terra possa raccontarci. Paragona la Puglia a un calderone che, irradiato dal sole, contiene tracce religiose, filosofiche e culturali di diverse razze (Alberti 1951: 8). Qui il lettore \u00e8 invitato ad immergersi nel calderone per poter scrutare fino in fondo le bellezze, le ricchezze e i segreti che esso contiene. \u00abMenhir\u00bb, cattedrali, pergamene, cantine, trattorie, grotte, spiagge e strade dell\u2019antichit\u00e0, tutte contenute nel calderone \u00abpoggiato nell\u2019enorme giardino di ulivi\u00bb (Alberti 1951: 11). L\u2019Alberti ci fornisce diverse motivazioni artistiche, paesaggistiche, culturali, folkloristiche per poter visitare la Puglia, pur rischiando di prendersi un\u2019insolazione (Alberti 1951: 12). Un paesaggio non solo da ammirare, ma al tempo stesso da poter assaggiare grazie ai prodotti tipici di questo suolo: olive, uva, mandorle, fichi, ciliegie, prugne, noci, castagne e carrube (Alberti 1951: 11). Sapori che caratterizzano questa terra arida, seppur ricca di prelibatezze da poter assaporare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ave, Filia Solis<\/em>, \u00e8 tratto da una citazione di Federico II che l\u2019imperatore utilizz\u00f2 per salutare la citt\u00e0 di Brindisi. \u00abFilia Solis\u00bb \u00e8 il nome che l\u2019imperatore svevonormanno attribu\u00ec a questa terra non solo per il suo clima, ma anche per la calda cultura che la regione \u00e8 in grado di offrire (Alberti 1951: 13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autrice descrive i diversi colori del paesaggio durante le stagioni: l\u2019inverno verde, grazie agli alberi sempreverdi come pini, ulivi e fichi d\u2019India; la primavera\u00a0 ricca di mandorli e aranci in fiore e le passeggiate al chiaror di luna che ti danno la possibilit\u00e0 di poter sentire i profumi molto pi\u00f9 esotici di quelli di Guerlain (Alberti 1951: 14), esortando cos\u00ec il turista a visitare la Puglia anche in estate andando contro i luoghi comuni che sconsigliavano di visitare questa terra nel periodo pi\u00f9 caldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso la descrizione di un\u2019animale tipico della Puglia e del Sud Italia, l\u2019autrice mostra la sua conoscenza del mondo e le sue esperienze di viaggio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec altrove ho ammirato i maestosi buoi bianchi dalle enormi corna sullo scenario delle oscure foreste slovacche, i cammelli sulle rosse sabbie del Marocco, della Libia e dell\u2019Egitto [\u2026]. Cos\u00ec ora in Puglia m\u2019incanta il delicato asinello dagli occhi nostalgici che graziosamente risalta tra l\u2019uliveto e la vigna (Alberti 1951: 14).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 152<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittrice crede nel progresso della regione cosiddetta \u00abpietrosa\u00bb:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra venti anni quando il turista percorrer\u00e0 questa terra e legger\u00e0 in qualche vecchio libro \u00abPuglia pietrosa\u00bb certamente sbarrer\u00e0 gli occhi per la meraviglia vedendosi attorno uno dei pi\u00f9 ricchi giardini d\u2019Europa. [\u2026] La Puglia ha cessato di essere \u00abpietrosa\u00bb, \u00absiticulosa\u00bb, ma non ha cessato di essere \u00abFilia Solis\u00bb (Alberti 1951: 14\u201315).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci presenta una descrizione che coinvolge tutti i sensi: la vista, che ci permette di ammirare i colori; l\u2019olfatto che ci consente di apprezzare i profumi della natura e l\u2019udito che ci appaga i sensi grazie alle canzoni pugliesi un po\u2019 arcaiche ed orientali (Alberti 1951: 13\u201315). In questo viaggio quindi ci lasciamo trasportare dalle sensazioni, dagli odori, dalle splendide viste, dai sapori semplici, seppur ricchi e dai suoni che ci coinvolgono in una tarantella di colori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro vero e proprio si apre con la sezione <em>La balconata pugliese<\/em>, formata da 26 capitoli, in cui viaggiamo verso la costa; la seconda invece traccia il sentiero verso le zone interne, <em>L\u2019interno del calderone<\/em>, con 30 capitoli. Nella prima parte, come accennato precedentemente, il viaggio in compagnia di Kazimiera Alberti e il suo compagno inizia dal Nord verso il Sud, quindi si parte dal Gargano, per poi arrivare a Barletta, Trani, Bisceglie, Bari e come ultima tappa Taranto. Alla fine di questa sezione, nel capitolo conclusivo <em>Ultima scorribanda lungo la balconata<\/em>, ripercorre il suo viaggio da Nord verso Sud, includendo altre citt\u00e0 escluse in precedenza, come Molfetta, Mola, Monopoli, Ostuni e Santa Maria di Leuca, la punta dello stivale. \u00c8 come se ci volesse dimostrare che ogni volta ci sia la possibilit\u00e0 di poter scoprire altri luoghi e segreti. Ne <em>L\u2019interno del calderone<\/em>, il viaggio parte dal cuore della regione, Bari, fino ad arrivare al Nord di essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfogliando le pagine di questo libro possiamo percepire la straordinaria inventiva dell\u2019autrice che, come scrive Francesco Giuliani nel suo saggio, \u00e8 in grado di rendere diversa ogni pagina, senza perseguire uno schema prestabilito ed \u00e8 anche d\u2019apprezzare la fantasia che ha nello scegliere i nomi dei capitoli. Originale \u00e8 poi il modo in cui sono visti il passato e il presente, che permettono di trarre del senso dagli eventi. Molto attenta all\u2019arte e alla cultura, si dimostra una viaggiatrice meticolosa e curiosa di scoprire quello che questa terra \u00e8 in grado di offrire; una donna che, nonostante il trauma della guerra, nutre speranza e apprezza la bellezza delle cose, descritte con un linguaggio semplice e diretto (Giuliani 2009: 138\u2013140).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una descrizione della struttura dell\u2019Italia in <em>Riposo sulla balconata<\/em>, Kazimiera Alberti descrive la Puglia come una balconata dove ci si pu\u00f2 rilassare non solo con la mente, ma anche col corpo esponendo dunque le motivazioni e le aspettative che ha nei confronti di questo viaggio:<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 153<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io riposo moralmente e fisicamente vedendo molti monumenti artistici, vivendo nel mondo dell\u2019arte che mi permette dimenticare tutte le volgarit\u00e0 della vita. [\u2026] Io riposo quando il pensiero respira e lavora calmo e ritmico, anche se senza posa. Sulla balconata pugliese dovrei riposare (Alberti 1951: 20).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che la Puglia sia il luogo ideale per poter arricchire l\u2019animo e al tempo stesso rilassarsi attraverso la visita di questi monumenti che ci danno la possibilit\u00e0 di non pensare agli episodi negativi della nostra vita e del mondo. \u00c8 come se questa regione le permettesse di far riprendere la sua anima dopo gli avvenimenti bellici vissuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019invito al riposo sulla balconata ci addentriamo tra le falde del Gargano e insieme alla scrittrice ci fermiamo alla prima \u00abstazione\u00bb: Manfredonia. Arrivati qui, di notte, in pullman, l\u2019Alberti la prima cosa che ci fa notare \u00e8 che, nonostante sia pieno inverno, c\u2019\u00e8 un\u2019aria che sa di primavera:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non aver molta fiducia nel calendario. Anche esso tradisce, falsifica, inganna. Ritarda, avanza, senza motivo. Oggi per esempio, ti comanda di credere che \u00e8 il &lt;12 febbraio&gt;. [\u2026] La giornata primaverile ha cancellato l\u2019iscrizione &lt;12 febbraio&gt; e si fa beffe del calendario (Alberti 1951: 21).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci descrive i paesaggi e la natura, colei che sa essere crudele e al tempo stesso stupefacente. La citt\u00e0, definita dall\u2019autrice una <em>giovane sposa <\/em>(Alberti 1951: 22), prende il posto di Siponto. Fa riferimento all\u2019epoca degli Angi\u00f2 e ricorda Giacoma Beccarini, la donna strappata alla sua terra nativa dalla corte di Costantinopoli, che da schiava divenne sultana turca. Il turchese, colore del mare e del cielo, domina le righe di queste pagine e sembrano donare all\u2019autrice un senso di calma e tranquillit\u00e0 (Alberti 1951: 21\u201324).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo tragitto ci svela come le falde garganiche siano ricche di segreti, di alberi spogli che formano lettere ebraiche sulle terrazze, ma all\u2019improvviso tutto ci\u00f2 si interrompe di fronte alla visione di un albero in fiore. L\u2019eco della guerra mondiale si fa spazio tra le righe e la metafora dell\u2019albero in fiore rende esattamente l\u2019idea della possibilit\u00e0 di poter rinascere anche dopo un lungo periodo di buio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] l\u2019albero in fiore, simbolo di miracolo. Dagli scuri, secchi rami spuntano i primi boccioli, a decina, a centinaia [\u2026]. Il secco scheletro dell\u2019albero risorge. Vi \u00e8 in questa trasformazione qualche promessa per l\u2019uomo. Gli occhi han visto il crimine del secondo uragano mondiale vedono d\u2019improvviso\u2026 un albero in fiore (Alberti 1951: 24).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 154<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un viaggio solo alla scoperta del territorio pugliese, poich\u00e9 grazie alle bellezze che ci sono \u00e8 un percorso che permette al proprio animo di riprendersi, di rimarginare le ferite, nonostante i ricordi dolenti del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restiamo ancora un po\u2019 nello Sperone d\u2019Italia, il Gargano, tuttavia l\u2019autrice ci porta sulla sua cima pi\u00f9 alta, laddove si trova l\u2019antenna garganica. Il Monte Sant\u2019Angelo, luogo di apparizioni, nel passato una delle tappe fisse durante i pellegrinaggi, diventa il protagonista insieme ai racconti legati alla leggenda dell\u2019Arcangelo Michele (Alberti 1951: 25\u201327). Come \u00e8 possibile osservare dalle parole di Giuliani, in queste pagine si nota la formazione laica della scrittrice polacca, che utilizza un percorso descrittivo personalizzato (Giuliani 2009: 142).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campanile alletta l\u2019immaginario della scrittrice e perci\u00f2 ai suoi occhi diventa una sorta di antenna che collega la grotta e il cielo, abbattendo qualsiasi barriera, comunicando i diversi messaggi di pace di tutto il mondo (Alberti 1951: 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sotto le ali dell\u2019Arcangelo <\/em>giungiamo fino alla grotta di Monte Sant\u2019Angelo, dove l\u2019eco della guerra rimbomba come un grande frastuono attraverso le parole dell\u2019Alberti. Lo scendere le scale le riporta in mente il momento in cui si rifugiava in cantina dopo aver udito il suono dell\u2019allarme bomba (Alberti 1951: 29). Le ali sotto le quali si ritrovano i due coniugi sono quelle della &lt;Porta alata&gt; della Basilica di Monte Sant\u2019Angelo, quelle della statua dell\u2019Arcangelo, eppure il desiderio dell\u2019autrice \u00e8 il poter creare delle ali, che ci permettano di rimettere a nuovo le nostre vite (Alberti 1951: 28\u201330). \u00c8 interessante come non si soffermi sulla descrizione dei pellegrinaggi, ma piuttosto decida di presentarci i dettagli della statua dell\u2019Arcangelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, Kazimiera Alberti ci propone uno dei segreti pugliesi per antonomasia: l\u2019enigma della Tomba di Rotari. L\u2019invito che ci porge in questo caso \u00e8 quello di provare a risolvere diversi rebus: la funzione del monumento, il quadrato che non sembra un quadrato, i capitelli, delle scale che non portano da nessuna parte e cos\u00ec via\u2026 (Alberti 1951: 30\u201333).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerca di smorzare i luoghi comuni creati sulla gente del Sud Italia:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[La] gente [ha] una certa gentilezza e socievolezza, ed un pi\u00f9 dolce modo d\u2019agire e di ospitalit\u00e0. Il pugliese che in genere \u00e8 abbastanza arido e non fraternizza molto, a Monte Sant\u2019Angelo si \u00e8 mutato in un uomo piacevole e pieno di cortesia (Alberti 1951: 35).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancano qui descrizioni dei monumenti e anche una riflessione sulla morte dello studioso Giovanni Tancredi, lodato dall\u2019Alberti perch\u00e9 era stato in grado di promuovere al meglio la sua terra, il Gargano. Qui possiamo condividere con la coppia un episodio ricco di folklore, che appaga le aspettative dell\u2019autrice polacca, mangiando del pane e bevendo del vino in quel di Monte Sant\u2019Angelo (Alberti 1951: 33\u201337).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 155<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver riempito i nostri animi con racconti legati a figure religiose, aver provato a risolvere enigmi e ad esserci saziati con un pasto semplice e genuino ci spostiamo verso la prossima \u00abfermata\u00bb, una piccola citt\u00e0 ricca di meraviglie: Barletta, una localit\u00e0 famosa per il suo vino e per i suoi monumenti. \u00c8 una cittadina che stuzzica tanto la curiosit\u00e0 della scrittrice poich\u00e9 in essa si concentrano tante storie e testimonianze (Alberti 1951: 38\u201341).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tragitto per raggiungere la prossima sosta non \u00e8 molto lungo, considerando che la nostra prossima \u00abstazione\u00bb \u00e8 proprio Trani. Ci dona una descrizione di questa localit\u00e0 da tutte le angolazioni. La cosa che possiamo notare sin da subito e che pi\u00f9 ci intriga \u00e8 il paragone di quest\u2019ultima ad una donna:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte donne colpiscono subito, ci incantano e ci legano a loro al primo colpo d\u2019occhi; ci seducono immediatamente. Altre hanno bisogno di una pi\u00f9 profonda conoscenza per mostrarci le loro attrattive e piacerci. Lo stesso avviene per le citt\u00e0. Trani \u00e8 una cittadina tanto pittoresca, linda, quasi civettuola nel suo fascino, che ci attira e guadagna le nostre simpatie subito, dal primo giorno di conoscenza (Alberti 1951: 42).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una citt\u00e0 che l\u2019ha colpita sin da subito, dal primo momento, tanto da farle scrivere un\u2019interessante descrizione di essa, con un tocco di poesia. Non c\u2019\u00e8 ammirazione solo nei confronti di Trani, ma un vero e proprio elogio alla Penisola Appenninica, che \u00e8 vista dall\u2019autrice non solo come una miniera infinita per archeologi, ma anche per gli psicologi, poich\u00e9 grazie alla storia, mitologia, filosofia e alla bellezza naturale molti artisti, santi, filosofi, politici ecc. l\u2019hanno scelta come luogo di riparo. Ne descrive paesaggi, monumenti, storia e non solo, in quanto parla anche di un filosofo e politico, Giovanni Bovio, cittadino di Trani, che ha tanto combattuto per la giustizia, che non sempre \u00e8 stata onesta (Alberti 1951: 42\u201345).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima tappa ci porta ad esplorare un\u2019altra cittadina, Bisceglie, ma al tempo stesso ci fa fare un viaggio indietro nel tempo, portandoci fino ai tempi della preistoria. Ricco di domande sulla filosofia umana, questa volta l\u2019invito che l\u2019autrice ci pone \u00e8 quello di avvicinarci a guardare questa prima pagina scritta dall\u2019uomo primordiale, il dolmen:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Turista blas\u00e8! Non voglio suggerirti che forse ti trovi in un luogo sacro. In ogni caso questo \u00e8 certo non \u00e8 un banale angolo della terra n\u00e9 un posto tanto facile da incontrare. Guarda questo primo documento di pietra nel quale l\u2019emotivo troglodita, mio, tuo, nostro antenato, ha annotato tutte le sue nostalgie spirituali e morali. Guarda questa prima pagina del pietroso libro sulla quale egli ha scritto la prima \u00abA\u00bb della civilt\u00e0 (Alberti 1951: 47).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 156<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorna alla preistoria, facendo riferimento alla conoscenza universale e definendo l\u2019<em>Italia <\/em>un\u2019<em>enciclopedia vivente <\/em>(Alberti 1951: 46), in cui si possono scoprire diverse curiosit\u00e0, solo se si \u00e8 predisposti alla conoscenza, altrimenti \u00abse sei solo uno \u201csfaticato\u201d conoscerai soltanto\u2026 \u201ci maccheroni\u201d e \u201cO sole mio\u201d\u00bb (Alberti 1951: 46). Ribadisce quindi il concetto che questa sia una regione per turisti perspicaci. Attraverso il \u00abdolmen\u00bb di Bisceglie, inizia una riflessione sulla morte e la filosofia primordiale. Questa pietra manteneva un contatto con la divinit\u00e0 che proteggeva ed accarezzava il defunto. Ancora una volta, esorta il viaggiatore a \u00abscoprire questo primo monumento della civilt\u00e0 umana che ha superato millenni, terremoti e cicloni \u00bb (Alberti 1951: 48). Il dolmen \u00e8 la dimostrazione di come l\u2019uomo abbia vinto per la prima volta contro l\u2019inerzia della materia, laddove nacque la tecnica, l\u00ec dove tutto ebbe inizio. Questo momento \u00e8 paragonabile alle fondamenta dell\u2019impero della civilt\u00e0 (Alberti 1951: 49). Ai piedi del dolmen sorgono degli interrogativi umani ai quali probabilmente non sono ancora state trovate delle risposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla preistoria facciamo un salto al ricovero ultra moderno. Siamo sempre a Bisceglie ed il viaggio prosegue con una guida Saverio Majellaro (al quale \u00e8 dedicato il capitolo), ponendo l\u2019attenzione sulle grotte, donandoci una descrizione minuziosa, suggestioni e riflessioni sui nostri antenati; tuttavia questo luogo inevitabilmente porta la scrittrice a pensare ai bunker e ai rifugi sotterranei, nei quali era stata costretta a rintanarsi quando l\u2019allarme cominciava a suonare: \u00abMai la grotta \u00e8 stata modello di architettura tanto attuale come nel XX secolo!\u00bb (Alberti 1951: 52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019album biscegliese <\/em>\u00e8 l\u00ec dove presente e passato si incontrano e dove ogni dettaglio di questa citt\u00e0 viene esaltato dall\u2019autrice. Ricca di particolari, la descrizione vivace ci illustra ogni angolo della cittadina: dal magazzino al laboratorio, alla via fino ad arrivare alle arcate. In questo album ritroviamo anche le caratteristiche tipiche delle citt\u00e0 del meridione. Quelle localit\u00e0 in cui \u00e8 necessario vedere non solo l\u2019interno dell\u2019abitazione del cittadino, ma anche e soprattutto l\u2019esterno:<\/p>\n<blockquote>\n<p>La via [\u2026] \u00e8 l\u2019arena sulla quale gi\u00e0 si affaccia il bimbo di un anno a fare la sua prima conoscenza con la casa di pietra, coperta dal tetto il pi\u00f9 bellamente colorato del mondo, il cielo d\u2019Italia (Alberti 1951: 56).<\/p>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla strada la donna ci sorride e gioca con l\u2019infante, ripara le calze, fa la siesta, pettegola con le vicine\u2026 Ma ecco che alla fine lei e lui son diventati vecchi. Egli porta la sedia davanti la casa e riposa. Ha gli occhiali sul naso e legge la gazzetta. Lei sbuccia fave, piselli o castagne. Han finito di essere gli attori dei vicoli e piazzette. Hanno preso ora il ruolo di spettatori (Alberti 1951: 57).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono le tradizioni che, nonostante la citt\u00e0 si modernizzi, restano radicate per generazioni e generazioni. Non mancano in questo capitolo, i confronti con le altre nazioni: \u00abL\u2019inglese ama la sua \u201cHome\u201d ed il campo di sport, [\u2026] il Tedesco la cucina; l\u2019Italiano ama soprattutto la strada\u00bb (Alberti 1951: 58).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 157<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019album biscegliese \u00e8 il riassunto della vita quotidiana a Bisceglie, ne descrive le strade, le case, la gente. Per poter vedere esattamente questo quadro della quotidianit\u00e0 locale l\u2019unico elemento sul quale basta soffermarsi per interpretarla a pieno \u00e8 la strada. Perch\u00e9 \u00e8 proprio l\u00ec che l\u2019italiano trascorre le sue giornate, lavora, vive, prega e cos\u00ec via (Alberti 1951: 58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusasi la presentazione di Bisceglie, all\u2019improvviso ci ritroviamo di fronte ad \u00abun incontro amoroso\u00bb con Barion, il fondatore del capoluogo pugliese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pagine sono attraversate da un tocco di fantasia, di brio che ci pervade sin dalle prime righe con un bigliettino ricevuto dall\u2019autrice, da un certo Barion, che le d\u00e0 appuntamento alla stazione di Bari (Alberti 1951: 59). Egli si presenta come un uomo elegante e distinto che ha fondato la citt\u00e0 di Bari e ha deciso di guidare l\u2019Alberti tra le vie della sua cittadina. La scrittrice, incuriosita, inizia a fare diverse domande sull\u2019identit\u00e0 di questa figura, che si presenta come un fondatore della citt\u00e0, che ha un et\u00e0 \u00absottointesa\u00bb (Alberti 1951: 59). Quest\u2019ultimo, che accompagna l\u2019autrice in questa visita, porta alla luce anche eventi del passato: guerre, epidemie, cataclismi della natura. Tuttavia lui era sempre pronto a salvare la sua citt\u00e0 e a ricostruirla pezzo per pezzo. Kazimiera Alberti \u00e8 completamente ipnotizzata da questo \u00abuomo\u00bb e dai suoi valori (Alberti 1951: 59\u201361).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo dialogo un po\u2019 bizzarro, il Barion chiede all\u2019autrice polacca di guidarlo per la visita della citt\u00e0:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Oggi sono rivenuto per vedere questa citt\u00e0 nuova. Vi prego di farmi da guida.<br \/>\n\u2013 Io!? Ma io sono una straniera, non lo sapete?<br \/>\n\u2013 Lo so benissimo! Appunto per questo vi prego. Lo straniero vede sempre le cose caratteristiche (Alberti 1951: 62).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dialogo continua, toccando elementi come l\u2019acqua, la fontana, l\u2019universit\u00e0, il lungomare, la pinacoteca provinciale. Anche l\u2019esaltazione degli uomini vitali pugliesi \u00e8 qui sottolineata, sempre per poter poi criticare quegli uomini che utilizzano la propria scienza per organizzare le guerre (Alberti 1951: 63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui si parla della Fiera del Levante, c\u2019\u00e8 un elogio ai baresi che con le loro iniziative e capacit\u00e0 organizzative sono stati in grado di creare questa fiera. Nella fiera Barion \u00e8 contento, adora la folla chiassosa, si diverte come un ragazzo (Alberti 1951: 66\u201367).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo romantico appuntamento con Barion termina dopo una bella giornata con il chiarore della luna e un mazzo di garofani rossi che il fondatore regala all\u2019Alberti:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Barion si allontana un istante. Ritorna con un fascio di lunghi garofani rossi.<br \/>\n\u2013 Per il vostro disturbo cicerone\u2026<\/p>\n<p>Avvicino i garofani alle narici. Di colpo il posto a me di fronte \u00e8 vuoto. Barion \u00e8 sparito. Come una visione, come una nebbia, come un\u2019onda (Alberti 1951: 67).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa invenzione narrativa cattura l\u2019attenzione del lettore, che si fa coinvolgere da questo flirt intellettuale che la donna ha con Barion. Pur non dedicando una sezione a parte al capoluogo pugliese, le doti artistiche dell\u2019Alberti ci fanno vivere la descrizione di Bari con un po\u2019 di freschezza e di vivacit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con grande abilit\u00e0 e maestria la nostra \u00abcicerone\u00bb ci mostra le due medaglie sulla storia del santo patrono della \u00abporta d\u2019Oriente\u00bb: San Nicola. Ci offre un quadro della visione che i bimbi polacchi hanno di quest\u2019ultimo: tra il 5 e il 6 dicembre, egli porta i doni ai bambini, come la Befana in Italia porta i doni ed i dolcetti il 6 gennaio. Oltre ad essere il santo adorato dai pi\u00f9 piccoli, San Nicola \u00e8 anche il santo adorato dagli innamorati. Ai bambini polacchi pi\u00f9 poveri giungevano i regali sotto il guanciale, grazie ad associazioni e comitati del posto (Alberti 1951: 69). Questo dimostra come la figura di San Nicola sia davvero importante per il popolo polacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine che l\u2019autrice ha avuto di San Nicola \u00e8 appunto quella che tutti i polacchi hanno sempre avuto, ovvero di colui che porta i doni ai bambini e agli innamorati. Eppure una volta arrivata a Bari, questa figura viene stravolta. Ora ha di fronte a s\u00e9 un santo che protegge i marinai dalle catastrofi. Si rende conto che l\u2019altra \u00abfotografia\u00bb di San Nicola sia sconosciuta agli occhi dei baresi. Difatti nel capoluogo pugliese ogni anno il 9 maggio si rende omaggio al santo, che arriv\u00f2 da Mira via mare, circondato da 42 marinai. Per Kazimiera Alberti, come per tutti coloro i quali venerano San Nicola come quella figura che porta i doni, rileggendo la sua storia, \u00e8 possibile comprendere che in realt\u00e0 \u00e8 colui che raccoglie, colui che aiuta (Alberti 1951: 68\u201370).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa sosta nel capoluogo pugliese, la scrittrice polacca ci parla della Basilica di San Nicola di Bari e della leggenda di San Nicola. I monumenti, uno dei temi ricorrenti nel libro, soprattutto quelli romanici come in questo caso la Basilica di San Nicola, intimoriscono i fedeli portandoli a riflettere che non sono necessari il lusso e l\u2019ostentazione della ricchezza, ma che la semplicit\u00e0 e le rinunce possono riempirci il cuore e l\u2019anima e portarci ad un esame di coscienza (Alberti 1951: 74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Alberti racconta come i baresi rubarono le sacre reliquie del santo da Mira, che nel 1087 giunsero nel porto di Bari su una nave mercantile. La basilica venne costruita appositamente per poter depositare le reliquie di San Nicola, per\u00f2 l\u2019autrice non si sofferma sui vari cambiamenti esterni avvenuti nel corso dei secoli, ma sulla psicologia, sul pensiero, sulla spiritualit\u00e0 ad essa legata (Alberti 1951: 71\u201374).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un\u2019interessante metafora, ci presenta l\u2019anima della \u00abporta d\u2019Oriente \u00bb \u2013 \u00abBari Vecchia\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 159<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni citt\u00e0 ha le sue curiosit\u00e0! Bari, ha il suo magnifico vaso. Tu domanderai subito, con interesse: \u00abE qual \u00e8 questo vaso?\u00bb. [\u2026] Si chiama \u00abBari Vecchia\u00bb (Alberti 1951: 75).<\/p>\n<\/blockquote>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] In questa isola a forma di vaso puoi entrare con facilit\u00e0 da ogni lato, ma l\u2019uscirne \u00e8 cosa ben pi\u00f9 difficile (Alberti 1951: 76).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso dei secoli qui tutto \u00e8 rimasto invariato, i gesti quotidiani sono ripetuti nel tempo, l\u2019artista che canta con la sua chitarra, l\u2019artigiano che lavora davanti alla sua casa, il mercato in miniatura, l\u2019asinello che trasporta la merce e cos\u00ec via. \u00c8 un teatro ricco di sfaccettature, una diversa dall\u2019altra, Bari vecchia rappresenta la vita (Alberti 1951: 77\u201378). Possiamo dunque perderci per le vie del centro storico di Bari assaporando a pieno lo spettacolo folkloristico che solo il capoluogo pugliese \u00e8 in grado di offrirci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo esserci goduti lo <em>show <\/em>a cielo aperto di Bari vecchia, iniziamo un nuovo viaggio nel tempo con un orologio che non segna solo le ore, i minuti e i secondi, anzi ci consente di fare un salto addirittura nell\u2019antichit\u00e0. L\u2019arrivo della fiamma olimpica nel capoluogo della regione, per i giochi olimpici di Londra del 1948, ispira l\u2019Alberti, che inizia un excursus a partire dalle origini delle olimpiadi nell\u2019antica Grecia, descrivendone le abitudini collegate ad essi, fino a giungere alla versione moderna. Dopo la pausa dovuta alla guerra, la scrittrice esalta i valori pacifici di questa manifestazione, che finalmente superano l\u2019oscurit\u00e0 creata degli eventi bellici (Alberti 1951: 79\u201385). Ricorre ancora una volta la ricerca di pace e serenit\u00e0, un desiderio di tregua, di tranquillit\u00e0 dopo il subbuglio e il caos creato dalla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spostandoci verso Sud durante la nostra esplorazione della Puglia, giungiamo a Egnazia, citt\u00e0 nota per la sua ceramica e per essere stata menzionata in una satira di Orazio. Questa citt\u00e0 venne distrutta da Totila nel VI secolo e anche in questo caso l\u2019autrice non rinuncia a parlare in chiave negativa dell\u2019uomo che distrugge:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019uomo-Totila, il crudele concorrente degli elementi infuriati, non \u00e8 mutato. Ed \u00e8 lo stesso se Egnazia si chiami Varsavia od Amburgo, Rotterdam o Colonia, Belgrado o Cassino, Nagasaki o Stalingrado. Tutto eguale, lo stesso! Si svolga nel 545 o nel 1945\u2026 (Alberti 1951: 88).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rimbombo della guerra irrompe ancora una volta nel testo. Questo vagabondare ci porta a fare un esame di coscienza. Ritrovare ogni volta la forza di ricostruire una citt\u00e0, per ricominciare, non \u00e8 semplice. Infatti il capitolo si chiude con una domanda dell\u2019autrice:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma domani se dovessero ripetersi molte Nagasaki su ogni dimensione geografica, [\u2026] avremo pi\u00f9 la volont\u00e0 di ritornare sulle rovine e ricostruire di nuovo? (Alberti 1951: 88).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 160 <\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019antica \u00abTraiana\u00bb ci dirigiamo insieme alla coppia <em>Tra le corna del <\/em><em>cervo<\/em>, a Brindisi. L\u2019autrice polacca qui delinea il paesaggio di questa tratta, tra gli ulivi e le loro stravaganti forme, \u00absimbolo della pace\u00bb e \u00abalbero sacro del Mediterraneo \u00bb (Alberti 1951: 89\u201390). <em>Brentesion <\/em>fu creata all\u2019epoca cretese, in questo punto: tra le corna del cervo. Ci spiega come il nome di questa citt\u00e0 derivi appunto dalla parola messapica <em>brunda <\/em>ovvero <em>cervo <\/em>per la forma dell\u2019insenatura che ci fa pensare ad una testa di quest\u2019ultimo. Notevole anche la spiegazione della differenza tra il significato delle corna del cervo in due diverse discipline: la zoologia e la geografia. Nella prima simboleggiano inquietudine, combattimento; nella seconda rappresentano un posto molto calmo (Alberti 1951: 90\u201391). Ancora una volta dimostra la costante ricerca di tranquillit\u00e0 dell\u2019autrice, colmata dalla serenit\u00e0 trasmessa da questa terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima fermata, la terra di mezzo tra Oriente e Occidente sin dai tempi pi\u00f9 remoti, \u00e8 Otranto. La storia \u00e8 il centro della narrazione. <em>Il tallone dello stivale <\/em><em>d\u2019Italia <\/em>(Alberti 1951: 94) \u00e8 testimone di una delle tragedie religiose che hanno coinvolto migliaia di innocenti, per lo scontro tra i Cristiani e i Musulmani. Il massacro avvenuto nel 1480 ha segnato profondamente la storia di questa cittadina che per\u00f2 nonostante tutto \u00e8 sempre l\u00ec, lungo la sua costa scaldata dal sole (Alberti 1951: 98). In qualche modo l\u2019autrice cerca sempre di trovare uno spiraglio di luce alla fine del tunnel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa sosta ad Otranto, l\u2019Alberti ci porta a vedere da vicino il pavimento in mosaico della Cattedrale opera del prete Pantaleone, minuziosamente descritto, che ha lasciato a bocca aperta la scrittrice e alletta il lettore alla scoperta di questa meraviglia. Si tratta di una citt\u00e0, Otranto, che \u00e8 stata segnata da diversi avvenimenti storici turbolenti, nella quale \u00e8 presente un senso di quiete, che per\u00f2 \u00e8 nato dopo aver sub\u00ecto eventi negativi. I misteri tuttavia non sono ancora terminati. In questa cittadina c\u2019\u00e8 un altro segreto pugliese legato a una torre romana, un tempo faro, che si spegneva all\u2019improvviso. Il ladro dell\u2019olio del faro si dice che fosse un serpente marino, attualmente disegnato nello stemma della citt\u00e0 (Alberti 1951: 102). <em>Lava indurita ad Otranto <\/em>\u00e8 il frutto di una riflessione nata sulle localit\u00e0 che hanno qualcosa da raccontare: \u00abSono le citt\u00e0 stigmatizzate a fuoco, e la loro temperatura \u201csotto-pelle\u201d le distingue spesso dalle grandi, fredde metropoli\u00bb (Alberti 1951: 102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo ai preziosi insegnamenti dalla preistoria in <em>Lezione di geologia nella <\/em><em>grotta Romanelli<\/em>. Questa lezione di geologia \u00e8 svolta dalla balconata pugliese che gli ha permesso di ammirare come \u00e8 formato il territorio. A Castro, l\u2019Alberti e Cocola hanno la possibilit\u00e0 di fare un\u2019escursione in barca che gli permette di raggiungere la grotta Romanelli, nascosta tra \u00abi resti delle zanne di \u201celephas antiquus\u201d\u00bb (Alberti 1951: 103).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autrice illustra i dettagli di questa grotta, che si riesce a dedurre fosse prima sotto il livello del mare e ci svela attraverso la descrizione dei segni che ci sono sul pavimento, la presenza di testimonianze dei periodi interglaciali (Alberti 1951: 104). Invita dunque il lettore a fare questa magnifica passeggiata in barca per poter assaporare ed immergersi in questo spettacolo della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 161-162<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monumento particolare di Pat\u00f9 (un piccolo paesino in provincia di Lecce) soprannominato \u00abLe Centopietre\u00bb \u00e8 il protagonista de <em>L\u2019ignoto testimone di un celebre <\/em><em>incontro<\/em>. Il celebre incontro \u00e8 quello fra due culture differenti che si unirono per poter creare questo monumento dedicato a Dio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe Centopietre\u00bb (poich\u00e9 sono giusto cento i blocchi di pietra squadrata che lo costituiscono), ha un aspetto dimesso, modesto; direi quasi che filosoficamente voglia dall\u2019alto del suo sangue nobile ridere di ogni pompa esteriore. Ma nella sua strana veste di baracca litica forma un altro importante anello della grande catena dello sviluppo dell\u2019umanit\u00e0 (Alberti 1951: 108).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggiando sempre nel Salento, dopo aver raggiunto Gallipoli sulla costa ionica, la scrittrice ne fa un\u2019accurata descrizione ne <em>Il pesce sul piatto di Maiolica<\/em>. Per esaltare la bellezza della citt\u00e0 scrive:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">O uomo del nord, se tu sogni del sud, di un lido azzurro sul quale riposare, ti auguro ti appaia nel sogno una cittadina situata sotto il tacco dello stivale italiano: Gallipoli! Gi\u00e0 il suo nome esotico ti dir\u00e0 che \u00e8 \u00abBella citt\u00e0\u00bb. \u00abKalli-polis\u00bb la chiamarono i suoi padrini di battesimo, i Greci (Alberti 1951: 110).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la descrizione ruota attorno al paragone della citt\u00e0 con un qualche \u201cpesce antidiluviano, emerso dal mare per riposare, che incantato dal colore non \u00e8 pi\u00f9 ritornato alle sue profondit\u00e0\u201d (Alberti 1951: 110). Poich\u00e9:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il vento si calma, il mare, sul quale posa l\u2019enorme pesce dalla testa tagliata, si presenta come un piatto di lucida maiolica, cosparso di tutte le sfumature di azzurro, dal pi\u00f9 chiaro al pi\u00f9 cupo (Alberti 1951: 110).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci facciamo travolgere dalla bellezza dei monumenti della graziosa citt\u00e0 a partire dalla Fontana Ellenica fino ad arrivare alla Cattedrale. Ci ritroviamo cos\u00ec coinvolti in una riflessione sulla giovinezza che porta all\u2019esaltazione della poesia, in grado di ringiovanire le cose, e alla critica dell\u2019archeologia, che tende solo ad invecchiarle. La visita di questa localit\u00e0 \u00e8 accompagnata da un\u2019orchestra, i cui protagonisti principali sono le onde ed il vento. Il castello angioino che contiene segreti storici, a ridosso del mare; la cattedrale in stile barocco, seppur meno sfarzoso rispetto allo stile di Lecce, ogni cosa riguardante questa cittadina allegra, laddove ci si possono compiere diversi peccati anche in un unico giorno, trova un piccolo spazio per essere descritto tra queste pagine (Alberti 1951: 111\u2013115).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 162<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso le note del vento e del mare ci lasciamo trasportare lungo il cammino verso Taranto per <em>Un\u2019amichevole visita a Taras<\/em>. In questa nuova tappa l\u2019autrice fa di nuovo ricorso ad una figura leggendaria, come avvenuto in precedenza per il capoluogo pugliese, colui che ha fondato il capoluogo ionico: Taras, il figlio di Nettuno ed il suo delfino. La ricchezza di questa citt\u00e0 per l\u2019Alberti \u00e8 proprio il mare, che ha dato tutto a questa popolazione, talvolta anche la morte (Alberti 1951: 116). Tra i prodotti tipici del posto, spiccano i frutti di mare, che possono divenire \u00abun soggetto meraviglioso per un pittore di nature morte\u00bb (Alberti 1951: 117).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli odori, i profumi, i frutti di mare, il clima, le portano alla mente Marsiglia, la Spagna, la Grecia. Le fanno ricordare l\u2019aria che si respirava nel Mediterraneo (Alberti 1951: 117). Non si sofferma solo sulla natura e il paesaggio, quindi decide di recarsi in visita al museo, il cui proprietario, Ciro Drago (al quale dedica il capitolo), le d\u00e0 la possibilit\u00e0 di visitarlo, pur essendo ancora chiuso al pubblico dopo la seconda guerra mondiale. La sua sete di conoscenza la porta nel museo che le permette di immergersi e perdersi tra i reperti della Magna Grecia (Alberti 1951: 118).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta con un tocco di fantasia ci si ritrova in compagnia del fondatore della citt\u00e0 a bere del vino locale. L\u2019incontro si conclude con un invito a fare un tuffo nel passato sul dorso del delfino di Taras (Alberti 1951: 120). Di qui inizia un excursus sulla storia di Taranto, \u00abuna stella della Magna Grecia\u00bb (Alberti 1951: 121), dalle origini alle vicende di Taras fino ai tempi di Annibale per risaltarne l\u2019importanza nel corso dei secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019<em>Ultima scorribanda lungo la balconata<\/em>, poi, ripercorriamo con l\u2019autrice tutto il suo itinerario, con qualche tappa in pi\u00f9. Ripartiamo ancora una volta dal Gargano con l\u2019esaltazione dei paesaggi che le scorrono davanti agli occhi: Rodi, Vieste, Manfredonia (Alberti 1951: 127). Poi una sosta alla stazione termale, Margherita di Savoia, definita dall\u2019autrice \u00abla pi\u00f9 giovane citt\u00e0 della balconata\u00bb (Alberti 1951: 127), che prese il suo nome solo settant\u2019anni prima della visita della scrittrice. Facciamo un salto a Molfetta, per poter ammirare la cattedrale di San Corrado, che colpisce la donna nonostante ne abbia viste diverse e di stupende. Quello che la incanta \u00e8 lo stile locale delle tre cupole per le quali \u00e8 stata utilizzata la \u00abcopertura piramidale dei trulli\u00bb (Alberti 1951: 127).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo la costa facciamo un\u2019altra piccola fermata a Mola di Bari per poter gustare con la coppia del vino e del pesce fritto che lasciano in loro un senso di leggerezza e spensieratezza:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] la gastronomia polacca afferma che \u00abdopo pesce e vino l\u2019uomo \u00e8 leggero come una piuma, dopo carne e birra \u00e8 pesante come un legno\u00bb (Alberti 1951: 130).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la pancia piena e un po\u2019 di serenit\u00e0 ci prepariamo ad ammirare Polignano a Mare: in particolare quello che salta all\u2019occhio dell\u2019autrice \u00e8 la grotta Palazzese, con i suoi colori che passano dall\u2019argento al platino, da toni grigi a toni verdastri (Alberti 1951: 130). Colori che ci riempiono l\u2019animo e ci permettono di riposarci, rinfrescarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 163-164 <\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo pronti per la nostra prossima stazione definita dall\u2019Alberti una tra le poche citt\u00e0 industriali della regione, Monopoli, la \u201c<em>Citt<\/em><em>\u00e0<\/em><em> Unica<\/em>\u201d (Alberti 1951: 131).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne ammira la Cattedrale e si sofferma sulla curiosa leggenda che si cela per la costruzione del tetto di quest\u2019ultima: la Cattedrale, costruita su richiesta del vescovo Romualdo, non poteva essere completata per la mancanza delle travi necessarie per il tetto; durante la notte del 16 dicembre 1117, il vescovo ebbe una visione e dopo essersi recato a \u00abcala batteria\u00bb, il porticciolo della citt\u00e0, scopr\u00ec in mezzo al mare una zattera costruita con tavole di cedro, sulla quale c\u2019era il quadro della Madonna della Madia, attuale Santo Patrono della citt\u00e0. Grazie a quelle travi \u00e8 stato possibile finire la costruzione della chiesa (Alberti 1951: 131).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come suggerisce la stessa autrice:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse non a caso la balconata ha approfittato proprio di questo panorama moderno di fabbriche, serbatoi e ciminiere per inquadrarvi uno dei suoi pi\u00f9 romantici racconti (Alberti 1951: 132).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultima tappa del viaggio lungo la balconata pugliese \u00e8 Santa Maria di Leuca: de Finibus Terrae. Un tono malinconico pervade le righe che descrivono questo luogo, poich\u00e9 porta Kazimiera Alberti a riflettere sul fatto che ogni cosa abbia un inizio ed una fine:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui finisce la Terra! Finibus Terrae!<br \/>\nUn posto malinconico, sul balcone pugliese! Ci ricorda che tutto ha una fine. Che la vita comincia con l\u2019innocente Mattinata garganica e finisce con la oscura sera a S. Maria de Finibus Terrae (Alberti 1951: 133).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanti simboli ci accompagnano in quest\u2019ultima scorribanda lungo la balconata: il sole con cui il viaggio inizia e il buio con cui termina, metafora della vita; la partenza dal Gargano al nord, fino ad arrivare gi\u00f9 nelle acque lontane a Santa Maria de Finibus Terrae, dove il mare infinito ci porta a pensare all\u2019eternit\u00e0. La rosa che accompagner\u00e0 l\u2019Alberti durante il viaggio sar\u00e0 infine gettata tra le onde:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo partiti al mattino presto e la nostra rosa ottobrina era in bocciolo. A mezzogiorno nella calda Mola era in pieno rigoglio. Ora che s\u2019inizia il tramonto \u00e8 appassita. [\u2026] La rosa \u00e8 sfiorita! La gettiamo alle onde! Non sappiamo verso dove navigher\u00e0! [\u2026] Quando arriver\u00e0 la sera della vita qualche mano getter\u00e0 anche noi alle onde (Alberti 1951: 132\u2013133)<em>.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 164<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fasi del giorno e l\u2019aspetto della rosa, che cambiano man mano con il passare delle ore, sembrano voler simboleggiare le fasi della vita: la giovinezza rappresentata dal bocciolo al mattino, il pieno della vita durante l\u2019et\u00e0 adulta a mezzogiorno e al tramonto, quando la rosa \u00e8 ormai appassita, giungiamo alla vecchiaia. Ormai sfiorita, la rosa, viene gettata tra le onde verso l\u2019infinto e l\u2019eternit\u00e0 del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa riflessione sulla vita e la rosa trasportata chiss\u00e0 dove dalle onde, ci prepariamo ad allontanarci dal mare per arrivare nelle viscere del calderone pugliese. Siamo pronti ad esplorare la Puglia dall\u2019entroterra nella seconda sezione <em>L\u2019interno del calderone<\/em>. La novit\u00e0 in questo caso non \u00e8 solo il percorso che prende un\u2019altra direzione, ma anche il mezzo di trasporto che l\u2019Alberti utilizza per spostarsi: il treno. <em>Dai finestrini delle \u201cFerrovie del Sud-Est\u201d <\/em>tornano a galla i ricordi della scrittrice legati a questo mezzo di locomozione, il treno, che l\u2019ha portata in diversi posti del mondo. La ferrovia del Sud-Est viene elogiata da Kazimiera Alberti, non solo per la sua funzione economica, ma piuttosto per la sua funzione culturale; utilizzava il treno per tratte ben pi\u00f9 lunghe, per esplorare nuove terre e non per uso domestico. Difatti descrive la ferrovia del Sud-Est in maniera entusiastica, per dimostrare che la Puglia era riuscita a progredire per quanto riguarda i mezzi di trasporto:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle vecchie guide leggiamo che \u00abLa Puglia \u00e8 difficile a visitare per la mancanza di mezzi comodi di locomozione\u00bb (Alberti 1951: 140). [\u2026] nessuno pu\u00f2 gi\u00e0 pi\u00f9 dire che la Puglia sia regione difficile a visitare (Alberti 1951: 142).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elogia le ferrovie che permettono di visitare anche i paesini pi\u00f9 piccoli, di ammirare paesaggi fantastici attraverso il <em>finestrino ferroviario <\/em>(Alberti 1951: 142).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prossima stazione \u00e8 quella di Modugno, la cui narrazione ruota attorno al rapporto tra l\u2019uomo e il sacro. L\u2019Alberti, essendo una viaggiatrice, nel corso dei suoi viaggi ha avuto la possibilit\u00e0 di \u00abincontrare\u00bb diverse divinit\u00e0 di differenti culture:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Egitto, con diffidenza mi avevan guardato gli occhi eterni di Osiride. [\u2026] Al Vaticano lo Zeus di Otricoli chiudeva nei suoi occhi, come un libro prezioso, tutta la filosofia dell\u2019antichit\u00e0. Sulle rive della Vistola vidi Swiatowid, il Dio che vede il mondo intero. Aveva quattro facce, volte ai quattro angoli del mondo. [\u2026] In Grecia, a Dafnae, avevo ammirato il Dio bizantino, cupido della potest\u00e0 della terra. [\u2026] Da Costantinopoli al Marocco il Dio dell\u2019Islam [\u2026]. In Francia ed in Spagna, in Olanda ed in Belgio, il Dio Cristiano, rappresentato in migliaia di magnifiche edizioni [\u2026] (Alberti 1951: 144).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante avesse avuto l\u2019opportunit\u00e0 di ammirare diversi esseri divini in giro per il mondo, qui, a Modugno, la scrittrice resta sorpresa nel vedere una divinit\u00e0 diversa dal solito, eppure con due caratteristiche tipiche: \u00abla impenetrabile indifferenza e lo splendido mutismo\u00bb (Alberti 1951: 145). Questa divinit\u00e0 coincide con il Menhir di pietra, soprannominato <em>il Monaco <\/em>(Alberti 1951: 145).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 165-166<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Kazimiera Alberti <em>il Monaco <\/em>\u00e8 la prima divinit\u00e0 assoluta ad aver avuto una forma, una sorta di mentore per gli esseri divini che a suo dire siano comparsi successivamente e in ambiti pi\u00f9 specifici. Ai piedi di questo monumento neolitico, inizia una riflessione sulla vita e traspare la sua formazione laica con un tono quasi critico nei confronti di coloro che si rivolgono a entit\u00e0 superiori con le loro domande:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siedi ai suoi piedi. Non chiedere nulla perch\u00e9 nulla ti risponderebbe. Nulla guadagnerai a supplicarlo. Alcun peccato egli ti rimetter\u00e0. N\u00e9 t\u2019imporr\u00e0 penitenze. N\u00e9 ti dar\u00e0 premio alcuno! Non ti consiglier\u00e0 niente. Non ti profetizzer\u00e0 nulla. Non ti destiner\u00e0 a nulla. Non ti obbligher\u00e0 con alcun codice (Alberti 1951: 146).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restiamo ancora ne <em>Il mistico triangolo modugnese<\/em>, accanto al Menhir neolitico, l\u00ec dove c\u2019\u00e8 la chiesa di San Pietro di Basignano, una tra le pi\u00f9 antiche chiese romaniche pugliesi, con la sua cupola che raffigura il cielo e la grotta dove ha vissuto San Corrado, in cui il santo ha cercato di creare una comunione con la Divinit\u00e0. Il triangolo spirituale \u00e8 dunque composto dal Menhir, dalla chiesa di San Pietro e dalla grotta di San Corrado (Alberti 1951: 148\u2013150).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa sosta a Modugno, accompagnata da una riflessione sulle divinit\u00e0 e il sacro, la nostra \u00abcicerone\u00bb ci invita a soffermarci ad osservare una piccola localit\u00e0 quasi sconosciuta: Bitonto. Nel territorio di quella che l\u2019Alberti definisce un\u2019<em>enorme pinacoteca, quale <\/em><em>\u00e8<\/em><em> l\u2019Italia <\/em>(Alberti 1951: 151), non ci sono solo le grandi e piccole citt\u00e0 pi\u00f9 note agli stranieri come Roma, Napoli, Venezia, Genova, Firenze, ecc., ma \u00e8 possibile trovarci \u00abcentinaia di miniature e piccoli ed intimi medaglioni\u00bb (Alberti 1951: 151), tra cui Bitonto. Ci addentriamo dunque all\u2019interno di questa citt\u00e0 trapezoidale con al centro un\u2019imponente \u00abaquila\u00bb: la cattedrale di Bitonto. Definita come una tra le pi\u00f9 belle chiese romaniche, nonostante i \u00abdanni\u00bb subiti dal Settecento, si presenta agli occhi dell\u2019autrice come un\u2019\u00abaquila con una sola ala\u00bb (Alberti 1951: 151).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La descrive nei minimi dettagli e la paragona anche a chiese sparse per il mondo, per esempio a Parigi, a Praga o a Vienna, sottolineando che non sfigurerebbe in mezzo a monumenti pi\u00f9 importanti (Alberti 1951: 151). Alla fine si pone una domanda, portando nuovamente tra le sue pagine il pensiero sull\u2019uomo e la sua capacit\u00e0 di distruggere da una parte, tuttavia dall\u2019altra ne esalta il suo saper immergersi nell\u2019arte e la sua abilit\u00e0 nel costruire straordinari monumenti:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dualismo insito nella sua natura umana accompagner\u00e0 l\u2019uomo fino al termine della sua vegetazione terrestre? Vincer\u00e0 mai una di queste met\u00e0? E se vincer\u00e0, quale delle due? Il fango? Le ali dell\u2019aquila? O almeno una sola? (Alberti 1951: 154).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 166<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come delle aquile in volo puntiamo verso il cielo e oltre, perch\u00e9 la scrittrice vuole parlarci di <em>Una stellina della via lattea<\/em>. Questa stellina, un tempo chiamata Rubi, attualmente \u00e8 nota come Ruvo. Ricca di storia e di ceramiche, grazie a degli attenti collezionisti, gli Jatta, \u00e8 possibile ammirare nell\u2019omonimo museo i vasi e le illustrazioni. Nel momento in cui Kazimiera Alberti entra nel museo, ha la sensazione che sia arrivata in una biblioteca piena di riviste illustrate, che altro non sono se non i vasi in ceramica conservati in esso. Da un quesito posto dall\u2019autrice si evince che la visita al museo sia avvenuta nell\u2019anno 1948: \u00abVeramente ho passato questi brevi istanti nel XX\u00b0 secolo, nell\u2019anno 1948?\u00bb (Alberti 1951: 157).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019ammirazione delle ceramiche e della cattedrale la citt\u00e0 si spegne in un buio pesto che porta l\u2019autrice ad essere un po\u2019 malinconica, seppur con un tocco di speranza, poich\u00e9 guardando il cielo si rende conto di come le stelle brillino come se fosse estate e non novembre: \u00abE forse rester\u00e0 veramente dopo di noi qualche\u2026 stellina della Via Lattea\u00bb (Alberti 1951: 159).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_1\"><\/a>Ci spostiamo giusto qualche chilometro pi\u00f9 in l\u00e0, per raggiungere una cittadina che ha avuto la possibilit\u00e0 di assaggiare la gloria imperiale: Andria (Alberti 1951: 161). L\u2019Alberti scrive come l\u2019epoca moderna abbia privato le piccole citt\u00e0 dai grandi avvenimenti e come tutto ci\u00f2 ora avvenga solo nelle capitali. Un tempo anche i piccoli paesi furono i protagonisti di fatti importanti, come nel caso di Andria, citt\u00e0 a cui Federico II in partenza per le crociate affid\u00f2 sua moglie Jolanda, che diede alla luce suo figlio, futuro erede al trono. Purtroppo dopo qualche giorno la donna mor\u00ec per le conseguenze del parto e la citt\u00e0 fu in lutto. La cripta della cattedrale di Andria, oltre alle spoglie di Jolanda, conserva anche le spoglie della seconda e della terza moglie di Federico II. Andria \u00e8 l\u2019unica citt\u00e0 che \u00e8 rimasta fedele all\u2019imperatore e da qui la scrittrice prende spunto per poter riflettere sulla fedelt\u00e0 non solo delle citt\u00e0, ma anche dell\u2019uomo (Alberti 1951: 160\u2013163).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Federico II di Svevia ha svolto un ruolo molto importante nella storia della regione pugliese. Ci sono tracce della sua presenza in tutto il territorio. Il monumento pi\u00f9 importante e che ci viene subito in mente pensando alla sua figura \u00e8 proprio il Castel del Monte<a href=\"#przyp_1.1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittrice ci suggerisce di leggere <em>Un poema al vento dei secoli<\/em>: Castel del Monte. Proprio per questo ci presenta la sua definizione di poema:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando diciamo \u00abpoema\u00bb per noi questo non racchiude solamente metrica di versi, composta in giambi, trochei od epodi da umane parole. Questa sarebbe una troppo povera definizione! Vi sono altri poemi, scritti con le minuscole note che assumeranno vita sotto l\u2019archetto serafico di un violino o, elaborate dai pi\u00f9 vari istrumenti, confluiranno nell\u2019unit\u00e0 ideale sinfonica [\u2026]. E poemi furono scritti con l\u2019esile trama degli arazzi fiamminghi o con i minuscoli vetri dei mosaici bizantini (Alberti 1951: 164).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 167-168<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_1.1\"><\/a><a href=\"#przyp_1\">[1]<\/a> Per approfondire l\u2019argomento cfr. F. Cardini (2016).<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da una parte per gli italiani la parola \u00abpoema\u00bb richiama inevitabilmente alla mente opere come l\u2019<em>Odissea<\/em>, l\u2019<em>Iliade<\/em>, dall\u2019altra per i polacchi immediatamente l\u2019associazione va all\u2019epopea nazionale polacca, <em>Pan Tadeusz<\/em>. Ci\u00f2 dimostra la grandezza e l\u2019importanza che Kazimiera Alberti voglia donare all\u2019immagine del Castel del Monte. Ne fa un\u2019accurata descrizione da tutti i punti di vista, come se fosse una guida turistica, cos\u00ec da poter rendere questa presentazione allettante agli occhi del turista. Tuttavia l\u2019attenzione della scrittrice non si sofferma soltanto sul \u00abpoema\u00bb, ma ne esalta il personaggio che ha ideato il Castel del Monte, Federico II di Svevia:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un uomo che visse tra le brume dello scandalo e tra le luci dell\u2019entusiasmo: Federico II \u00abstupor mundi\u00bb, uno degli uomini pi\u00f9 originali non solo della sua epoca ma di tutta la storia. [\u2026] L\u2019universalismo politico che egli sogna, l\u2019unificazione dell\u2019Europa non son forse idee che con tanta passione e dolore sommuovono la nostra generazione? (Alberti 1951: 164).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo di fronte ad un imperatore dai mille interessi e dalle molteplici capacit\u00e0, presentato come un precursore dell\u2019arte del suo tempo in grado di valorizzare ed apprezzare opere artistiche capaci di brillare in eterno e di continuare a farlo in qualsiasi epoca. Di fatti l\u2019Alberti definisce il Castel del Monte come la \u00abprima culla del Rinascimento\u00bb (Alberti 1951: 165) seppur troppo riduttivo di fronte a cotanta bellezza architettonica. Si tratta di un poema al vento dei secoli, poich\u00e9 nonostante tutte le intemperie, gli eventi storici, le epidemie resta sempre l\u00ec erto sul colle nella sua grande imponenza (Alberti 1951: 164\u2013166).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono diverse le funzioni che questo monumento ha ricoperto nel corso dei secoli descritte anche dalla nostra personale \u00abguida\u00bb, Kazimiera Alberti: tenuta di caccia per l\u2019imperatore, carcere per i suoi discendenti, rifugio durante un\u2019epidemia, per poi diventare luogo prescelto da briganti e pastori con i propri greggi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_2\"><\/a>Il fato gli offre sempre nuovo destino nonostante tutto esso conserva la sua dignit\u00e0 e la sua originalit\u00e0 come se un incantesimo guardi l\u2019intoccabilit\u00e0 della sua struttura (Alberti 1951: 166).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia non ci sono testimonianze della presenza dell\u2019imperatore di Svevia presso la tenuta. Attualmente ci sono tanti misteri e leggende che si celano dietro questo monumento tanto imponente ed importante, oltre a tutte le teorie legate alla forma ottagonale e la ricorrenza del numero otto e i suoi diversi significati<a href=\"#przyp_2.1\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 168<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_2.1\"><\/a><a href=\"#przyp_2\">[2]<\/a>Per maggiori informazioni cfr. R. Astremo (2012); A. Lattanzi, N. Lattanzi (2015).<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciamo il misterioso Castel del Monte, \u00abil poema pi\u00f9 bello che Federico II abbia scritto in terra di Puglia\u00bb (Alberti 1951: 168), per poter dedicarci ad un altro momento di profonda riflessione storico-culturale. Canosa di Puglia, fondata da Diomede, \u00e8 ricca di storia e leggende. In questa fermata il presente e le glorie del passato si intrecciano. Si respirano ancora nell\u2019aria i tragici eventi della Roma antica, eppure all\u2019improvviso la modernit\u00e0 irrompe lasciando spazio alla quotidianit\u00e0 canosina. \u00c8 tempo di vendemmia e l\u2019autrice osserva il paese in subbuglio per questa scadenza. Descrizioni realistiche e vivaci sui contadini e la loro uva, gli asini che spingono i carretti, riempiono le righe riguardanti questa cittadina. Ci rituffiamo nuovamente nel passato, grazie a delle iscrizioni romane, tradotte in italiano e commentate dalla scrittrice (Alberti 1951: 170\u2013173).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando tra le vie lunghe e strette ci ritroviamo alle porte della citt\u00e0, laddove c\u2019era la necropoli, che porta l\u2019Alberti ad una riflessione sulla morte:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019eternit\u00e0 dei tempi le tombe hanno interessato non solo la scienza ma anche l\u2019umana fantasia. Dalle necropoli conosciamo la cultura. La morte fu sempre rispettata come la vita. Davanti la morte era inconcepibile ogni avarizia. Anche il pi\u00f9 povero sacrific\u00f2 l\u2019eterno riposo qualche oggetto amato o qualche utensile. I ricchi portarono con s\u00e9 buona parte della loro ricchezza [\u2026]. La volgarit\u00e0 e la ferocia della vita hanno poi arso, rovinato, distrutto, rotto\u2026 ma la nobilt\u00e0 della morte, la seriet\u00e0 e la sanit\u00e0 della tomba, intoccabile eredit\u00e0 secondo il codice non scritto, trasmesso da una generazione all\u2019altra, con il loro sugello hanno guardato il segreto della loro ricchezza (Alberti 1951: 173).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scrittrice coglie sempre l\u2019occasione per invitare il lettore a visitare la Puglia, offrendogli diversi motivi per poterlo fare:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">O straniero, se ti fecero tanto gran torto da battezzarti solo una volta nella vita, vieni a Canosa, ed il Battistero di S. Giovanni certamente ti ripagher\u00e0! (Alberti 1951: 175).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riflessioni sul presente, il passato e le descrizioni terminano con un elogio di questo paesino:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, sebbene pioviggini e sia assente quel meraviglioso scenografo che \u00e8 il sole, Canosa, di faccia e di profilo, \u00e8 per noi splendente, piena di luce interiore (Alberti 1951: 175).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo le antiche tracce dell\u2019antica Roma, Kazimiera Alberti si prepara a visitare Canne. Tuttavia ci consiglia di fare una sosta con lei a Canosa, per poter ammirare l\u2019Arco Romano. Lungo il tragitto da Bari a Canosa, la scrittrice osserva la Puglia e i pugliesi di notte. Ammira i contadini che lavorano negli uliveti e ne sottolinea la forza d\u2019animo visibile attraverso il canto, nonostante i problemi che possano affliggerli riguardanti il lavoro, il loro raccolto, ecc. (Alberti 1951: 176\u2013177).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 169-170<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Arco romano non le riporta a galla scene di guerra, brutti ricordi, quelle terribili sensazioni che gli altri archi avevano suscitato in lei. Al contrario, questo umile e sobrio arco, immerso nella campagna, sembra far parte del paesaggio ed \u00e8 insito in un senso filosofico, piuttosto che in un senso bellico:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli altri erano, si pu\u00f2 dire, \u2026 urbani, nel complesso di pietra, sullo sfondo del rumore stradale. Questo qui \u00e8\u2026 agreste, con i suoi piedi fortemente piantati nella fertile terra (Alberti 1951: 178).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sedendo su di una pietra, appoggiata con le spalle all\u2019arco, l\u2019autrice si domanda come saranno giudicati i trionfi del passato. In conclusione l\u2019attenzione \u00e8 posta sulle generazioni future, per le quali la scrittrice si domanda se nella loro \u00abtelevisione\u00bb apparir\u00e0 il ricordo del contadino, che passa per l\u2019Arco di trionfo, che lavora e canta nei suoi campi, per poter assolvere il XX secolo (Alberti 1951: 179).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguiamo il nostro viaggio sulla scia degli eventi storici, seguendo le tracce di Annibale. Piuttosto che descrivere solo gli eventi storici, attraverso la battaglia di Canne, la scrittrice cerca di capire il senso di questi eventi e le lezioni di vita che ne susseguono. Come sottolinea tra queste pagine, il suo pensiero riguardo alle guerre \u00e8 ben saldo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da bambini abbiamo giocato sul grembo della prima guerra mondiale e la seconda ci ha baciato tragicamente in fondo al cuore. Noi siamo la generazione per la quale la parola \u00abguerra\u00bb non \u00e8 \u00abgloria\u00bb, ma solamente \u00abdramma\u00bb (Alberti 1951: 179).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ritroviamo dunque ad una lezione all\u2019aria aperta, direttamente sul campo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci interessa oggi la psicologia dell\u2019aggressione e le sue conseguenze. In nessun luogo la studierai tanto bene come su questo campo, oggi. [\u2026] La lezione fu semplice: questo compito di storia fu scritto da centoventimila uomini, da un mattino ad una sera. Naturalmente lo scrissero con l\u2019inchiostro rosso delle proprie vene (Alberti 1951: 180).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci spiega come l\u2019aggressivit\u00e0 non faccia altro che generarne dell\u2019altra e Canne ne \u00e8 l\u2019esempio per eccellenza. In questo caso ne approfitta per sottolineare come purtroppo la lezione non fu appresa dall\u2019umanit\u00e0 per evitare che tutto ci\u00f2 si ripetesse nei secoli successivi, ma \u00e8 stata purtroppo solo spunto per poter sfruttarne le sue strategie.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 170-171<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci illustra come quella di Canne non sia una semplice battaglia tra due popoli, bens\u00ec:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Canne \u00e8 qualcosa di pi\u00f9. \u00c8 la ferita che tragicamente si ripete e si riapre ad ogni generazione, su tutto l\u2019orbe terraqueo. E se l\u2019umanit\u00e0 non guarir\u00e0 in qualche modo questa ferita, certamente non creer\u00e0 mai una pi\u00f9 alta cultura. Una cultura basata sulla giustizia ed eguaglianza tra i popoli (Alberti 1951: 181).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019autrice una maggiore comprensione della battaglia sarebbe possibile se fosse descritta, commentata e illustrata nei libri scolastici, seppur in maniera completamente diversa rispetto a quella versione che c\u2019era nei libri della sua epoca (Alberti 1951: 181).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta, la battaglia ha portato a galla il ricordo della guerra, che cerca di superare, portandosi con s\u00e9 il ricordo di Canne, come il \u00abcampo di una celebre battaglia antica\u00bb (Alberti 1951: 182), un luogo non solo archeologico, ma con una morale che deve spingere gli animi verso il pacifismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prossima tappa riappare ancora una volta l\u2019imperatore di Svevia, Federico II, che durante le crociate verso la Terrasanta, passando per Altamura, decise di lasciare l\u00ec i suoi uomini stanchi e ammalati. Con gran sorpresa al ritorno ritrov\u00f2 i suoi soldati pi\u00f9 forti di prima:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Federico, monarca munifico, non fu sconoscente. Scelse, da poeta qual era, un poetico nome per la citt\u00e0, quarta nella propria storia, nuova per i tempi moderni: \u00abAltamura\u00bb. La mun\u00ec di castello e di mura, e fond\u00f2 in essa quella meraviglia dell\u2019arte romanico-pugliese che \u00e8 il Duomo (Alberti 1951: 185).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di proseguire per il nostro viaggio in terra di Puglia, l\u2019autrice ci parla della leggenda della citt\u00e0 di Altamura legata all\u2019amico di Ercole Filottete. Nella storia di questa cittadina \u00e8 ricorrente il fatto che ci sia un\u2019aria pura, salubre. Difatti il primo nome della citt\u00e0 fu <em>Petilla, la \u201crosa selvatica\u201d <\/em>(Alberti 1951: 184). Ci\u00f2 nonostante fu rasa al suolo da Annibale e successivamente abitata da Romani, Greci e poi Ostrogoti. Il paesaggio colpisce molto Kazimiera Alberti, per\u00f2 quello che cattura maggiormente la sua attenzione \u00e8 la cattedrale di Altamura che, con il suo imponente e artistico portone, lascia la nostra \u00abguida\u00bb stupefatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo la nostra \u00abcicerone\u00bb proseguiamo nell\u2019entroterra pugliese per raggiungere Gravina. In questa localit\u00e0 l\u2019Alberti passa la parola ad un venditore ambulante, che ci guider\u00e0 e ci presenter\u00e0 quello che di bello questa cittadina ha da offrire: dai musei alla chiesa di San Sebastiano, dalla Cattedrale al monumento funerario di Angelo Castriota, e cos\u00ec via\u2026 Il venditore oltre ai soliti monumenti, sa soddisfare anche le esigenze dei turisti che non si sanno accontentare, raccontan do aneddoti e \u00absegreti\u00bb del posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 171-172<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo personaggio un po\u2019 stravagante mostra Gravina attraverso i monumenti, i quadri, i santi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un angolo \u2013 guardate bene! \u2013 l\u2019affresco dell\u2019elemosina di S. Martino. Sul cavallo bianco il salto taglia con la spada il suo largo mantello, di cui il povero sostiene la falda. La figura di S. Martino, vigorosamente rilevata, rappresenta un secolo pi\u00f9 progredito nell\u2019arte pittorica, bel prodotto della pittura del XV\u00b0 secolo (Alberti 1951: 189).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il venditore ambulante dialoga con il lettore e gli d\u00e0 la possibilit\u00e0 di scegliere quello che preferisce. Propone tutti gli stili e i monumenti da scegliere in base ai propri gusti personali. \u00c8 un ambulante colto e completo, che fa riferimento a Federico II, il quale ha definito Gravina \u00abgiardino delle delizie\u00bb (Alberti 1951: 190) per la bellezza dei suoi paesaggi tutti da ammirare. Ci coinvolge e ci racconta curiosit\u00e0 della citt\u00e0 con tono giocoso e divertente:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peccato che la malaria nel 1623 costrinse gli abitanti a prosciugare il lago artificiale che si estendeva nei pressi della citt\u00e0. Se no, potrei mostrarvi un altro articolo: le cicogne. Fino a quell\u2019epoca, Gravina, unica citt\u00e0 d\u2019Italia, fu sede prediletta delle cicogne, che protette da nobili e popolo, nidificavano su ogni tetto. Ora purtroppo l\u2019articolo \u00e8 esaurito\u2026 (Alberti 1951: 190).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante notare come il commerciante si soffermi sugli eventi storici, sulla presentazione dei monumenti e degli elementi architettonici e naturali, senza tralasciare il folklore dell\u2019epoca, con la descrizione di matrimoni e dei costumi tradizionali:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se siete amanti del calore locale, forse solo qui, in tutta la provincia di Bari, disponiamo di folklore. Venite ad assistere ad un matrimonio o ad una festa locale. Vedrete uomini e donne sfoggiare i loro severi costumi tradizionali che qui ancora si conservano non come cimeli da museo, ma come parte attiva della vita (Alberti 1951: 191).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sereni e spensierati dopo questo lieto incontro a Gravina, siamo pronti a spostarci verso la nostra prossima fermata: Conversano. Arrivati in questo paesino \u00e8 come se ci fosse lo scontro di due forze contrastanti: il fenomeno husserliano ed il realismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kazimiera Alberti ci fornisce una spiegazione di questa fenomenologia husserliana riguardante l\u2019esistenza umana, che l\u2019ha da sempre incuriosita, di come alcune persone con delle stesse caratteristiche possano nascere e crescere in un determinato luogo. \u00c8 come se la tradizione, la natura e il luogo influenzassero la personalit\u00e0 di un uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 172-173<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da questo presupposto, ci presenta diversi personaggi che hanno reso interessante e talvolta fuori dal normale la storia di Conversano:<a name=\"przyp_3\"><\/a><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tancredi, figlio di Goffredo, III\u00b0 conte di Conversano, eroe crociato che tanta parte occupa nella \u00abGerusalemme Liberata\u00bb. [\u2026] Con l\u2019avvento della casa Acquaviva d\u2019Aragona, Conversano cominci\u00f2 a produrre i tipi pi\u00f9 forti del suo repertorio (Alberti 1951: 193).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei personaggi pi\u00f9 famosi ed estrosi della storia pugliese \u00e8 proprio Giangirolamo II d\u2019Aragona, noto come il \u00abGuercio di Puglia\u00bb. Quest\u2019ultimo, oltre a far squagliare vivi dei canonici ed a rivestire le poltrone del proprio castello con le loro pelli, \u00e8 celebre per aver commissionato il pi\u00f9 grande ciclo pittorico della Gerusalemme Liberata, ma soprattutto per essersi inventato un modo per eludere le tasse imposte dal re del regno di Napoli Ferdinando I d\u2019Aragona per la nascita di nuovi centri urbani<a href=\"#przyp_3.1\">[3]<\/a>. Grazie a questo stratagemma inventato dal Guercio di Puglia, sono nati i trulli di Alberobello, oggi patrimonio dell\u2019UNESCO a partire dal 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ai diversi personaggi bizzarri che si concentrano nella storia di Conversano, degni di nota sono anche i monumenti ed il paesaggio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, con la borsa piena, ripartiamo da Conversano, allegri per essere riusciti ad \u00abaccendere due candele insieme\u00bb (come dice il proverbio polacco) davanti a due idee che non si possono sopportare vicendevolmente. Davanti la fenomenologia di Husserl e, contemporaneamente, davanti l\u2019onesto e vieto realismo (Alberti 1951: 197).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo l\u2019autrice ci ritroviamo ad ammirare le grotte di Castellana, definite come un \u00abcastello sotterraneo della Puglia\u00bb (Alberti 1951: 198). Confrontandole con le grotte che ha visitato in giro per il mondo, ci propone di visitarle come se fossero i castelli della Loira, le chiese gotiche francesi ed in questo modo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedrai un teatro nel quale non fosti mai; davanti ai tuoi occhi si apriranno scenari mai veduti, paurosi e capricciosi, armonici e mostruosi, primitivi e raffinati, forti e delicati! (Alberti 1951: 199).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci anticipa in qualche modo le sensazioni che ci susciter\u00e0 la vista di queste grotte che ci lasceranno a bocca aperta:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarai sbalordito davanti ad un\u2019architettura mai gustata nella vita; architravi, capitelli, arcate, cripte, cupole; ed allora comprenderai che la pietra vive, che questa pietra creduta insensibile ha la forza di creare migliaia di aspetti e visioni con genio folle da gigante. Comprenderai che questa pietra \u00e8 da sola architetto e scultore, che, dal travaglio dei secoli, trae dal suo interno le forme dell\u2019uomo stesso non presentite, e vedrai, con tutto il tuo orgoglio di originale, quanto sia grande la tua piccolezza, quanto enorme la tua inferiorit\u00e0, davanti la fantasia e la forza della natura (Alberti 1951: 199\u2013200).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 173-174<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_3.1\"><\/a><a href=\"#przyp_3\">[3] <\/a>Vedi R. Astremo (2015).<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un elogio alla natura, in grado di creare nel corso dei secoli uno scenario spettacolare che non si pu\u00f2 assolutamente perdere:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre solo scendere e guardare. Il resto lo far\u00e0 da solo questo magico castello sotterraneo nel quale tu visitatore, col tuo gran talento artistico, con la tua fantasia e la tua individualit\u00e0, diventi un pigmeo (Alberti 1951: 200).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"przyp_4\"><\/a>La nostra fermata successiva \u00e8 la citt\u00e0 dei trulli, Alberobello. L\u2019invito che ci fa questa volta \u00e8 quello di abbandonare l\u2019idea della magnifica architettura delle citt\u00e0 italiane pi\u00f9 note, per poter osservare da pi\u00f9 vicino lo stile preistorico. Qui, \u00abnella culla dell\u2019architettura\u00bb (Alberti 1951: 202), l\u2019Alberti fa un inno dedicato alla pietra:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vieni qui ad Alberobello e qui, in questa culla dell\u2019architettura, comprenderai quanto amore e rispetto per la pietra, nel suo testamento, ha lasciato il primitivo architetto. Per primo egli cambi\u00f2 la pietra in suo protettore, ch\u00e9 gli desse riparo e sicurezza davanti gli uragani ed i cicloni, e ricovero dopo il lavoro sotto l\u2019ardente sole (Alberti 1951: 202).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trulli erano diffusi gi\u00e0 nell\u2019epoca preistorica in Valle d\u2019Itria, soprannominati <em>tholos<\/em>, utilizzati per seppellire i morti. Tuttavia i trulli che attualmente ritroviamo ad Alberobello sono quelli risalenti al XIV secolo, periodo durante il quale il territorio alberobellese era sotto il dominio dei Conti di Conversano<a href=\"#przyp_4.1\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passeggiando tra le vie di questa cittadina sembra che qui la vita fosse pi\u00f9 tranquilla, che l\u2019uomo che ci viveva tanto tempo fa fosse sereno e pi\u00f9 felice. L\u2019autrice ci fa una piccola lezione sullo stile architettonico di queste case dove \u00e8 possibile ammirare:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] il pi\u00f9 crudo primitivismo, questa lettera \u00abA\u00bb nell\u2019abic\u00ec dell\u2019architettura, che ha racchiuso in s\u00e9 tutti gli elementi strutturali delle altre lettere. L\u2019analfabeta pi\u00f9 difficilmente impara questa prima lettera\u2026 tutte le altre sono poi pi\u00f9 facili. Guarda, prendi ad Alberobello la tua prima lezione; poi comprenderai pi\u00f9 facilmente ogni geroglifico architettonico. [\u2026] Guarda il progetto dell\u2019architetto preistorico! Ecco il rifugio che egli costru\u00ec per i suoi vivi e per i suoi morti. Di qui \u00e8 partito il primo filo per Creta, Micene e la Grecia (Alberti 1951: 203).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 174-175<\/strong><\/p>\n<div style=\"height: 2px; border-bottom: 3px solid grey; width: 250px;\"><\/div>\n<p><a name=\"przyp_4.1\"><\/a><a href=\"#przyp_4\">[4] <\/a><a href=\"http:\/\/www.italia.it\/it\/scopri-litalia\/puglia\/poi\/la-storia-dei-trulli-di-alberobello.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Online<\/a>: [Accesso: 11.02.2019].<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta, anche in questa localit\u00e0, ci pone davanti ad un quesito nato da una riflessione sulla vita moderna rispetto a quella del passato. Sembra che alla sola vista i trulli diano la possibilit\u00e0 di essere sereni e felici, al contrario delle costruzioni moderne, come ad esempio i grattacieli, che non sono in grado di regalarci le stesse emozioni positive (Alberti 1951: 204).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per presentarci il capoluogo salentino, Lecce, la scrittrice decide di portarci indietro nel tempo fino all\u2019epoca barocca, per poter comprendere a pieno lo stile di questa citt\u00e0 che, al contrario della maggior parte delle altre, ne vanta uno ben definito: quello barocco per l\u2019appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rendere al meglio la descrizione di questa localit\u00e0, paragona le citt\u00e0 agli uomini e ci dimostra \u00abcome gli uomini, le citt\u00e0 nascono sotto qualche stella buona o cattiva\u00bb (Alberti 1951: 206) e ripercorre cos\u00ec tutte le fasi della nascita di questo gioiello barocco. Parlando di questo stile prorompente, ne descrive gli angeli allegri e vigorosi, proponendoci di bere un bicchiere del buon vino di Lecce (definito dall\u2019autrice come uno dei migliori vini che abbia mai bevuto) e presentandoci alcune delle tante chiese costruite con la particolare e fragile pietra leccese (Alberti 1951: 207\u2013208).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 come se il centro storico di Lecce sia rinchiuso tra le mura, in una sorta di bolla capace di fermare il tempo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni volta, quando da una delle tre porte usciamo nella citt\u00e0 moderna, abbiamo sempre l\u2019impressione di risvegliarci in un\u2019altra epoca. E ci riesce difficile credere di essere nel XX secolo, poich\u00e9 qui tutto \u00e8 tranquillit\u00e0 e silenzio (Alberti 1951: 209).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella citt\u00e0 in cui tutto sembra essere fermo all\u2019epoca barocca, solo gli abiti dei leccesi dimostrano che stanno visitando la citt\u00e0 dopo la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con la lucerna ad olio nelle mani\u2026 <\/em>giungiamo insieme ai coniugi presso Massafra. Qui l\u2019Alberti e Cocola si trovano di fronte a un paesaggio suggestivo, con un\u2019aria bizantina. <em>La Tebaide d\u2019Italia<\/em>, utilizzato dalla scrittrice come guida per visitare questa citt\u00e0, \u00e8 un testo di uno storico nato in questa terra, Vincenzo Gallo, al quale \u00e8 dedicato anche il capitolo. Il segreto che ci presenta tra queste pagine \u00e8 quello di un villaggio bizantino formato da tante grotte vicine, poco accessibili, ideale per i cristiani che cercavano di rifugiarsi e praticare la propria religione, lontano dagli occhi dei Romani (Alberti 1951: 210\u2013211). Con in mano una lanterna ad olio, iniziamo l\u2019esplorazione di queste meravigliose cappelle bizantine. L\u2019autrice vuole farci capire che non esiste solo una forma di \u00abbizantinismo\u00bb, poich\u00e9 possiamo distinguerne uno pi\u00f9 ricco ed uno pi\u00f9 povero:<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 175-176<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hai sempre pensato che il \u00abbizantinismo\u00bb sia Ravenna, S. Vitale e S. Apollinare, S. Giovanni ed il Sepolcro di Galla Placidia, i mosaici dai fantastici colori, i ricchi capitelli, le cupole maestose, gli alti campanili. Certamente questo \u00e8 \u00abbizantinismo\u00bb! Ma l\u2019ufficiale, il ricco, quello della capitale, della sfera che governa, che ha a sua disposizione centinaia di svariati architetti ed artisti. Ma vi \u00e8 ancora l\u2019altro bizantino, povero, lavorato dalla mano e dalla fantasia di fanatici eremiti, disseminato in tutta la Puglia, che ha raggiunto la sua espressione concentrata nella \u00abTebaide d\u2019Italia\u00bb: Massafra (Alberti 1951: 213).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggetto centrale di queste pagine \u00e8 proprio la lanterna, simbolo di un\u2019antica festivit\u00e0 bizantina in cui la leggenda narra di una festa dell\u2019illuminazione soprannominata \u00abFesta del Paradiso\u00bb, dove durante la notte gli abitanti delle grotte si dirigevano gi\u00f9, nella vallata, con in mano una lume ad olio fra le mani (Alberti 1951: 214). Proprio riflettendo su questa leggenda e le luci moderne, la scrittrice spera che la lanterna ad olio possa illuminare il sentiero della vita di ognuno di noi (Alberti 1951: 215).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver posato le nostre lucerne in quel di Massafra, siamo pronti ad ammirare le antiche mura megalitiche conservate in quel di Manduria, citt\u00e0 nota per i fichi secchi. L\u2019autrice ripercorre un po\u2019 i tratti salienti della storia e della costruzione delle mura di questo paese. Ci menziona la leggenda legata all\u2019acqua, nella caverna, dove probabilmente in precedenza si trovava proprio il centro della citt\u00e0 antica. \u00c8 suggestivo come a seconda delle origini dei fondatori, il nome della citt\u00e0 possa assumere due significati completamente opposti: <em>Citt<\/em><em>\u00e0<\/em><em> forte <\/em>oppure <em>Buon <\/em><em>Augurio <\/em>(Alberti 1951: 218). Tuttavia l\u2019Alberti stessa ci sottolinea come nella storia queste due definizioni siano del tutto contrastanti e in disaccordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra prossima stazione, Giurdignano, \u00e8 la zona in cui si concentra il maggior numero di dolmen e menhir. Ci\u00f2 porta la nostra \u201cguida polacca\u201d a definirla come un \u201cgiardino megalitico\u201d (Alberti 1951: 219). Proprio mentre \u00e8 in questo giardino, immersa nei suoi pensieri, ancora una volta tende a difendere la Puglia da quelle persone ignoranti che, come ella stessa ci ricorda nell\u2019<em>Introduzione<\/em>, non sanno riconoscere la differenza tra un dolmen ed un menhir (Alberti 1951: 5). Sulla base di questo, decide di scrivere una cartolina, in cui ancora una volta esorta il lettore a visitare questa terra ed ammirarne le meraviglie. Ribadisce il fatto che ritenga questa una regione per visitatori molto intelligenti ed aperti mentalmente (Alberti 1951: 220).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla provincia di Lecce, giungiamo a nord della Puglia e ci ritroviamo nella Capitanata, precisamente a Foggia. L\u2019Alberti ci parla dello stemma con le tre lingue di fuoco, per poterci introdurre la leggenda della Madonna dei sette veli, ritrovata da dei pastori che seguirono queste tre fiammelle di fuoco e ritrovarono in uno stagno l\u2019icona avvolta appunto da sette veli.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 176-177<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare che proprio l\u00ec dove fu ritrovato il quadro della Madonna sia stata costruita la cattedrale di Foggia. Ci racconta come nei secoli i veli siano stati spostati solo una volta nel Cinquecento, poich\u00e9 un vescovo aveva paura che si potesse celare un\u2019immagine diabolica dietro di essi. Fu l\u2019unica volta in cui fu aperta. Da quel momento ognuno ha avuto la possibilit\u00e0 di poter immaginare il volto della Madonna in maniera del tutto soggettiva e questo alletta molto la scrittrice che ritiene che gli occhi colgano le cose a loro piacimento (Alberti 1951: 221\u2013223).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restiamo ancora a Foggia, per poter ripercorrere insieme un po\u2019 di storia legata ancora una volta ad un personaggio molto importante: Federico II di Svevia. Il rapporto tra questa citt\u00e0 e l\u2019imperatore \u00e8 sempre stato un tira e molla, un <em>odi <\/em><em>et amo. <\/em>L\u2019autrice ci ricorda come lo \u00abstupor mundi\u00bb, sia riuscito ad entrare nella cittadina di Foggia, che precedentemente gli aveva negato l\u2019accesso, grazie alla sua poesia (Alberti 1951: 224\u2013225). Ci racconta come:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Foggia ebbe la strana fortuna di essere egualmente amata da Federico II e dal suo pi\u00f9 accanito nemico, Carlo d\u2019Angi\u00f2. Nella sua Cattedrale trovarono riposo il cuore di Federico e le visceri di Carlo. Queste visceri che tanto spesso avevano ribollito di collera solo al ricordo del nome svevo. Cos\u00ec, in questa strana forma, la storia inscen\u00f2 il perdono evangelico dopo la morte. Un bel gesto da parte sua. Ma la natura, giudice pi\u00f9 spontaneo della storia, [\u2026] decise un altro giudizio. Il grande terremoto del 1731 distrusse quasi tutta Foggia (Alberti 1951: 226).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi ci ritroviamo in una terra che fu distrutta dal terremoto nel lontano 1731 e luogo in cui le reliquie di due sovrani, che tanto hanno apprezzato questa localit\u00e0, furono perdute. Purtroppo non solo la natura aveva in serbo delle sorprese \u201cdistruttive\u201d per questa citt\u00e0. Durante la seconda guerra mondiale, Foggia, fu bombardata e devastata (Alberti 1951: 226).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo averci parlato di Foggia, siamo pronti per perlustrare e approfondire cosa ci pu\u00f2 offrire la citt\u00e0 di Troia. Sin dall\u2019inizio l\u2019autrice ci sottolinea come il nome di questo paese ci porti inevitabilmente a pensare al poema dell\u2019Odissea. Inizia qui a raccogliere gli elementi che ci sveleranno il motivo per cui questa cittadina abbia questo nome. Ad esempio ci parla della vicende di Diomede, fondatore di diverse citt\u00e0 pugliesi, che ritrovando la propria moglie con un altro uomo decise di abbandonare lei e la sua terra. Fond\u00f2 una citt\u00e0 dal nome Ecana, l\u00ec dove conobbe la donna della sua vita Ecania. Purtroppo la posizione di questo paesino, sulla Via Appia, ha fatto s\u00ec che fosse luogo di guerre e spargimenti di sangue nel corso dei secoli. Tuttavia \u00e8 una localit\u00e0 che non si arrende mai (Alberti 1951: 228\u2013232).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 177<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecana, dopo essere stata cosparsa di sale, grazie alla sua tenacia \u00e8 stata in grado di reincarnarsi in Troia. La scrittrice ci propone le due ragioni che hanno dato vita a questo nome:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] forse furono riuniti insieme questi due simboli, il poetico ed il materiale. Diomede trasmise la gloria troiana, la scrofa realizzo le sue mute promesse, superbamente pingui. Il villaggio si svilupp\u00f2. Divenne florido, nell\u2019unto della carne e della gloria (Alberti 1951: 232).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andando avanti, ma restando sempre nella stessa zona, l\u2019esule polacca ci parla di un ordine del 1093 soprannominato la \u00abTregua di Dio\u00bb, ovvero una sorta di pausa, di tregua, per poter recuperare i cadaveri e seppellirli con dovuto rispetto. Ci\u00f2 fa sorgere nell\u2019Alberti un senso di disappunto per quello che \u00e8 avvenuto a Varsavia durante la rivolta del 1944 e soprattutto per quanto riguarda la \u00abraccolta\u00bb dei caduti per le strade della capitale polacca (Alberti 1951: 234).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troia era una di quelle citt\u00e0 che si oppose alla consegna delle proprie chiavi all\u2019imperatore svevo, Federico II. Inizi\u00f2 una sorta di gioco tra i cittadini ed lo \u00abstupor mundi\u00bb, che ovviamente non and\u00f2 a finire nel migliore dei modi ed ancora una volta Troia fu rasa al suolo. Tra i monumenti ce n\u2019\u00e8 uno che ci pu\u00f2 dimostrare tutti i volti di questa localit\u00e0:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] tutte le reincarnazioni di Troia, illustri e funebri, dolorose e luminosi si centralizzeranno nella Cattedrale, le di cui pietre e marmi si ricordano ancora dai tempi di Ecana. E l\u2019asimmetrica rosa della facciata, unica nel suo stile in tutta la Puglia, con le transenne l\u2019una differente dall\u2019altra, sembra simbolizzare le varie e differenti incarnazioni storiche della citt\u00e0 (Alberti 1951: 237).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui Kazimiera Alberti coglie i pregi che la Cattedrale offre al viaggiatore e ne descrive la facciata trattata come \u00abla parte pi\u00f9 importante di questa \u201cSinfonia\u201d, che dopo una pi\u00f9 intima conoscenza la si pu\u00f2 denominare \u201cPatetica\u201d\u00bb (Alberti 1951: 238), il rosone e le porte definite dai critici dell\u2019arte come \u00able pi\u00f9 preziose dell\u2019Italia meridionale dopo quelle della Cattedrale di Benevento\u00bb (Alberti 1951: 239).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuiamo la nostra gita all\u2019insegna della scoperta dei segreti pugliesi, fermandoci questa volta a Lucera. Il passato e le leggende sono sempre presenti, con un tocco di modernit\u00e0, come la tecnica del fotomontaggio:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] i banchieri furono insospettiti dal fatto che l\u2019originale moneta con lo stesso elmo di Minerva e la lettera \u00abL\u00bb fosse infilata in una vetrina di museo. Dissero che questo montaggio storico era mal riuscito (Alberti 1951: 239).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 178<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente la scrittrice rintroduce tra le righe Federico II, colui che ha trasformato la Puglia rendendola esotica, portando a Lucera un gran numero di saraceni per renderli pi\u00f9 \u00abeuropei\u00bb africanizzando cos\u00ec invece la cittadina (Alberti 1951: 245\u2013247).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autrice inizia poi una descrizione del paesaggio incantevole ricco di colori, che lei vorrebbe saper riprodurre su una tavolozza. Si ripresenta anche qui, il dispiacere che prova per la malvagit\u00e0 umana in grado di abbattere ogni cosa: \u00abStrano animale \u00e8 l\u2019uomo! Con gioia infantile costruisce, ma con volutt\u00e0 distrugge!\u00bb (Alberti 1951: 249).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlandoci dell\u2019Anfiteatro di Lucera e tornando un po\u2019 nel passato, inizia una riflessione riguardante il tempo dell\u2019uomo moderno e dell\u2019uomo del passato:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo contemporaneo si \u00e8 formato uno stile di vita che divora tutto il suo tempo. L\u2019uomo si \u00e8 impoverito, ha perduto il suo prezioso gioiello: il tempo! Non ha tempo per niente. N\u00e9 per pensare n\u00e9 per riposare, n\u00e9 per studi pi\u00f9 profondi n\u00e9 per il divertimento. Tutto il mondo si affretta troppo [\u2026]. Da questo punto di vista l\u2019uomo dell\u2019antichit\u00e0 batte l\u2019uomo contemporaneo. Egli aveva il tempo per tutto. Non il tempo governava lui ma lui il tempo (Alberti 1951: 253).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ci dimostra come l\u2019uomo contemporaneo gi\u00e0 negli anni Cinquanta fosse pi\u00f9 \u00abpovero\u00bb di tempo rispetto a quello dell\u2019antichit\u00e0, pur avendo a disposizione molti pi\u00f9 comfort e mezzi che avrebbero dovuto facilitargli la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per renderci al meglio questa localit\u00e0 che \u00e8 tanto piaciuta alla nostra \u00abguida\u00bb, decide di paragonarla ad una giovane donna che ha solo 77 anni (Alberti 1951: 254). Vede la citt\u00e0 come un luogo semplice, naturale e modesto:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La venere di Lucera vive, l\u00e0 dove \u00e8 nata! Ha resistito a tutte le mode della linea femminile. Il gotico, il rococ\u00f2, la \u00abmaschietta\u00bb. [\u2026] Sono passati i secoli, ma la Venere trovata nelle Terme brucia, infiammata dalla forma eternamente attuale, delle proporzioni classiche, che entusiasmano tutti e non invecchiano mai (Alberti 1951: 255).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019interpretazione di un\u2019iscrizione del Museo Lucerino nota come i periodi bui ci siano sempre stati in tutte le epoche e che quella contemporanea sia molto pi\u00f9 caotica e movimentata rispetto all\u2019antichit\u00e0 (Alberti 1951: 255).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo nostro cammino con Kazimiera Alberti, facciamo una sosta presso Castel Fiorentino, luogo dietro cui si cela una leggenda riguardante una meteora, che secondo una profezia, termin\u00f2 il suo viaggio su dei fiori. Come gi\u00e0 l\u2019autrice anticipava all\u2019epoca, sulla base delle idee del tanto acclamato Federico II, prevedeva che ci potesse essere un <em>universalismo poetico europeo <\/em>(Alberti 1951: 256).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 179<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mette in risalto il genio dello \u00abstupor mundi\u00bb, colui che propose l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Europa, quell\u2019uomo che non \u00e8 solo un semplice imperatore: \u00abMa vi fu anche un Federico \u2013 filosofo ed un Federico \u2013 poeta\u00bb (Alberti 1951: 256). Castel Fiorentino \u00e8 il luogo in cui l\u2019imperatore si \u00e8 spento nel 1250. La profezia di Michele Scotto si \u00e8 realizzata: \u00abMorirai presso una cortina di ferro, nel luogo che ha il fiore nel suo nome\u00bb (Alberti 1951: 258).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una domanda sull\u2019Europa ci porta a riflettere sul destino di quest\u2019ultima e non solo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse che l\u2019Europa dovr\u0155 divenire tra secoli un pugno di rovine, come Castel Fiorentino? Od invece questo nome coroner\u0155 l\u2019idea di Federico non imperatore, ma filosofo e poeta? L\u2019Europa unificata? O \u00abCastel Fiorentino\u00bb? (Alberti 1951: 259).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo giunti al capolinea e concludiamo la nostra avventura in Puglia insieme alla nostra \u00abcicerone\u00bb con un <em>Brindisi di addio<\/em>, fatto non con del buon vino pugliese, esaltato nelle pagine precedenti, ma con un cincin con l\u2019acqua dell\u2019Acquedotto Pugliese. Qui l\u2019Alberti si concentra, su quest\u2019ultimo, poich\u00e9 si tratta di un\u2019infrastruttura che ha dato realmente una svolta a questa regione. Di qui inizia una riflessione, sull\u2019acqua che non sempre viene apprezzata e confeziona quasi una campagna pubblicitaria contro il suo spreco. La costruzione dell\u2019Acquedotto ha coinvolto tante persone e l\u2019autrice decide di seguire il percorso che ha portato alla sua realizzazione. Questo \u00e8 il segreto pi\u00f9 profondo della Puglia, cos\u00ec presentato dall\u2019autrice:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco l\u2019ultimo \u00abSegreto di Puglia\u00bb. Forse il pi\u00f9 interessante, certo uno dei pi\u00f9 emozionanti e vitali. Il segreto della rinascita, il segreto della vita, il segreto dell\u2019avvenire, il segreto del lavoro costruttivo umano\u2026 (Alberti 1951: 273).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo caso, il lavoro dell\u2019uomo ha offerto un elemento davvero importante, dimostrando che egli non \u00e8 solo in grado di distruggere. \u00c8 un inchino di fronte all\u2019intelligenza dell\u2019uomo in grado di tale maestria. Un elogio al lavoro, alla sorveglianza e a tutto quello che serve per poter far funzionare l\u2019acquedotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo invito che ci fa \u00e8 quello del nostro brindisi per congedarci:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio offrirti acqua dell\u2019acquedotto pugliese. Con essa berremo il brindisi di addio. Prendi nelle mani questo bicchiere di \u00abvilissima rerum\u00bb, qui, all\u2019ombra, presso questa fontana. [\u2026] Bevi con me questo bicchiere d\u2019acqua, alla gloria del cervello e della tenacia, del sacrificio e dell\u2019energia umana! Io riempir\u00f2 ancora di essa la bottiglia che mi rinfrescher\u00e0 durante il viaggio. [\u2026] ogni ricchezza che ho visto su questo mondo aveva sempre, nascosto nel suo intimo, bacilli e gocce di veleno, [\u2026] almeno oggi sono sicura che questa mia, modesta odierna, \u00e8 pura (Alberti 1951: 274\u2013275).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 180-181<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec termina il nostro viaggio, con una speranza, con un brindisi fatto con la pura acqua proveniente dall\u2019Acquedotto Pugliese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kazimiera Alberti \u00e8 un\u2019autrice polacca che ha vissuto in Italia e si svela attraverso le sue opere. Una donna che ha reagito alla bufera bellica, attraverso la ricerca della bellezza dei paesaggi, monumenti, cultura e folklore che l\u2019Italia e pi\u00f9 nello specifico il Sud Italia \u00e8 in grado di offrire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esule polacca non si concentra sulle questioni sociali e politiche, d\u2019altra parte descrive tutta la sua ammirazione per questa terra baciata dal sole, in grado di contenere tanti segreti. Segreti che la scrittrice decide di condividere solo in parte con il lettore, invitandolo a visitare questa splendida terra. Una regione che secondo l\u2019autrice \u00e8 stata capace di progredire e di svilupparsi. Difende a spada tratta questo territorio dagli scettici e dagli ignoranti, considerandolo all\u2019altezza di altre regioni, come per esempio la Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tema centrale \u00e8 la rivendicazione della bellezza, che ritroviamo come filo conduttore nella maggior parte dell\u2019opera. A prevalere tra le pagine non sono tanto i paesaggi, quanto i monumenti. L\u2019autrice si sofferma su dettagli che possono risultare apparentemente superflui, come l\u2019asinello o la vita che si svolge per le strade, tuttavia sono proprio questi particolari a mostrare la realt\u00e0 meridionale e il suo folklore. Senza mai dimenticare il genio dell\u2019uomo e la sua capacit\u00e0 nel costruire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paragoni a livello culturale, paesaggistico e geografico, che l\u2019Alberti fa nelle sue opere, ci fanno comprendere che si tratta di una donna che ha viaggiato molto, che ha una profonda conoscenza del mondo, dando quindi una maggiore credibilit\u00e0 alle sue affermazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ricordo della guerra \u00e8 ancora vivo nella sua memoria, infatti il <em>travelogue <\/em>\u00e8 ricco di passaggi in cui i ricordi della bufera bellica vengono fuori, per una grotta che ricorda il bunker in cui ci si rifugiava quando le sirene iniziavano a suonare; un pregiudizio dei Francesi nei confronti degli Italiani la porta a pensare che le discriminazioni possano comportare, come nel caso della seconda guerra mondiale, uno sterminio di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 all\u2019epoca si rendeva conto che era necessaria un\u2019Europa unita proprio come si evince dal pensiero di Federico II. \u00c8 una viaggiatrice consapevole e curiosa, e attraverso un linguaggio semplice e diretto ci regala delle descrizioni ricche di metafore, che rendono scorrevole la lettura del volume. Nonostante quello che le \u00e8 successo continua a nutrire delle speranze nella sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultima parte del testo presenta delle novit\u00e0, introducendo il miracolo dell\u2019acqua: l\u2019Acquedotto Pugliese, il pi\u00f9 grande segreto della Puglia appunto. Grazie all\u2019acquedotto la scrittrice dimostra il dualismo dell\u2019uomo (tema ricorrente nel libro) che non \u00e8 solo in grado di distruggere tutto quello che lo circonda, ma \u00e8 anche capace di costruire qualcosa di utile.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 181-182<\/strong><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reportage di viaggio si conclude con un congedo da questa terra che \u00e8 stata in grado di risollevare il suo animo, pur trattandosi di un addio solo letterario, dato che la scrittrice vivr\u00e0 e poi si spegner\u00e0 a Bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kazimiera Alberti testimonia l\u2019effetto che questa terra ha avuto sulle sue opere e sul suo animo. Attraverso i suoi occhi giunge a noi una descrizione senza pregiudizi, che al contrario di altre tende a smontare i luoghi comuni del Sud Italia.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Alberti Kazimiera (1951): <em>Segreti di Puglia<\/em>. Traduzione di A. Cocola. Napoli.<\/li>\n<li>Alberti Kazimiera (2007): <em>L\u2019anima della Calabria<\/em>. Traduzione di A. Cocola. Soveria Mannelli.<\/li>\n<li>Astremo Rossano (2012): <em>101 misteri della Puglia che non saranno mai risolti. <\/em>Roma (e-book).<\/li>\n<li>Astremo Rossano (2015): <em>Il trullo siamese e una storia di quotidiana gelosia<\/em>. In: Idem: <em>101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato<\/em>. Roma.<\/li>\n<li>Cardini Franco (2016): <em>Castel del Monte<\/em>. Bologna.<\/li>\n<li>Giuliani Francesco (2009): <em>\u201cViaggi novecenteschi in terra di Puglia\u201d. Nicola Serena di Lapigio \u2013 Kazimiera Alberti \u2013 Cesare Brandi. <\/em>Foggia.<\/li>\n<li>Janas Janina (2007): <em>Szkice o literaturze i j<\/em><em>\u0119<\/em><em>zyku polskim. <\/em>Fasano.<\/li>\n<li>Lattanzi Antonella, Lattanzi Natalino (2015): <em>Guida insolita ai misteri, ai segreti, Alle leggende e alle curiosit<\/em><em>\u00e0<\/em><em> della Puglia. <\/em>Roma (e-book).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>s. 182<\/strong><\/p>\n<p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ambito letterario dei reportage di viaggio il nome di Kazimiera Alberti<br \/>\n\u00e8 quasi del tutto sconosciuto al pubblico polacco cos\u00ec come a quello italiano. Il<br \/>\npoco successo delle opere dell\u2019autrice non lo si pu\u00f2 attribuire al contenuto degli<br \/>\nscritti, ma piuttosto a una poca distribuzione di questi ultimi in entrambi i panorami<br \/>\neditoriali. Accostandomi alla letteratura dell\u2019Alberti e alla sua raccolta di travelogue,<br \/>\nsono stata particolarmente attratta da un volume, quello dedicato alla mia regione<br \/>\ndi origine: la Puglia.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[99,530,413,759],"tags":[775,476,769,777,687],"class_list":["post-1514","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-alberti-sconosciuta","category-articoli-e-dissertazioni","category-nr-1-1-2019-it","category-rosalba-satalino","tag-italia","tag-kazimiera-alberti-it","tag-puglia","tag-reportage-di-viaggio","tag-segreti-di-puglia","clearfix"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1514"}],"version-history":[{"count":22,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1514\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3243,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1514\/revisions\/3243"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fabrica.us.edu.pl\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}